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L'amore molesto di Elena Ferrante

Testata: Little Miss Book
Data: 13 novembre 2013

Prometto che sarà una recensione di parte: amo Elena Ferrante! Ho letto quasi tutti i suoi libri, mi mancano solo La frantumaglia, I giorni dell'abbandono e Storia di chi resta e di chi fugge. Quest'ultimo è nella mia whislist, ma attendo ancora un po' per racimolare le monetine necessario all'acquisto.
Vi suggerisco, inoltre, la recensione de La figlia oscura, letto durante il periodo estivo.
Per chi ancora non lo sapesse, non si conosce la sua vera identità, intorno alla sua figura si sta alimentando un mistero che vorrei fosse svelato subito.
Oggi, parliamo de L'Amore Molesto, libro entusiasmante quanto complicato.
Delia racconta la storia del suo amore molesto verso la madre Amalia, che pesa come un macigno: un amore irrisolto e mai pacificato di un passato che ritorna prepotentemente.
Come recita l'incipit, Amalia viene trovata annegata il 23 maggio, giorno del compleanno di Delia, nella località Spaccaventi. Passato il funerale, Delia si impone di venire a capo a questa morte misteriosa. Emergono da passato, tenuto con forza lontano, figure ma soprattutto demoni: un padre rancoroso e violento nei confronti Amalia; Caserta che acquista una sua dignità, nonostante un passato poco chiaro; Antonio, compagno di infanzia di Delia, dalla vita equivoca come i loro giochi; zio Filippo, l'unico a possedere tratti di umanità e lucidità in tutta la vicenda; Amalia, figura seducente e pulita, vittima di pensieri morbosi di tutti gli individui che le gravitano intorno.
La bugia, che domina la storia presente e passata, è sinonimo di punizione: Delia fatica a riportare a galla una verità che avrebbe riscattato la figura di sua madre senza comprometterla. Ma sarà la potenza degli eventi a rimettere in circolo il flusso del ricordo e far accettare l'ineffabilità di Amalia.
Il racconto si snoda seguendo la linea del giallo, ma se ne discosta al tempo stesso per la forte carica emotiva dei personaggi: un gioco di alti e bassi, un viaggio fisico e mentale, che attraverso un'atmosfera onirica, mescola pensieri, realtà e incubi in un crescendo di momenti cupi e di tensione che si acquieta un po' nel finale.
Ci sono tre costanti che ritroviamo nel libro e in diverse altre opere dell'autrice: una Napoli amara e soffocante; il dialetto che è l'eco delle oscenità e delle  liti violente tra i genitori e tra i parenti, una minaccia di un ritorno a quelle origini inconsapevolmente mai dimenticate; rapporto madre-figlia, un rapporto burrascoso e complesso , punto focale della vicenda.
La somiglianza somatica tra le due donne non fa che alimentare in Delia una ricerca verso l'affetto materno, una grande insicurezza conseguenza della soppressione della propria femminilità dovuta all'educazione impartitele dal padre.
Infatti, rimbomba nella seconda metà del libro un'espressione di Delia «ero, all'imperfetto» che sottolinea tutta l'ambiguità dei propri comportamenti e della propria figura, a concepire il proprio corpo come un sasso da levigare.
«Amavo Caserta con l’intensità con cui m’ero immaginata l’amasse mia madre. E lo detestavo, perché la fantasia di quell’amore segreto era talmente vivida e concreta, che sentivo che non avrei mai potuto essere amata allo stesso modo: non da lui ma da lei, da Amalia. Caserta si era preso tutto quello che spettava a me».
Delia cerca inconsapevolmente sé stessa, o meglio, quello che non mai riuscita a concedersi, persino il piacere sessuale.
È un lavorio interno, profondo e snervante che induce Delia, forse, ad accettare di avere una propria identità pur mantenendo una legame fisico con la madre, di vestire quel tailleur blu, l'unico indumento di Amalia in buono stato, e di riscoprirne una certa affinità o definitiva liberazione.

Il mio entusiasmo per questo libro, nonostante la dolorosa vicenda, è legato al narrare di Elena Ferrante. Sinceramente non mi sono mai confrontata con una scrittura del genere, mai in nessun libro. Qui c'è tutto, materia, stupore, intensità.
È una scrittura che non ammette disattenzioni, la pagina è densa e niente è lasciato al caso, ogni oggetto e situazione sono importanti al fine della narrazione. Il lettore è trascinato in un vortice di situazioni, ripensamenti e scenari possibili. La penna dell'autrice lascia sulla pagina parole chiare avvolte in un ritmo che non lascia respiro. È una corsa a perdifiato sotto il cupo cielo napoletano, nella folla opprimente e nel nebbioso e sofferente animo di Delia.
Da leggere assolutamente e se il primo di Elena Ferrante non vi scoraggiate, non abbandonatelo e non abbandonate le sue storie perché sono narrata da voce senza pari: quando la conoscerete decreterete l'autenticità di un stile potente e pieno.