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L'uomo col cappello di legno

Autore: Marilia Piccone
Testata: Wuz.it
Data: 21 aprile 2011

Sarebbe stato così per sempre. Attraverso la finestra del bagno, Elizabeth guardò il fumo bianco dell’aria condizionata perdersi nel cielo blu. Per lui il lavoro sarebbe sempre stato al primo posto. Non tornerà a casa da me che dopo aver firmato, sottolineato e consegnato la pratica alle dattilografe.

Un verso di Wordsworth introduce il nuovo capitolo della saga di Edward Feathers, avvocato a Hong Kong, poi nominato Queen’s Counsel e chiamato a far parte delle corti di giustizia internazionali. “Vecchie e dimenticate cose lontane / e battaglie di tanto tempo fa”, dice il verso: le vecchie cose lontane, le battaglie di tanto tempo fa possono appartenere alla grande Storia ma anche alla piccola storia di ognuno di noi, di Hong Kong, isola inglese in Cina e di Edward Feathers e di sua moglie Elizabeth. È un verso di struggente e romantica nostalgia, ma contiene anche la spossatezza di chi è arrivato al traguardo, si gira indietro e vede le cose da un’altra prospettiva, dimenticare a volte è un bene e le battaglie… è valsa la pena di combatterle?

Edward Feathers, ormai anziano, vive solo in una vecchia casa rimodernata nel Dorset. Sua moglie è morta, forse Edward avrà presto un vicino di casa perché è in vendita la dimora che si erge un poco arretrata rispetto alla sua proprietà. La gente del posto dice di aver visto un nano con un grande cappello aggirarsi da quelle parti. Ecco, più o meno esplicitamente, Jane Gardam ha introdotto i principali personaggi del suo romanzo: Edward, Elizabeth, il possibile vicino (Terry Veneering, eterno rivale di Edward nel pubblico e nel privato), il nano con il cappello, Albert Ross, grande amico e collega di Edward. Comprendiamo anche che la narrativa di Jane Gardam può essere elusiva, che non tutto ci verrà detto apertamente e subito. E infatti la sequenza temporale non è interamente lineare, ci sono a tratti brevi anticipazioni del futuro e flashback sul passato. Ci sono cose che il lettore, in quanto osservatore esterno, sa, alla pari del personaggio che sta vivendo una certa esperienza - e pensiamo di essere gli unici ad essere al corrente. Per scoprire, poi, alla fine, che non è così, che tutto era più complesso, che più di uno ha nascosto qualcosa, che più di uno sapeva e non ha parlato, che la colpa non era da una parte sola.

Quando si parla d’amore, la colpa è il tradimento. A Hong Kong, alla fine degli anni ‘50, Edward Feathers chiede a Elizabeth MacIntosh (un passato da decifratrice di codici durante la guerra) di sposarlo. Pone una sola condizione: che lei non lo lasci mai, ha sofferto troppo di abbandoni durante l’infanzia. Elizabeth non lo ama ma ne è attratta. È orfana anche lei, lui le dà la sicurezza. Eppure, si è appena promessa a Edward ed è letteralmente travolta dal biondo rivale di questi, il seduttore Veneering. Elizabeth passa una sola notte con lui, il nano Ross le fa passare la voglia di tradire ancora Edward. Da adesso Elizabeth non sgarrerà più, integra come solo ‘tanto tempo fa’ si era capaci di essere. La vita dei Feathers scorre tra Hong Kong e Londra, c’è l’attesa di un bambino che non nasce e la fine del sogno di avere dieci figli: il giardinaggio offrirà ad Elizabeth un piacere surrogato. Intanto Veneering entra ed esce dalla vita di Elizabeth. Ma Elizabeth è coerente con le sue promesse, anche se porta al collo i due fili di perle che l’amante di una notte le ha regalato. Pensando che il marito distratto non ci faccia caso. Invece…

Non è solo la storia d’amore, di fedeltà, di passione tenuta a briglia corta, di sesso soltanto accennato ad incantarci, nel romanzo di Jane Gardam. Perché questi sentimenti che hanno il profumo di altri tempi e un’impronta di dirittura tutta britannica ben rappresentano il tramonto di un’epoca: mentre si avvicina la data del ritorno di Hong Kong alla Cina, suonano anche gli ultimi rintocchi di una società di espatriati che farà fatica ad ambientarsi di nuovo in Gran Bretagna, perdendo i privilegi di cui godeva in Oriente. Eppure è un’altra qualità tipicamente inglese, il senso dell’umorismo, a salvare i protagonisti.