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Tea Ranno scrive alla Gelmini, 28 ottobre 2008 18:36

Ho voluto dare spazio su questo blog alla scrittrice Tea Ranno e alla lettera che ha scritto al Ministro della Pubblica Istruzione. Eccola:

"Gentile Ministro,
parole come: centralità della scuola quale sede privilegiata di formazione integrale della persona, di crescita umana, civile e culturale delle giovani generazioni e fondamentale fattore di sviluppo della società nel suo complesso(*), costituiscono l’ottima premessa per un discorso sulla scuola che miri a esaltarne strutture e competenze al fine di conseguire risultati ancora migliori di quelli attuali. Esse, però, ci sembrano profondamente in contrasto con lo spirito della “riforma” a Sua firma che, obbedisce anche - come Lei stessa per inciso afferma - a un’esigenza di riordino e risparmio. Un risparmio di 7.800 miliardi di euro che andrà a sforbiciare sul numero degli insegnanti (87.400 entro il 2012) e del personale ATA (44.500 lavoratori in meno), le ore d’insegnamento, la qualità dei servizi offerti, le modalità di apprendimento: in poche parole su quella centralità della scuola che Lei pone a premessa del Suo piano programmatico.

Cos’è che, a nostro parere, impedisce alla Sua riforma di raggiungere i “risultati qualitativi maggiori e di più alto profitto” che si propone?

- Intanto l’introduzione del maestro unico (o maestro “prevalente” di non ben chiaro significato) sulla base della considerazione che “dai sei ai dieci anni si avverte il bisogno di una figura unica di riferimento”. Non è vero. Già all’interno della famiglia operano due forti figure di riferimento che collaborano, discutono, propongono modelli di democrazia, a scanso del Pensiero Unico che non tollera il dissenso e il confronto. La pluralità d’insegnanti non omaggia una pedagogia del doppio o triplo punto di vista - come da qualcuno affermato - facendo crescere nei bambini “il dubbio”, ma garantisce la pluralità di vedute, l’acquisizione di capacità critica, la possibilità di contare su competenze specifiche e non su tuttologi “attrezzati” a un insegnamento necessariamente superficiale; una maggiore attenzione alle esigenze dei bambini, ai loro problemi d’apprendimento e di integrazione;

 - la soppressione del modulo organizzativo e del tempo pieno, che comporta la drastica riduzione della quantità di tempo necessaria per permettere la formazione integrale della persona attraverso lo svolgimento di attività didattiche di approfondimento e di giochi collaterali che incentivino la creatività, le capacità logiche, quel mettere in scena situazioni che rafforzino il carattere e la fantasia facendo emergere il leader, il creativo, l’affabulatore, il futuro dirigente d’impresa (non necessariamente figlio di papà); in realtà, dal decreto 137 non emerge la possibilità di scelta tra le 24, 27, 30 o 40 ore settimanali: il tempo prolungato, al quale nel piano programmatico si accenna, non è altro che il doposcuola di quarant’anni fa;

 - la eliminazione delle ore di compresenza, intese come inutile sovrapposizione di insegnanti al fine di incrementare la fannullaggine nazionale: durante le ore di compresenza si permette alla classe di svolgere più attività contemporaneamente; di aiutare i bambini che hanno più carenze - stranieri e non; di svolgere lavori di gruppo;

 - riduzione del tempo che significa anche impoverimento dell’offerta formativa, con conseguente eliminazione di uscite didattiche, manifestazioni sportive, spettacoli teatrali, cinema, progetti interdisciplinari;

 - la riduzione del tempo nella scuola d’infanzia (solo nella fascia antimeridiana con l’impiego di una sola unità di personale docente per sezione) che determina una mortificazione del ventaglio di proposte che la pluralità di insegnanti garantisce ai bambini più piccoli sia sul piano dell’affettività, dei modelli di riferimento, della didattica.

Perché dunque incidere su una scuola primaria che funziona talmente bene da essere collocata - secondo i sondaggi OCSE - ai primissimi posti mondiali?

