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Letteratura colombiana

Santiago Gamboa

Santiago Gamboa

Santiago Gamboa è nato a Bogotá nel 1965. Tra i suoi romanzi ricordiamo Gli impostori, Ottobre a Pechino, Perdere è una questione di metodo e Vita felice del giovane Esteban. Nel 2011 le Edizioni E/O hanno pubblicato Morte di un biografo e nel 2013 Preghiere notturne.

Tutti i libri di Santiago Gamboa

Ultime recensioni

  • Un piano dopo l’altro, una stanza dietro l’altra, Santiago Gamboa ci apre le porte sulla sua vecchia città, diventata irriconoscibile di notte, e sulle cose che sono successe, a se stesso e agli altri che l’hanno solo attraversata o continuano a viverla e che un dettaglio...
    — Gli stati generali, 16 settembre 2016
  • Alcuni scrittori latinoamericani meritano una corsa in libreria, quando c'è in giro un loro nuovo romanzo. Hanno studiato e amato i grandi di quelle latitudini, le lezioni dei Vargas Llosa, dei Rulfo, dei Cortazar, dei Garcia Marquez, ma guardano oltre, in modo nuovo, che non...
    — Pio La Torre Onlus, 13 settembre 2016
  • Con Una casa a Bogotà (e/o edizioni), Santiago Gamboa ci regala un romanzo intimista e a tratti autobiografico che ha per protagonista Bogotà, con la sua trasformazione da città provinciale a caotica metropoli. Una casa a Bogotà Lo scrittore colombiano Santiago...
    — Me lo leggo, 27 luglio 2016
  • La casa in cui una persona risiede è un chiaro indicatore della sua personalità: la disposizione delle stanze, l'arredo utilizzato e gli oggetti esposti, il livello di pulizia e la cura riservata ai dettagli sono tutti elementi attraverso cui è possibile cogliere alcuni aspetti...
    — Articolo Tre, 25 luglio 2016
  • Cercando libri intelligenti e non pesanti da leggere in estate, si ritorna a Gamboa, svelto cinquantenne colombiano che ha letto molto e cita molti, vicino ad altri scrittori (internazionali) della sua generazione un po’ seri e un po’ furbi, piuttosto colti, innamorati del...
    — Internazionale, 15 luglio 2016
  • Alle città ci si affeziona, soprattutto a quelle che si è obbligati ad abbandonare. Il colombiano Santiago Gamboa per anni è stato esule in Italia, adesso torna nella sua città natale e vi ambienta un romanzo che gioca sulla nostalgia del passato, il ricordo dei viaggi,...
    — Touring, 12 luglio 2016
  • Uno immagina una sorta di Gadda colombiano, filologo invece che ingegnere, che tra un giallo e l’altro si è perso per strada questa Casa a Bogotà (Edizioni E/O, Traduzione di Raul Schenardi), gli è sfuggita di mano nel percorso. Lo raccogli, questo romanzo/casa/mondo, perché...
    — Art a part of culture, 10 maggio 2016
  • «“Leggi tanti libri e vattene di casa”, dice Theroux a un giovane scrittore che gli chiede consiglio. La solitudine nei viaggi è un tipo di solitudine creativa che non si può trovare altrove. Il viaggio resta per me il modo migliore di avvicinarmi alla creazione letteraria».
    — Libero, 20 aprile 2016
  • Una casa a Bogotà è una metafora del ritorno che può a sua volta segnare il punto di partenza di un nuovo viaggio. Il romanzo è un'esplorazione della memoria e una riflessione sui luoghi ai quali ci piacerebbe tornare e su quelli che vorremmo scoprire.
    — Internazionale, 15 aprile 2016
  • Negli anni 90 è stato salutato dallo scrittore Manuel Vazquez Moltalban come degno successore di Gabriel Garcia Marquez, ma a leggerlo oggi si presenta più come fratello letterario di Jorge Luis Borges, Julio Cortazar o Roberto Bolaño. Parliamo di Santiago Gamboa, scrittore...
    — Il Venerdì di Repubblica, 8 aprile 2016
  • «Spesso mi domandavo, come si vedrà il mondo dalle finestre di quella casa?, come si vedranno Bogotà, il nostro parco e la mia piccola vita?». Dopo aver girato il mondo, uno scrittore e filologo colombiano (all'opera sul saggio Sull'uso storico del diminutivo in Centroamerica...
    — Repubblica D, 3 aprile 2016
  • Arriva per E/O il nuovo romanzo di Gamboa, uno dei massimi autori sudamericani contemporanei.
    — Finzioni Magazine, 1 aprile 2016
  • Un uomo è appena arrivato a Bangkok, capitale della Thailandia. Lo smog che pervade la città è la metafora perfetta dei pensieri e ricordi confusi nella sua mente. L'uomo è già stato lì in passato, vivendo una delle esperienze più significative della sua carriera lavorativa...
    — Mangialibri, 5 agosto 2013
  • La trama è ben congegnata, i protagonisti sono stati costruiti con discreta attenzione: eppure né l’una né gli altri rappresentano la vera forza di questo libro, che nasconde, appena oltre la facciata romanzesca, una profonda riflessione sulla società colombiana nei travagliati...
    — Bookdetector, 6 maggio 2013
  • Non è affatto semplice riuscire a parlare di un libro come l’ultimo di Santiago Gamboa, Preghiere notturne (E/O, 2013). Forse il modo migliore di farlo è citando uno dei suoi personaggi, Manuel: non è un noir, ma uno strano romanzo d’amore. O forse affermando l’esatto...
    — Flanerì, 23 aprile 2013
  • Preghiera Notturne  di Santiago Gamboa (edizioni e/o) è un romanzo a tre voci che ruota attorno a una misteriosa vicenda che si dipana via via tra Bangkok, Bogotà, Nuova Delhi, Tokyo e Teheran. Il Console colombiano deve riuscire a trovare Juana, la ragazza bogotana scomparsa...
    — mi Caribe, 18 marzo 2013
  • Un libro appagante, che ha le radici nei grandi classici della letteratura ispanoamericana e la leggerezza di un’opera immersa nella contemporaneità, veloce e scorrevole, sebbene parli di argomenti tutt’altro che lievi. La storia si può a grandi linee dividere in due parti.
    — Lispam, 4 marzo 2013
  • Un sontuoso spaccato dell’era moderna. Un avvincente libro ambientato in Giappone, Thailandia, Colombia (il sud del mondo!) e racconta le gesta di un ragazzo (Manuel) alla ricerca di se stesso e dell’unica ragazza di cui è veramente innamorato, la sorella (Juana) che vive...
    — Copysteria, 4 marzo 2013
  • Manuel, studente di Bogotà, rischia la pena di morte in carcere a Bangkok. In cerca della sorella scomparsa, chiede al console che si occupa del suo caso di ritrovarla. Il colombiano Gamboa narra a tre voce un legame fraterno assoluto e una figura femminile pronta a risorgere...
    — Venerdì / La Repubblica, 1 marzo 2013