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Carlotto: “indago la zona grigia tra politica e crimine”

Autore: Enrico Cinotti
Testata: Il Salvagente
Data: 19 maggio 2011

Lo avevamo lasciato "redento" e "accettato dalla società" in Arrivederci amore, ciao. Ora lo ritroviamo a sguazzare in quella zona grigia tra politica e crimine organizzato dove è il riciclaggio del denaro sporco a sostenere aziende in crisi e a comandare negli appalti pubblici.
Giorgio Pellegrini, dopo dieci anni, rinasce dalla penna di Massimo Carlotto in Alla fine di un giorno noioso (edizioni e/o, 177 pagine, 17 euro). Il maestro del noir mediterraneo ritorna con un noir adrenalinico e con un personaggio perfetto per descrivere il lato oscuro del Nordest e dell'intero sistema italia.

Carlotto, per raccontare questa storia aveva bisogno di Pellegrini?
Sì. In questi dieci anni, documentandomi e seguendo le cronache, mi sono reso conto che nuovi criminali partoriti dal business dell'economia globalizzata sono esattamente come Pellegrini. Lui è un modello perfetto.

Un bastardo, un reduce della lotta armata passato alla criminalità comune, che, dopo aver ottenuto la riabilitazione sociale grazie ai buoni uffici del suo avvocato, l'onorevole di maggioranza Sante Brinaese, tiene a bada il suo lato oscuro. torna però, in questo libro, a fare i conti con il suo passato per via di un affare andato male. È il mostro che si risveglia?
Se vogliamo, il personaggio è un'anomalia letteraria per il suo lato, diciamo, poco umano. Ma nella realtà Pellegrini non è affatto anomalo e ci aiuta a capire qual è oggi il legame tra criminalità organizzata e certa politica.

Che tipo di legame emerge?
La politica è un ingranaggio del grande meccanismo con cui si ricicla il denaro sporco. Per ripulire ingenti risorse finanziarie le mafie investono in grandi opere e nello smaltimento dei rifiuti. Senza la politica, non si arriva all'appalto. E la corruzione è il prezzo per vincerlo.

Potremmo obiettare: la corruzione c'è sempre stata. Oggi cosa fa la differenza?
Emerge con sempre più evidenza una sorta di zona grigia tra il mondo criminale e quello politico che si estende sempre di più, coinvolgendo professionisti, politici, amministratori pubblici, imprenditori, mafiosi tradizionali e nuove leve in giacca e cravatta.

Nel ricco Nordest questa zona è più ampia.
No. È il sistema Italia che funziona così. Quello che sconforta di più è il cedimento morale e l'illegalità diffusa che porta a legittimare qualsiasi comportamento scorretto. Per cui se evadi le tasse o se smaltisci illegalmente rifiuti, non commetti un reato, sei semplicemente un furbo.

Nel romanzo una collaboratrice di Brianese giustifica il sistema: "Non è colpa sua se la politica oggi sguazza nel fango. Lui vuole il bene di questo paese ma deve fare i conti con la realtà". Torna in auge la vulgata andreottiana per cui "a volte si deve fare del male per ottenere il bene"?
È esattamente questo. Ed è proprio questa impostazione che ha determinato un cedimento morale nella nostra società.

Nella Prima Repubblica il "male" giustificava gli equilibri atlantici o le tangenti per il finanziamento illecito ai partiti. Il suo romanzo invece mette in luce un comitato di affari dove criminali, professionisti, politici perseguono un lucro tutto privato.
Ci si muove per cordate e c'è chi entra in politica, ammettiamolo, per fare soldi in questo modo losco.

Nel libro la politica è definita "un crimine creativo". Questo dipende dalla debolezza della classe dirigente o dalla "prepotenza" dell'economia globalizzata?
Continuo a pensare che non possa esserci crimine senza corruzione politica. Per anni nel Veneto le mafie hanno riciclato i soldi attraverso l'usura. Quando hanno cominciato a "papparsi" direttamente le aziende solo allora le associazioni industriali hanno ammesso l'esistenza del fenomeno e hanno deciso di reagire.

L'usura, le escort, la droga, sono la punta dell'iceberg dei business criminali.
Secondo i dati dell'Onu, il primo business criminale al mondo è lo smaltimento dei rifiuti. Al secondo posto ci sono le sofisticazioni alimentari. Solo dopo arrivano gli stupefacenti e il traffico di armi.

Il noir ormai è un genere che lavora sulla realtà e restituisce inchieste sociali. Concorda?
Quando srivo è la storia che comanda. È vero pure che tanti lettori scelgono i miei libri anche per informarsi. Tuttavia i miei restano dei romanzi e non delle inchieste travestite.

Per concludere: dobbiamo aspettare altri dieci anni per ritrovare Pellegrini?
No, "temo" tornerà molto prima.