Se compito della scuola è quello di formare intelligenze e competenze, educare alla convivenza civile nel rispetto delle norme costituzionali, se scuola significa fondare le basi per una educazione allo studio che accompagni l’individuo dalle elementari ai corsi di specializzazione post universitaria, se - soprattutto - scuola significa tendere a una formazione integrale della persona in un’epoca di globalizzazione e di abbattimento delle frontiere, allora, Signora Ministro, Le chiediamo di rivalutare le Sue posizioni e di elaborare una Riforma che tenga conto delle proposte di quanti nella scuola operano e hanno operato: un riassetto che non parta da esigenze di risparmio ma che - piuttosto - reinvesta nella cultura, punti sulla Ricerca, impedisca la fuga all’estero di quelle eccellenze che nel nostro Paese non hanno speranza, rivaluti il merito e dia a tutti le stesse opportunità di formazione perché la scuola pubblica è la scuola di tutti, senza discriminazioni di sesso, razza, lingua, religione, portafoglio.

Tea Ranno (mamma di Laura e Sara)
Insegnanti e genitori del 192° Circolo Didattico – Roma

* Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze

I VOSTRI COMMENTI
Il commento di franca oliveri 23 febbraio 2009
Sono un'insegnante di scuola primaria e condivido pienamente quanto scritto da Tea Ranno alla Gelmini. tutte le mie colleghe concordano nel ritenere la Riforma uno scempio, un'offesa alla nostra professionalità che porterà la morte della scuola!!
Il commento di Emanuela Peppicelli 09 dicembre 2008
La Manifestazione del 30 ottobre scorso,per molti ha rappresentato un momento di “presa di coscienza”, che siamo in tanti a non essere d’accordo con la legge Gelmini (169) e i tagli di Tremonti (133).
Leggi che hanno come unico obiettivo la “destrutturazione della scuola pubblica e la riduzione sia qualitativa che quantitativa dell’offerta formativa” come ha recentemente ribadito il documento conclusivo del CNPI (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione) . I provvedimenti che determinano il ritorno ad una scuola di oltre trent’anni fa e cioè prima dei decreti delegati, con la reintroduzione del maestro unico, l’eliminazione delle compresenze, la generale riduzione di orario scolastico per tutti gli ordini di scuola con la soppressione dell’attuale tempo pieno e tempo prolungato delle medie superiori di primo grado, la riduzione delle risorse a tutto il sistema scolastico pubblico hanno portato in piazza ben oltre un milione di persone per dire il loro NO.
È da quel momento che dobbiamo ripartire!!
A leggi approvate il Movimento cittadino romano”Non Rubateci il Futuro” che riunisce i Coordinamenti Genitori –Insegnanti di Roma e provincia, nato già agli inizi di settembre, si è incontrato diverse volte.
E l’Onda universitaria è diventata sempre più grossa!
La parola d’ordine è “Resistenza”!
Una parola che in qualcuno desta perplessità, a causa del periodo storico di cui richiama la memoria.
Ma è proprio una brutta storia quella lotta che fece nascere la Costituzione?
Per noi la risposta è chiara per altri un po’ meno,la nostra mobilitazione ha come obiettivo la difesa e l’applicazione di alcuni articoli di una Costituzione che ha visto tanta parte del popolo italiano unito.( Art. 3,Art.9, Art.33, Art.34)
Siamo consapevoli che questa lotta non si può delegare, che ci appartiene, perché è del futuro dei nostri figli che stiamo discutendo.
Il movimento registra una prima vittoria!
La mancata chiusura di alcune scuole. Infatti le Regioni esprimendosi contrarie alla Legge Gelmini non hanno presentato il piano di razionalizzazione della rete scolastica rendendo impossibile qualsiasi accorpamento, pertanto anche le preiscrizioni slittano al 28 Febbraio 2009.
Pensiamo che l’informazione e la mobilitazione permanente con un giorno al mese denominato
”No Gelmini Day No Aprea Day” porti ad una radicalizzazione sul territorio e ad un’espansione
dei Coordinamenti che potranno essere la chiave vincente per bloccare i regolamenti attuativi della
legge 169, nonché a contrastare prima che venga approvata il disegno di legge Aprea che prevede la possibilità per ciascuna istituzione scolastica di trasformarsi in Fondazione, cioè con la sostituzione del Consiglio di Circolo o di Istituto con il Consiglio di Amministrazione (CdA).
In una parola …..PRIVATIZZAZIONE …
All’orizzonte rimane il Referendum per chiedere l’abrogazione della legge Gelmini(169).
Con la Manifestazione del 29 Novembre siamo tornati in piazza come Coordinamento Cittadino con lo slogan “Scuola Pubblica in Pubblica Piazza”. In P.zza Bocca della Verità a Roma sono stati organizzati giochi, lezioni all’aperto e visite guidate alla Bocca della Verità……Per ripristinare la verità.
Così anche a Milano, Bologna, Torino, Venezia……Un Evento Nazionale che ha visto uniti genitori ed insegnanti per contrastare le destrutturazione della scuola pubblica .
Ed il prossimo 12 Dicembre saremo ancora una volta in piazza con le manifestazioni indette dalla CGIL e dai sindacati di Base (Cobas).

