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12 che hanno detto no

Autore: Armando Adolgiso
Testata: armandoadolgiso.it
Data: 26 maggio 2011

Secondo la numerologia il 12 riveste importanza soprattutto nellíApocalisse che nella terminologia della letteratura del primo ebraismo e Cristianesimo, indica una rivelazione di cose nascoste da Dio (abilissimo da sempre a nascondere le cose) per rivelarle poi sottovoce a un santo o a un profeta (scelti da lui, s'intende). Insomma a persone di fiducia.
E così dellíApocalisse sono portate ad esempio le 12 porte della nuova Gerusalemme, i 12 angeli che la custodiscono, le 12 stelle sul capo della Donna, i 12 tipi di frutto dellíAlbero della Vita, eccetera. Per non dire dei 24 (12+12) anziani seduti intorno al Trono celeste su 24 scranni, prudentemente in tal numero disposti affinché nessuno degli anziani restasse in piedi, e via enumerando.
Il 12, però, a chi si occupa di fatti terreni ricorda anche parecchie, diverse, altre cose.
Per esempio, furono soltanto 12, su oltre milleduecento, i professori universitari italiani che si rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà al fascismo.
Ne trovate i nomi e la storia QUI.
In Italia, di questi tempi consiglio di dare uno sguardo a quel link, ripassare quella materia è assai utile.

Di 12 persone coraggiose parla anche un eccellente libro edito dalle edizioni e/o: 12 che hanno detto no La lotta per la libertà nella Russia di Putin.
Ne è autore Valerij Panjuskin nato nel 1969 a Leningrado. Ha lavorato come inviato speciale per i giornali ìKommersantî e ìVedomostiî e tiene una rubrica sul giornale ìGazeta.ruî. Per la sua attività di giornalista ha ricevuto il premio ìPenna díoro di Russiaî.
Vive a Mosca, dove lavora come corrispondente per la rivista ìSnobî.

Il volume tratta di quanto avvenne alla vigilia della Marcia dei Dissidenti il 15 aprile 2007 a San Pietroburgo; il giorno prima si era tenuta, o tentata, uníaltra identica marcia a Mosca.
Il racconto ñ meglio definirlo resoconto giornalistico perché ogni parola riferita a generi narrativi potrebbe essere intesa come fiction ñ si svolge attraverso le figure di 12 attivisti di varie componenti dellíopposizione. A molti di noi i loro nomi possono dire poco, ma in verità uno assai noto fra i 12 cíè: il campione di scacchi Garry Kasparov, in quei giorni incarcerato, leader del Fronte Civico Unito.
Seguiamo i coraggiosi manifestanti nel loro trovarsi intrappolati dalle unità speciali in assetto di guerra degli ìOmonî, da cordoni di poliziotti dello Fsb (a capo del quale è stato anche Putin fino al 1999 dopo essere stato agente del Kgb) erede proprio del servizio segreto sovietico.
Manifestanti che síaccorgono dei tanti infiltrati pronti a creare incidenti affinché líopinione pubblica si convinca che gli oppositori del governo sono dei violenti.
Ne viene fuori un fosco quanto realistico ritratto della Russia dei nostri giorni con quel Putin tanto amato da Berlusconi, con spie dappertutto, con ìsit inî permessi se fatti da una sola persona. A questo proposito, Panjuskin, che non manca díumorismo, fa notare come sia stata escogitata dalla polizia una tattica che rende impossibile anche quella solitaria protesta: in cambio, infatti, di qualche bottiglia di vodka, alcuni barboni si associano allíimprovviso a quellíunico manifestante che in tal modo non essendo più solo, si trova ad avere trasgredito la legge e ad essere arrestato. Ma queste sono cose che quasi sfiorano la gag, si pensi, invece, a casi inquietanti di persone messe a tacere per sempre, come, ad esempio, la giornalista Anna Politkovskaya, del quotidiano díopposizione ìNovaya Gazetaî, trovata assassinata e ad altre morti misteriose ma non troppo.

Questo libro ha la forza straordinaria di far comprendere come il potere in Russia, compromesso con parti criminali della società (Ö ma succede solo in Russia?) abbia creato una cortina díacciaio intorno alle proprie illegalità dissuadendo tantissimi dall'interessarsi di politica prima ancora di reprimere quando lo ritiene necessario.
Un clima che viene da lontano e che fu illustrato benissimo dal profetico film ìTaxi bluesî (1990) di Pavel Lungin dove il crollo del comunismo seppelliva sotto le sue macerie non soltanto un regime, ma uníintera società.