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Torna Carlotto: il Veneto in crisi diventa un noir

Autore: Celestino Tabasso
Testata: L'Unione Sarda
Data: 15 maggio 2011

Cacce all'uomo, agguati, sparatorie, rituali di sottomissione erotica: l'arsenale del noir postmoderno c'è tutto e fa il suo effetto, pompa adrenalina, tiene svegli e fa andare la trama d'un fiato.
Ma a fare paura - quella vera, quella scura - è l'ambientazione di “Alla fine di un giorno noioso” (edizioni e/o, 188 pagine, 17 euro), il libro col quale Massimo Carlotto fa tornare alla sua vita di carta e inchiostro Giorgio Pellegrini, il cinico ex terrorista già incontrato in “Arrivederci amore, ciao”. Dieci anni dopo il protagonista è un uomo più cauto e controllato, ma certo non migliore. Il suo ristorante è uno dei posti più gradevoli ed esclusivi del Veneto, un locale dove «entravi solo se avevi voglia di spendere il giusto per goderti un'atmosfera tranquilla, raffinata ma allo stesso tempo “frizzante e divertente”». Oltre a una cantina di gran livello e a una cucina allettante, la “Nena” ha un elemento di richiamo molto particolare: una saletta riservata, ma così riservata che le schermature alle pareti respingono ogni tentativo di intercettazione, e quel che viene detto e fatto lì dentro resta un segreto.
È proprio nella sala più discreta del Nord Est che Pellegrini riceve Sante Brianese: come penalista a suo tempo lo tirò fuori dai pasticci di gioventù, oggi come deputato al potere accetta con garbo feudale la devozione del ristoratore. Lì, tra i muri a prova di spia, l'onorevole-avvocato fissa Pellegrini con un'aria tra l'imbarazzato e l'arrogante e gli fa una rivelazione così sgradevole che da quel momento scatta un violento meccanismo di delitti, castighi e vendette.
Fin qui il noir, del quale è opportuno non svelare altri ingranaggi. Quanto al suo sfondo spaventoso, il fatto è che Pellegrini, Brianese e i malavitosi assortiti sono personaggi di fantasia, ma il Veneto in crisi di sghei e di valori in cui Carlotto li sistema come in un presepe nero è reale, concretissimo, effettivo.
Lo scrittore padovano d'altronde ha sempre teorizzato il ruolo supplente che il noir in Italia deve svolgere rispetto a un giornalismo d'inchiesta sonnacchioso o moribondo, e in “Alla fine di un giorno noioso” dipinge un affresco dark ma veridico su un pezzo di Settentrione dove i “padanos” - questo l'esilissimo e beffardo filtro letterario per non chiamare i leghisti per nome - e i loro alleati del centrodestra si azzannano, avvinti in un'alleanza che sa di corpo a corpo, litigando per il potere senza accorgersi di quanto le mafie del Meridione e la criminalità d'oltreconfine la facciano sempre più da padrone. Un sistema produttivo dinamico e robusto, si dirà, attira inevitabilmente parassiti. Questo poteva essere vero fino a qualche tempo fa. Ora il tanfo di disfacimento che aleggia sull'economia attrae fiotti di mosconi neri, e il loro ronzio aggressivo è la colonna sonora dei nostri giorni di crisi.