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di Sandro Ferri
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Piccole donne, 26 aprile 2006 18:58

Sono in macchina. Ho fretta. Traffico. Ansia. Accendo la radio: "... nessuna parlò del grande dispiacere, nemmeno la signora March, perché tutte avevano appreso dall'esperienza che quando Jo era di quell'umore le parole erano sprecate e la soluzione migliore era attendere fino a quando un piccolo incidente, oppure la sua stessa natura generosa, avrebbero ammorbidito il rancore di Jo e avrebbero guarito le ferite".

La narratrice parla di Jo, legge il romanzo Piccole donne. Un'emozione. La mia mente si sposta dal traffico romano e dagli assilli della giornata alla casa del Massachussets dove le sorelle March vivono le loro appassionate gioventù. Perché - mi chiedo - poche righe di un libro riescono a strapparmi alla routine e trasportarmi in un mondo di pienezza. Riconoscimento - é la parola che mi viene in mente. Riconoscimento non delle avventure giovanili delle sorelle March (un libro che peraltro non ho nemmeno mai letto, ma solo sentito raccontare da tante donne oppure visto in alcune trasposizioni cinematografiche), ma riconoscimento del mondo quale veramente é.

La letteratura riesce a descrivere ciò che sentiamo, ciò che viviamo, e la nostra felicità é riconoscere nelle sue parole che si può riuscire a fermare certi momenti, a fotografare certe emozioni, a far rivivere la vita passata che credevamo morta. La precisione e l'espressività delle parole con cui i romanzi raccontano la realtà, sono un balsamo per i nostri cuori inariditi, per le nostre menti irrigidite.

Benedette siano quelle parole! Benedetta la radio che le ha trasmesse! Benedette Piccole donne!

 

 

I VOSTRI COMMENTI
Il commento di Luisa Mattia 29 aprile 2006
Jo March che fa un salto di tempo degno di "Ritorno al futuro" e si mette accanto all'editore che guida nel traffico di Roma...bella suggestione.
E trovo di buon augurio che la "sorpresa" per l'editore sia venuta da una letteratura che, ancora oggi, è relegata nel settore "roba da bambini e roba da femmine", una specie di girone di transito, che si frequenta in attesa che il lettore diventi grande e, con lui, anche le sue letture.
Non è un caso, io credo, che "Piccole donne" si sia annidato nelle tue orecchie, Sandro, e abbia confermato la rivelazione che la letteratura fa più grande il mondo, sia quello interiore che quello reale.
Perchè è letteratura, quella della Alcott, che non deve crescere di più; "c'è", in tutta la sua forza.

Perchè c'è letteratura che rapisce e sorprende in tanti libri "per l'infanzia", purtroppo non considerati dalla nostra cultura un po' miope e molto provinciale. C'è anche mediocrità, sì; ma a quella non sfuggono anche tanti libri "adulti", "alti", "da grandi".

E allora, parliamone un po' di questa letteratura per bambini e ragazzi.
Esiste, ha perfino una storia delle sue storie e dei lettori bambini che sono allegramente severi più dei lettori adulti, vogliono sorprendersi e sorprendere. Vogliono letteratura e storie.
Fanno sul serio. Prendiamoli sul serio.
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