In difesa di un “Libero Sapere” contro una…. Beata Ignoranza…….
Il commento di Maria Lucia Riccioli 07 novembre 2008
Un caro saluto a Tea Ranno, mamma presente e attenta e scrittrice capace e sensibile oltre che conterranea...
Scrivo da insegnante, insegnante trentacinquenne ma già stanca di questo sistema scolastico. Precarie che l'anno scorso insegnavano, quest'anno lavorano GRATIS - per il punteggio - in istituti privati. Riflettete, genitori: la scuola pubblica è uno degli ultimi baluardi della legalità in questo paese che ha fatto dell'abusivismo, della furberia, dello sfruttamento delle categorie più deboli la propria bandiera... Ricordate: quando non pagate le tasse, vostro figlio sta rubando banco e sedia e lavagna al compagno di classe che magari è figlio di un impiegato statale o di un pensionato o semplicemente appartenente ad una categoria protetta: una persona onesta. Leggi fesso. Poco male: quando la scuola pubblica arriverà veramente a toccare il fondo, i figli di papà manderanno i loro rampolli nelle Università - Fondazioni, a studiare quello che conviene al sistema e ai presidenti dei consigli di amministrazione... I figli di nessuno e gli immigrati avranno quel che resta della scuola pubblica.
Il Ministero della Pubblica Istruzione adesso è Ministero dell'Istruzione e basta. Pensiamoci.
Pensate: quando i presidi recluteranno gli insegnanti per chiamata diretta e non più seguendo una graduatoria, cosa succederà?
La scuola non è solo il luogo dove venire a perorare la causa dei vostri figli che hanno ragione sempre e comunque, a prescindere, direbbe Totò.
E' l'istituzione educativa che collabora con voi per la crescita serena e armoniosa dei vostri figli.
Molti genitori non conoscono bene neanche i motivi per cui i loro figli in questi giorni hanno manifestato. Scarsa coscienza civica, atavico disinteresse e fatalismo? Non tutti i genitori sono presenti e attenti come Tea. Magari!
Si spacciano per conquiste pedagogiche falsi ritorni al passato - era veramente migliore? - , quando la vox occulta della Gelmini, una donna un paravento, non è altri che Tremonti mannaia-munito... Tagli.
I famosi aiuti alle imprese fallite per il comportamento spesso sciagurato di manager comunque premiati e pluimiliardari verranno pagati dai nosri figli. E dagli ammalati, vista la chiusura di tanti presidi ospedalieri - guardie mediche, piccoli ospedali...
L'Italia siamo noi. Lottiamo, protestiamo, agiamo per renderla migliore.
Purtroppo questa generazione è stata tradita da quella precedente, arrivista, sprecona, arrogante, ignorante e fiera di esserlo.
Che i nostri figli siano migliori di noi.
Scusate lo sfogo ben poco sereno, ma la misura è colma e la bocca parla per la pienezza del cuore.
Mariastella Gelmini - arrampicatrice, furbetta del quartierino, falsa moralista, look castigato a nascondere un vuoto pneumatico, mediocre portata in alto perché suoni la grancassa di chi l'ha miracolata - è la quintessenza di questo nostro paese che non ama i bambini e i giovani, di una gerontocrazia senza futuro a cui non importa se gli altri potranno viverlo e come, di un razzismo strisciante che vede nel diverso e nel lontano delle minacce e non delle meravigliose opportunità.
Fa male vedere una donna, una trentacinquenne come me, parlare come un brontosauro fascista.
Andiamo al tecnico: la società di oggi è troppo "avanti" per tornare al maestro unico, pioniere dellalfabetizzazione in un'Italietta da costruire. Per decodificare il mondo complesso e globalizzato di oggi, per trovare risposte complesse alle domande complesse e pluridisciplinari che pone il mondo, la presenza di figure preparate, specializzate, è senz'altro utilissima. I presunti traumi subiti dl bimbo di tre anni che passerebbe a sei anni dal nido protetto della materna alle elementari, al mostro a tre teste del modulo, è perfettamente senza fondamento. Io ho insegnato per sei anni alle elementari come specialista d'inglese e posso dire che un buon modulo è efficiente e stimolante per i bambini. Pensiamo anche alle attività di laboratorio o a quelle extracurriculari come le recite e i musical, resi possibili da un team che mette in circolo idee ed energie, competenze e passioni. Fatica.
Dietro ai saggi di fine anno ci sono fatica e sudore, lacrime e sangue. Non scherzo.
Mariastella Gelmini non ha mai aperto la porta di una classe. Se il rapporto alunni/insegnanti verrà alterato, ha idea di cosa vorrà dire lavorare con 30, 35, 38 scolari? Io ho tre classi di Liceo, ognuna composta da 26 alunni. Ventisei. Con tre scritti a quadrimestre - Latino, Italiano. E i test di Beni Culturali e Storia... - , tre interrogazioni e un programma vastissimo da svolgere. Studio. Ripasso e reimposto quello che già so. Preparo schemi, schede, verifiche. Correggo i lavori dei ragazzi: relazioni, lettere, interviste, descrizioni, riassunti.
Brunetta sostiene - l'ha fatto pubblicamente - che noi insegnanti siamo lavoratori part-time peraltro ben pagati.
L'Europa è avanti a noi anni luce, con l'apprendimento per competenze. Come rendere gli alunni COMPETENTI senza mettere noi insegnanti nelle condizioni di aiutarli a divenire tali? Laboratori obsoleti, computer e altri sussidi tecnologici non bastevoli per tutti i ragazzi... Chi approva la Gelmini taglia le gambe al futuro dei propri figli. Ignoranti in grembiulino.
Il commento di Susanna 06 novembre 2008
Gentile Presidente,
A mio avviso tale riforma è ben lungi dall'affrontare le -tante- difficoltà in cui la scuola italiana si trova. Di fatto annulla invece le tante conquiste ottenute in anni di faticosi confronti democratici. Anzi essa complica inspiegabilmente -in un momento di grande congiuntura economica- la vita di molti cittadini, togliendo a quelli futuri quella qualità dell'istruzione cui hanno diritto. Sembra inoltre inapplicabile in una realtà moderna: riportandoci indietro e non aprendosi al nuovo, non raccogliendo le nuove sfide che aspettano le nuove generazioni -dovute anche a relazioni umane più complesse del passato e a nuove materie- rischia invece di trasformarci nel fanalino di coda dell'Europa.

