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Savyon Liebrecht

Donne da un catalogo

Savyon Liebrecht

Donne da un catalogo

gennaio 2002, pp. 256
ISBN: 9788876414947
Traduzione: Alessandra Shomroni
Area geografica: Letteratura israeliana
Collana: Dal Mondo
€ 14,00
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Il libro

Donne da un catalogo di Savyon Liebrecht consiste in una raccolta di tre racconti legati da un comune filo conduttore: una donna straniera entra nella vita di una famiglia israeliana turbandone l'equilibrio e, in un caso, sconvolgendola fino al tragico epilogo. Dopo lo scoppio dell'Intifada, alla fine degli anni ottanta, gli israeliani, hanno preferito rinunciare alla forza lavoro palestinese trovandosi così nella necessità di sostituirla. Il numero dei lavoratori stranieri provenienti dai paesi dell'est europeo e asiatico è andato quindi aumentando per far fronte alla richiesta di manodopera, per attività che gli israeliani non sono ormai più disposti a svolgere. Per l'assistenza agli anziani sono apprezzati in particolar modo i filippini, i lavori edili sono di quasi esclusivo predominio di rumeni o, in ogni caso, di europei dell'est, nella manovalanza agricola si distinguono i thailandesi. In pochi anni sono sorte numerose agenzie specializzate nel reclutamento di manodopera straniera e nell'espletamento delle pratiche burocratiche necessarie per ottenere i visti e i permessi di sogiorno. In questo modo si è venuto a creare un vero e proprio traffico umano di "schiavi del Terzo Milllennio" mirato a soddisfare le esigenze dell'economia e della ricca borghesia israeliana che ha definitivamente abbandonato l'ideologia socialista dei suoi albori, adottando il modello capitalista e "americanizzandosi" quasi completamente. Nel suo ultimo libro Savyon Liebrecht prende spunto da questa realtà per penetrare l'intimità delle protagoniste dei racconti, mettendone a nudo i sentimenti, scavardone le pieghe dell'animo e analizzandone il rapporto con i familiari. Nel primo racconto, L'uomo di Brigitta, una giovane filippina assunta da Talma, avvocatessa divorziata, turba l'equilibrio del già precario rapporto fra i genitori di quest'ultima. L'amatissimo padre, momentaneamente costretto su una sedia a rotelle, si invaghisce in maniera infantile e patetica della ragazza straniera incaricata di occuparsi di lui, rivelandosi alla figlia sotto una luce che lei avrebbe preferito non conoscere. Talma, messa di fronte a questa nuova realtà, si vede costretta a riconsiderare il rapporto tra i genitori, rimasto fino a quel momento inquadrato nel rigido schema da lei creato quando era bambina, di una madre severa e di un padre affettuoso e protettivo. Con lo sguardo disincantato dell'adulto che vede frantumarsi le illusioni dell'infanzia, cercherà di aiutare i genitori, ormai anziani, fragili e incapaci di nascondere le proprie debolezze, a ritrovare una parvenza di serenità, necessaria a mantenere unito, per quanto possibile, il loro rapporto. Nel secondo racconto, Il figlio di Diana, una giovane donna irlandese compare all'improvviso nella vita di Dani e Shulamit, una coppia il cui figlio ventenne è stato assassinato da terroristi arabi durante il servizio militare. Diana, della cui esistenza i genitori del ragazzo erano ignari e che è incinta di lui, viene a trascorrere in casa loro l'ultimo mese di gravidanza con l'intenzione di lasciare il bambino dopo la nascita. La sua presenza inattesa porta nel mondo della coppia, che stenta a riprendersi dalla tragedia da cui è stata colpita, turbamento e speranza. Il padre la riceve con gioia mentre la madre, il cui carattere ha subito un mutamento radicale dopo la morte del figlio e che pare aver perso il gusto per la vita, in un primo tempo fatica ad accettarla. Tuttavia Diana e la creatura che porta in grembo rappresentano per Dani, ma soprattutto per Shulamit, la possibilità di riacquistare fiducia nella vita. Nel terzo racconto, Pola, un'anziana donna sopravvissuta all'Olocausto, accoglie in casa sua come domestica Valentina, una ragazza polacca di sedici anni venuta in Israele in cerca di lavoro. La giovane età della ragazza (la stessa di Pola allo scoppio della guerra, quando la sua vita è stata brutalmente spezzata) e il suono della lingua madre fanno riaffiorare in Pola ricordi rimasti sepolti per più di cinquant'anni che ora sgretolano il muro di difesa da lei inconsciamente eretto per proteggersi dalla tragedia vissuta. Le memorie dell'infanzia, risvegliatesi insieme a quelle degli orrori della guerra, avvicinano in modo paradossale Pola a Valentina, legandola a lei in un rapporto altalenante di odio e d'amore, di fiducia e di sospetto, fino ad alterare l'equilibrio emotivo dell'anziana donna e ad indurla ad un gesto dissennato. Come scrive Shiri Arzi in un articolo pubblicato dal supplemento letterario del giornale HaYir Talma, Shulamit e Pola sono donne tratte dal catalogo della vita d'Israele: ognuna di loro ne rappresenta un aspetto e una differente realtà. Per Shimon Adef del quotidiano Ma'ariv, la straniera rappresenta la miccia che innesca un processo di autocoscienza, di introspezione delle protagoniste israeliane che provocherà in loro un cambiamento. La straniera, per contro, rimane personaggio ermetico e distante, il suo compito è quello di illuminare l'alienazione nella vita delle protagoniste, i dolori che gli anni hanno fatto dimenticare e nascosto ai loro occhi. Entrambi i critici concordano nel ritenere il libro della Liebrecht un'opera di forte impatto emotivo in cui i rapporti tra genitori e figli, tra illusioni e cruda realtà, vengono trattati con grande sensibilità e partecipazione.

L'autrice

Savyon Liebrecht
Savyon Liebrecht è nata in Germania nel 1948. Vive a Tel Aviv, dove si è trasferita con la famiglia dall'infanzia. Le sue raccolte di racconti sono tutti best-sellers in patria e acclamati dalla critica internazionale. Un suo racconto è già apparso in italiano nella raccolta Rose di Israele (Edizioni e/o, 1994). Nel 1998 le Edizioni e/o hanno pubblicato il suo primo romanzo Prove d'amore, nel 2001 la raccolta di racconti Mele dal deserto, e nel 2002 Donne da un catalogo. Savyon Liebrecht è la vera rivelazione della letteratura israeliana di questi anni e rappresenta per la narrativa femminile quello che Yehoshua è per quella maschile.

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