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Senza redenzione

Autore: Loris Casadei
Testata: Playboy
Data: 18 maggio 2011

Durante una delle mie peregrinazioni notturne trovo in un teatrino padovano una messa in scena di La terra della mia anima con Titino Carrara e Maurizio Camardi. È la storia romantica, ma non romanzata, di Beniamino Rossini, bandito di quando ancora la mala del dopoguerra aveva suoi principi, personaggio che avevo incontrato anni fa e che Massimo Cari otto ha messo al centro delle sue storie della serie L'Alligatore. Storie di rapine, malavita, ma anche amicizie, passioni e amori. Avevo appena letto l'ultimo romanzo di Massimo, AUa fine di un giorno noioso, che è invece una storia nuda e cruda del nostro oggi quotidiano e nella quale avevo sino all'ultima pagina cercato un personaggio, non dico positivo, ma con una qualche vanità, una traccia di amore per un proprio simile. Chiedo a Massimo il perché di questo cambio di intonazione fra la serie de L'alligatore e questo suo ultimo lavoro. In realtà avevo vissuto lo stesso fastidio umano anche nel Mi fido di te del 2007, ove al centro della vicenda stava il commercio di alimenti adulterati e la sofisticazione alimentare.

«La serie de L'Alligatore è pensata come un giallo, viene commesso un crimine, segue un'indagine e la soluzione del caso. È neUa tradizione del genere il fine consolatorio, tenere lontana la morte. Questo mio ultimo romanzo è invece un noir; non c'è re­denzione, non c'è consolazione, solo il noir permette di raccontare quella zona qrigia tra crimine e società. La sensazione spia­cevole che il lettore prova è voluta, lo scopo del noir è raccontare ciò che non piace, deve creare un conflitto con il lettore».

Ma l'uomo Massimo condivide la negatività che trasuda dalla sua storia?
«Sono molto preoccupato come uomo e ancora di più come padre. La politica ha oggi un ruolo fondamentale nel crimine e questo rende ogni settore della società permeabile alla malavita. Molte persone vanno in giro con la scritta corrompetemi la moglie vuole il giardiniere, il figlio lo scooter: Il noir è spesso anticipatore di nuovi trend sociali. In questo romanzo dico che nel Veneto la politica è diventata il meccanismo regolatore nel settore del riciclaggio. La mafia ha scoperto che neUa gestione degli appalti non solo i soldi si ripuliscono, ma che ci si può anche guadagnare. L'opinione pubblica, in particolare quella estera, si immagina la mafia come quella raccontata nel film n Padrino con ancora la droga e la prostituzione come attività primarie. Oggi i settori caldi sono invece il trattamento dei rifiuti, la sofisticazione alimentare, il mercato immobiliare e gli appalti pubblici».

Sono a disagio, cerco altri argomenti ma come vedrete non sono più fortunato. Massimo, le donne nelle tue storie hanno strani giochi sessuali, il rito della crema o lo bike spin. In realtà non ho capito di cosa si tratta. O sono ingenuo o hai volutamente lasciato questi giochi nella ambiguità? l suoi occhi mi fissano un attimo con un po' di cattiveria, almeno così mi pare.
«È la personalità maschile malavitosa odierna, tutta soddisfatta solo dal dominio e dal controllo, ha bisogno di vittime, di una corte de'i miracoli ove l'umanità tWn ha spazio. Il livello di violenza è inenarra­bile. Basta leggère gli atti delle Procure, a Prato la mafia. cinese manda a prostituire le donne che non reggono il livello produttivo, a Bari gli albanesi teorizzano la ridu­zione in schiavitù tramite violenza». Ti prego, raccontami qualcosa di bello. «Non amo mollo le nuove tecnologie, ho orrore dell'idea che uno rimanga sconosciuto dietro uno schermo, ma so di forum su di me che si muovono anche senza di me. Incontro i miei lettori in varie occasioni, alla fiera del libro di Roma o nelle varie presentazioni che tengo. Scopro il ruolo dello scrittore come motore di incontro e relazioni. I lettori mi servono anche da controllo, vogliono e pretendono che le storie siano vere e verificabili e chiedono gli strumenti da utilizzare. Mi è poi sembrato significativo che al termine di una presentazione di Arrivederci amore, ciao un grup­po di lettrici mi abbia chiesto un incontro riservato solo a donne. Il noir italiano sta evidenziando un fenomeno unico, sono i lettori spesso a suggerire quali casi seguire. Vi è anche una altra caratteristica che emerge, il luogo fisico diventa personaggio, un esempio, la discarica».

Quanto c'è di te nei tuoi personaggi?
«Con L'Alligatore solamente la passione per il blues sopratutto degli anni '60 e il calvados. Io sono uno scrittore, racconto».

Progetti per il futuro?
«Sto raccogliendo con Beniamino tutte le storie della malavita degli anni '80 che altrimenti andrebbero perse e poi il cinema, Aurelio De Laurentiis ha fatto scrivere da Ferrario una sceneggiatura di Oscura immensità della morte (sarà certamente un successo, Aurelio non ne sbaglia una, gli avevo presentato un romanzo di un mio amico e invitato a pranzo per discuterne ero certo che avesse fatto leggere le oltre 400 pagine ai suoi assistenti, invece ne conosceva ogni dettaglio. N dA). Ma sto anche trattando con un'entu­siasta nuova produttrice la serie de L'Alligatore per la televisione».

Grazie Massimo. E poi, stilla soglia un dubbio: ma tu leggi o come molti altri scrittori sei troppo occupato a scrivere, presentare e recitare?
«l grandi scrittori sono grandi lettori e quelli che affermano di non leggere men­ tono. il mio maestro e stato Machiavelli, il primo che ha capito la potenzialità della provincia e ha anticipato i casi della Uno bianca o della strage di Bologna».