Paradossalmente è proprio la scuola elementare, uno dei nostri fiori all'occhiello, ad essere investita per prima da tale miope visione, mossa da motivazioni oscure e oscurantiste (dispiace dirlo ma non si vede altro dietro). La gioventù italiana continua ad essere sempre di più un problema anziché una risorsa, e questo lo pagherà la società tutta se non si cambia rotta negli interventi di basso profilo che si susseguono uno dopo l'altro.

L'organismo scolastico è molto articolato, esso viene tirato in continuazione in ballo ad ogni cambio di governo, ma la sua complessità non sopporta tali continui interventi, soprattutto se alla base di essi vi sono logiche di gestione mutuate dal mondo aziendale, che si vogliono far passare come la vera novità, e pertanto prive di quella lungimiranza necessaria, di quella spinta o di quella consapevolezza all’interno di un afflato motivazionale, secondo me, assolutamente indispensabile. Di quella percezione insomma che di fronte abbiamo uomini e donne, giovani, e non prodotti, e che come uomini e donne di fronte a loro ci poniamo. Un mestiere per niente facile, per il quale ci aggiorniamo con cifre ridicole. Non mi sento di esagerare nel dirLe che si lavora in condizioni e per cifre oramai veramente ridicole per uno Stato moderno laico ed europeo: è la realtà quotidiana.
La professionalità ed il ruolo dell'insegnante, nella nostra bella Italia, anziché essere riconosciuti e facilitati nel loro espletarsi, vengono misconosciuti ed avviliti da chi per primo, visto che ne presiede il Ministero, dovrebbe prima di tutto conoscerli, e poi tutelarli, valorizzarli e proteggerli.

