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Africa in noir

Autore: Fabio Gambaro
Testata: D / La Repubblica delle Donne
Data: 11 novembre 2008

Africa in Noir Un thriller irriverente venuto dal Senegal guida una piccola onda di autori tutti da scoprire.

Un romanzo che in Africa è diventato un vero e proprio libro di culto: è Vita a spirale (e/o, p. 350) del senegalese Abasse Ndione, che, da quando fu pubblicato in patria, a metà degli anni Ottanta, si è conquistato il consenso d'innumerevoli lettori, dentro e fuori il continente nero. Tanto che ormai è considerato un classico della nuova letteratura africana. Quella che si è liberata del folklore tradizionale, ma anche della lezione dei grandi padri, da Senghor a Soynka, in nome di una narrativa irriverente e spigliata, capace di stupire e soprendere i lettori.

Come appunto fa Vita a spirale, un divertente noir tropicale che mette in scena le tumultuose avventure di Amuyakar Ndooy, giovane tassista spaccone e irresponsabile che decide di lanciarsi in un lucroso commercio di marijuana, di cui è appassionato e abituale consumatore. Tra spacciatori e poliziotti corroti, stregoni e prostitute intraprendenti, il racconto delle sue periperizie procede con ritmo sostenuto, accumulando intrighi, cadaveri e colpi di scena. Con stile canagliesco, Ndione propone un romanzo on the road picaresco e molto poco politically correct, che racconta il volto nascosto - fatto di violenza e corruzione - dell'Africa contemporanea, ma anche il ritmo languido della vita notturna di Dakar e gli effetti magici dell'erba che "arrotonda e smussa i contorni spigolosi dell'esistenza".

Come Ndione, anche Tierno Monénembo è un ottimo rappresentante della nuova letteratura africana. Lo dimostra Il grande orfano (Feltrinelli, p. 126), un romanzo ambientato sullo sfondo della tragedia che ha sconvolto il Ruanda nel 1994, quando gli hutu massacrarono la popolazione tutsi. La tragedia però è vista con gli occhi di un ragazzino rimasto solo in mezzo a un dramma più grande di lui, costretto quindi a lottare con ogni mezzo per sopravvivere, usando perfino l'inganno e la violenza. Faustin, che racconta la vicenda in prima persona, descrive l'orrore del mondo a modo suo, oscillando tra innocenza e derisione, ironia e disperazione. Dove la spavalderia e la voglia di provocare non cancellano il dolore e la follia di una terribile iniziazione alla vita adulta.

Romanzi come quelli di Ndione e Monénembo confermano la buona salute della letteratura africana, una letteratura che, nonostante i mille drammi del continente nero, continua a stupirci con romanzi originali, pieni di idee e vitalità. Purtroppo solo una parte di questa letteratura arriva in Italia.

Ma qualche altra felice eccezione c'è. Tra i titoli recenti, Il fuoco e la farfalla, storia d'amore povero e disperato della scrittrice dello Zimbabwe Yvonne Vera, e La fossa dei serpenti dell'ugandese Moses Isegawa, triangolo pericoloso sullo sfondo della dittatura di Amin Dada (entrambi editi da Frasinelli).

Altri scrittori di talento come Ananda Devi delle isole Mauritius o il gubitiano Abdourahman Waberi da noi sono ancora sconosciuti, ma editi in Francia e da scoprire. Per non parlare del congolese Emmanuel Dongala o della camerunense Calixthé Beyala, due scrittori le cui opere sono tradotte in tutto il mondo.