20 gennaio 2010
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di Daniele Scaglione
 
 
Novelle da un minuto
Istvan Orkeny
Collana: Tascabili
Area geografica: Letteratura ungherese
ISBN: 88-7641-110-0
Pagine: 159
Data di pubblicazione: 1991
 
Euro 6,20
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IL LIBRO
Le "Novelle da un minuto" dello scrittore ungherese Istvan Örkény sono racconti brevi, da leggersi, come indica il titolo della raccolta, nello spazio di qualche minuto, lievi e capricciosi come a prima vista appaiono, pervasi da una sottile vena di surrealismo e da un umorismo irresistibile che gioca sui registri più diversi. Escluso, beninteso, il registro dell'ingenuità, della semplice risata a cuor leggero.
I protagonisti di queste storie, osserva il curatore, "non sono astratti simboli di deiezione dell'uomo moderno, ma sono - per dirla con una seriosità che certo spiacerebbe al loro autore - la personificazione del destino storico degli ungheresi". Un destino che nelle "Novelle da un minuto" viene elaborato mediante fantasticherie patetiche e grandiose, come quelle a proposito di una "Repubblica Ungherese Danubiana le cui coste saranno lambite da quattro o cinque mari", abitata da un popolo di poeti che nei loro momenti migliori sono convinti di poter camminare sull'acqua, e di primi attori morti per infarto che cinque minuti prima dell'inizio dello spettacolo serale si rialzano in piedi pur di tornare a calcare le scene. Gli ungheresi di Örkény sono i tipici figli di una piccola nazione maltrattata dalla storia, che cercano di riabilitarsi come meglio possono sul piano della fantasia: un popolo di sognatori e di illusi tra i quali, come nella novella "Alzati e cammina", un bel giorno potrebbe anche rinascere il messia in persona.
Ma in fondo i veri protagonisti di queste storie non sono tanto gli ungheresi con i loro tic e le loro fissazioni, quanto in senso più ampio - con tutti i loro tic e le loro fissazioni - le persone qualsiasi, la gente a cui non è mai toccato un ruolo di primo attore, ma al massimo di comprimario o di comparsa. Gli eroi preferiti da Örkény sono coloro che esercitano la difficile arte della sopravvivenza lontano dalle luci della ribalta: i nipotini del buon soldato Svejk. Qui l'autore mette insieme una straordinaria galleria di personaggi i quali, pur inseriti entro i limiti di una realtà locale e circoscritta, la trascendono agevolmente per riproporsi come altrettante immagini paradigmatiche di una condizione umana intollerabile e tuttavia sopportata con un singolare miscuglio di rassegnazione e amor proprio. Valga per tutti l'esempio dell'anziano e modesto custode del Museo nazionale ungherese che in "Pantheon magiaro" improvvisa, ad uso di una scolaresca venuta in visita mentre il museo è chiuso per restauri, una solenne mostra commemorativa esponendo nelle bacheche le proprie reliquie famigliari, per illustrare quindi in tono professionale quella che si risolve in un'apoteosi del silenzioso eroismo e delle inevitabili frustrazioni dell'uomo e delle inevitabili frustrazioni dell'uomo qualunque. E spesso, pur facendoci ridere amaro, Örkény riesce a suscitare un irresistibile effetto d'ilarità che nasce dall'essere confrontati, sulla falsariga di situazioni paradossali (ma non tanto inverosimili) con incidenti che potrebbero capitare a ciascuno di noi. Come nel caso di quel signore che si diverte ad ascoltare, attraverso le pareti di casa sua, quelle che scambia per le ultime battute di un truculento sceneggiato televisivo, mentre in realtà nell'appartamento accanto si sta svolgendo una lite furibonda che terminerà in un assassinio.
La comicità di queste storie, insomma, è assai poco rassicurante, non ha nulla di evasivo né di consolatorio. La loro tecnica - l'estrema concisione, le massime fulminanti, la tendenza dei racconti a trasformarsi in parabole - non sembra imparentarle semmai con un altro genere illustre legato al comico, che discende anch'esso dall'Europa centrorientale: quella dei motti di spirito, degli aneddoti e delle barzellette tramandati dalla cultura ebraica.

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