Il mio appello che voleva essere di poche righe si è via via ingrossato e me ne scuso, ma la preoccupazione di insegnante, di genitrice e di cittadina di questo Stato è sincera, e i danni conseguenti dal mancato scuotimento di fronte a quello che ritengo un vero pericolo potrebbero essere fatali per il futuro e le speranze di questo paese. Nel concludere, visto che altro la legge non prevede, Le chiedo di porre come può un argine ad interventi a dir poco superficiali, che liquidano sprezzantemente la pedagogia, le competenze, l'esperienza e così via fino al necessario confronto democratico.
Fidando nella sua capacità di cogliere la gravità del momento, e della necessità di difendere una delle funzioni chiave della nostra società, Le porgo i miei più cordiali saluti

Susanna Tocco
Il commento di Lina Marino 05 novembre 2008
Parlo da insegnante,non più giovane e già in pensione.Durante i miei trentasei anni di insegnamento,ho lavorato come maestra unica ed ho,poi,operato nei moduli,in collaborazione con colleghi affiatati,preparati e disponibili.Spesso oltre alle ore di programmazione settimanale previste,ci riunivamo a casa per confrontarci,verificare,valutare,cercare di offrire il meglio ai nostri alunni,chiederci il perchè delle difficoltà che riscontravamo.E i risultati si sono visti.Molti dei nostri alunni si sono affermati nella vita raggiungendo traguardi importanti e contribuendo,con le loro capacità e conoscenze,a rendere migliore la società in cui viviamo.Mi chiedo ora:"Perchè si vuole distruggere quanto di buono offre la scuola primaria?"E'superato il tempo dell'insegnante tuttologo,ognuno deve essere specialista,per offrire stimoli e competenze,far acquisire metodo e formare alunni capaci di organizzare il proprio lavoro e camminare con le proprie gambe,in relazione alle capacità individuali.
Il commento di Rossella Fabbri 05 novembre 2008
Nei quasi trent’anni passati nella scuola pubblica come insegnante, (venti dei quali come precaria) ho accumulato tanta fatica, tante frustrazioni ma anche tante piccole grandi conquiste. In questi decenni hanno sfilato davanti a me generazioni di bambini che si affacciavano all’adolescenza. Ho incontrato di tutto. La violenza e l’abbandono dei bambini delle borgate dimenticate, la dorata solitudine dei bambini dei quartieri ricchi.
Qualcosa unisce molti di questi ragazzi, un filo comune lega le loro vite, apparentemente così lontane: il disinteresse, la totale mancanza di attenzione. nessuno che li ascolti. Ho visto tanti bambini chiedere aiuto, a modo loro, nel silenzio di uno sguardo fuggiasco, nella disperazione di gesti ribelli, nella rassegnazione di una totale apatia.
Col tempo, crescendo anch’io con loro, ho imparato a cogliere queste richieste di aiuto e finalmente a tendere loro una mano. Per tutta la vita conserverò il ricordo di quei ragazzi che, anche grazie alla mia mania per la condivisione, sono riusciti a rialzare la testa ed a conquistarsi il diritto ad un sorriso.
Quasi senza accorgermene così, sono arrivata a compiere una sorta di lungo apprendistato di amore, nel quale i miei ragazzi mi hanno insegnato a diventare una persona diversa e, spero, migliore. Ed è grazie a questo lungo apprendistato che oggi i miei alunni possono trovare ogni giorno in classe una persona, prima che un’insegnante.
Tutto questo è ciò che la scuola ha rappresentato e rappresenta per me, al di là della semplice trasmissione del sapere.
E anche se ritengo sia importante ribadire il mio no forte e deciso nei confronti delle azioni che l’attuale governo sta portando avanti ai danni della scuola pubblica e del futuro dei nostri figli, vorrei soprattutto appellarmi ai miei alunni di un tempo, adulti di oggi, perché si impegnino a garantire ai piccoli, che iniziano adesso il loro percorso scolastico, quello che loro hanno potuto avere, una scuola pubblica, una scuola aperta, una scuola di tutti.
Il commento di Anna 05 novembre 2008
