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di Daniele Scaglione
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Stranieri a Roma, a casa a Roma, 15 maggio 2006 13:56

Pochi giorni fa sono andato in Campidoglio per una presentazione del romanzo di Amara Lakhous, Scontro di civiltà per un ascensore in Piazza Vittorio.  Dirò due parole su questo felice incontro con Amara, giornalista algerino che vive a Roma da una decina di anni. C’era una bella atmosfera, non da “volemose bene” interculturale  ma da vero scambio tra persone con percorsi molto diversi che si ritrovano a vivere a Roma. Tutti hanno detto cose interessanti sulle difficoltà della convivenza ma anche sui passi avanti che sono stati fatti in alcune situazioni. Il Comune di Roma era rappresentato dalla Consigliera delegata alle Politiche della Multietnicità Franca Eckert Coen.

 

Io ho  raccontato alcune analogie tra la nostra casa editrice e il nostro autore Amara Lakhous. Ho detto che le nostre identità si somigliano. Entrambi (la casa editrice E/O e Amara) veniamo da fuori. Amara dall’Algeria, la E/O (sia i suoi fondatori, io e Sandra, che gli altri che ci lavorano) da altre città italiane, europee e anche extra-europee (abbiamo un’olandese e mezza, un australiano, un paio di piemontesi, un umbro-americano, un paio di pugliesi, una calabrese, una toscana, una bergamasca, un salernitano, una laziale, non nel senso della squadra di calcio, e solo un paio di romani quasi veraci). Così come Amara si occupa, attraverso la sua scrittura, il suo giornalismo, le sue traduzioni, le sue attività, di far incontrare paesi e culture diverse, così noi alla E/O ci occupiamo da trent’anni di tradurre e diffondere in Italia autori di tutto il mondo. Non solo: adesso siamo anche andati negli Stati Uniti a fondare una casa editrice, Europa Editions, che traducesse in lingua inglese romanzi di tutto il mondo e li facesse conoscere ai nordamericani e non solo a loro.

 

Ma c’è di più. Come Amara nel suo libro mette in scena tante varianti della crisi identitaria del mondo contemporaneo (e di Roma), ironizza sull’esasperata difesa di ogni tipo d’identità, esplora la galleria dei pregiudizi culturali, dei malintesi tra persone e popoli, accettando il terreno scivoloso ma fecondo di una società di scambi e incertezze; così E/O rifiuta di farsi confinare entro recinti provinciali e cerca l’apertura sul mondo, accetta l’etichetta di casa editrice “romana” (e ne è orgogliosa) solo se questo non significa che è espressione di angusti salotti culturali romani ma che è invece parte attiva di una grande capitale internazionale.

 

Continuando con l’analogia tra noi e Amara Lakhous, ho sottolineato come il nostro autore ha creato personaggi un po’ pirandelliani, alla ricerca di un’improbabile identità, e come lui trova conforto a questa ansia “identitaria” solo in quella patria degli esuli, dei perseguitati, dei solitari, che è la letteratura. Così la E/O offre con il suo catalogo di letteratura internazionale (ma anche con altre iniziative, come l’adozione della Biblioteca europea a Roma o con la fondazione di Europa Editions a New York),  un luogo di accoglienza spirituale a chi non ha facili identità, a chi ritrova se stesso in un libro da qualsiasi parte del mondo esso provenga.

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