Nel corso di una rapina, un malvivente prende in ostaggio una donna e il figlio di otto anni e li uccide. L’uomo, Raffaello Beggiato, viene condannato all’ergastolo, mentre il suo complice riesce a fuggire. Il marito della donna assassinata e padre del bambino, Stefano Contin, non si dà pace. Per quindici anni vive con l’ossessione di quella che lui chiama “l’oscura immensità della morte”. Cambia vita, lascia il lavoro di successo che aveva prima della tragedia e diventa ciabattino in un supermercato, non frequenta più nessuno e va a vivere in uno squallido appartamento di periferia, dove trascorre il tempo a guardare quiz in TV o le foto dei cadaveri dei suoi cari. Un giorno Beggiato, colpito da un tumore inguaribile, chiede la grazia e quindi necessariamente il perdono di Stefano. Ma quest’ultimo ha in mente solo la vendetta e architetta un piano machiavellico per portarla a esecuzione. Dove risiede veramente il male? Nel gesto irresponsabile di un omicida facilmente pronto a dimenticare la sua colpa o nell’ossessione di una vendetta capace di rivelare i lati più torbidi delle vittime? Dei due uomini protagonisti di questo romanzo, il colpevole e l’offeso, qual è il peggiore? Ed è più terribile la pena scontata a vita in carcere, con i rimorsi, la solitudine e le continue umiliazioni, oppure il castigo toccato alle vittime delle azioni criminali, la disperazione per aver perso i propri cari, che neppure la punizione dei responsabili può alleviare? Massimo Carlotto affronta queste questioni fondamentali della natura umana con lo stile asciutto e devastante che ne ha fatto un esempio unico nel panorama letterario italiano. Il ritmo dell’azione è serrato e travolgente, i dialoghi sono crudi e le riflessioni scarne ma essenziali. Non c’è traccia di verbosità, di fariseismo, di sentimentalismo, ma neppure di violenza gratuita o di desiderio di scandalizzare. C’è una visione del mondo che può sembrare spietata, ma che è semplicemente onesta, e c’è un’arte vera, rara, fatta di coraggio, immaginazione, ritmo e potenza espressiva.
NOTA SULL'AUTORE
Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto, oltre ad Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), i romanzi: La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah e nel 2009 Perdas de Fogu insieme al gruppo di scrittori riunito sotto la sigla Mama Sabot. I suoi libri sono pubblicati in vari paesi. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.
Dall’idea all’oggetto: come nasce un libro? Chi legge i manoscritti? Che caratteristiche deve avere un testo per essere pubblicato? Chi è l’editor? Come si progetta una copertina? Come si tengono i rapporti con la stampa? Come funziona la “bottega” della casa editrice?