Sono una giovane mamma di tre bambini vivaci,aperti ed intelligenti,desiderosi di conoscere ed apprendere e vorrei per i miei figli le giuste opportunità.Ricordo ancora i miei anni trascorsi tra i banchi di scuola,la maestra sostituiva la figura materna,insegnava con amore e dedizione,ma non poteva offrirci ciò che oggi richiedono i nostri figli,sollecitati da diversi stimoli.Alla sete di sapere si aggiunge il bisogno di confronto e,solo una scuola con più presenze specialistiche,può soddisfare le loro esigenze e arricchirli culturalmente.Tornare all'insegnante unico significa spezzare loro le ali.
Il commento di Mario 04 novembre 2008
GRAZIE per aver descritto dettagliatamente l'evoluzione di una situazione così grave a livello sociale, come quella che riguarda il settore Scuola. Suggerirei di smettere di parlare di RIFORMA/E ma di dire effettivamente le cose come stanno: si tratta di manovre atte a recuperare più soldi possibili per far fronte agli enormi buchi creati dai grandi crack finanziari che pesano sull'economia italiana e che fanno, da sempre, pagare a noi cittadini e di gettare solide basi alla privatizzazione del Paese. Tutti dovremmo adoperarci per impedire a questi pseudo-governanti di far prevalere i loro interessi economici in tutti i campi del mondo del lavoro portandoci verso il degrado sociale colpendo duramente il sistema scolastico che altro non è che la base della struttura della società. Tutto questo ci proietta verso una profonda spaccatura sociale dove migliaia di famiglie verranno "inghiottite" al di sotto della soglia di povertà, mentre solo i "benestanti" potranno permettersi di far studiare bene i propri figli. Il messaggio da divulgare dovrebbe essere quello di boicottare con ogni mezzo l'espansione di questo fenomeno che in America (e nel mondo occidentale) sta già facendo vedere i propri frutti. Come si può non essere sensibili a tutto questo?
Il commento di Angelica 04 novembre 2008
Il fatto che mi colpisce in tutta questa faccenda è il profondo senso di autolesionismo dei nostri governanti. Una società che taglia i fondi alla scuola e alla cultura è una società che non punta sulla sua parte più forte: i giovani. Quei bambini che oggi vanno alle scuole elementari ma che un giorno andranno all'università, quei cervelli che non troveranno spazio e non troveranno la maniera di esprimersi all'interno delle nostre scuole "tagliate". Mi chiedo come si possa essere così miopi, così attaccati ai privilegi di pochi invece di aiutare tutti quelli che hanno cervelli pronti e "frizzanti" ma magari poche possibilità economiche da mettere sul piatto.Sono stupefatta per tutto quello che sta accadendo e molto preoccupata per i nostri figli. Grazie a tutti voi!
Il commento di lorenza 03 novembre 2008
Carissima Tea
e cari tutti grazie di cuore. Leggere le vostre parole è stato balsamico e salutare. A volte mi sorprendo, forse ingenuamente, nel constatare quanto l'operato e la personalità di un solo uomo, una macchietta umana, siano riusciti lentamente e sistematicamente ad avvilirci e spegnerci. Tutti depressi e neanche ce ne accorgiamo. E' bellissimo vedere la gente, e che gente, di nuovo in piazza. E' vero i ragazzi comunicano in altro modo, è possibile eludere le sirene televisive, ma ugualmente è sconcertante e fa paura, a me fa molta paura, leggere certi articoli sui giornali, sulle maggiori testate, che contribuiscono a falsare le cose. A mettere l'accento su questioni secondarie eludendo il nocciolo centrale. La televisione non l'ho mai guardata e mi sentivo al riparo, ma i giornali era un piacere leggerli. E' come se questa legge, trattando di materiale che conosciamo tutti di prima mano, ci avesse mostrato il lato infido e infetto di mondi e fonti che ritenevamo almeno parzialmente attendibili. Si rimane con la sensazione che occorra proteggersi da tutto e da tutti, e diffidare sempre perchè dietro ogni cosa potrebbe esserci lo zampino della nostra macchietta umana e vivere così certo non è bello.
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