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Alice racconta Alice

Autore: Virginia Grassi
Testata: Luuk Magazine
Data: 29 maggio 2011

Dopo un precoce esordio letterario, avuto a soli sedici anni, la francese Alice Zeniter fa ancora parlare di sè. “Indovina con chi mi sposo”, che in Francia ha vinto il prestigioso Prix de la Porte Dorée, viene ora pubblicato in Italia dalle edizioni E/O, con una splendida prefazione di Amara Lakhous.
Con la sua protagonista e voce della narrazione, l’autrice condivide in un gioco di specchi straniante nome, età e storia familiare: Alice ha 23 anni, è figlia di un matrimonio misto, con madre francese e padre algerino. Sin dall’infanzia condivide ogni cosa con Amadou, detto Mad, originario del Mali ma cresciuto in Francia; la loro fraterna amicizia viene messa in pericolo quando, dopo la traumatica morte del padre di lui e l’inasprimento delle leggi sull’immigrazione, il ragazzo rischia il reimpatrio forzato.
Mad ha bisogno della cittadinanza francese e l’unica via d’uscita è quella di chiedere alla sua amica un atto coraggioso, di silente e clandestina protesta: il “matrimonio bianco”, severamente punito dalla legge se smascherato.
Alice si sente paralizzata: da una parte è legata a Mad da profondo affetto, ma dall’altra è schiacciata dal peso di un inganno che li isolerà dal mondo; per trovare il coraggio di affrontare la sua decisione la protagonista ripercorre dentro di sè quell’amicizia lunga una vita, da sempre costellata da discriminazioni ed episodi di razzismo.
Un fiume in piena, quello dei ricordi e delle sensazioni di Alice, che travolge gli argini tra passato e presente, fervida immaginazione e realtà cruda, alla scoperta di un mondo problematico e contraddittorio.
Attraverso una scrittura che è come il sale, la Zeniter sfrega sulle ferite ancora aperte della nostra società – prima tra tutte quella per l’accettazione dell’altro e della diversità -, oltrepassando gli ordinari cliché sulla Francia come modello di integrazione culturale.
Senza vittimismi e con la giusta dose di indignazione, con il gusto della polemica graffiante e dell’ironia dolceamara, affronta tutte le complessità delle nuove generazioni.
Il monologo iniziale, che è quasi un manifesto di vita, dà voce ai figli degli anni ’80 che, lungi dall’aver ottenuto tutto come spesso si pensa, devono ancora combattere per non precipitare in un gorgo fatto di precarietà sociale ed emotiva. «La mia è la generazione di chi vivrà peggio dei suoi genitori, la generazione che non è nata con Internet, ma è cresciuta con lei, io con Internet ho un rapporto tenerissimo. La mia è la generazione che non avrà più petrolio proprio ora che comincia a godersi i voli low cost [...] La mia è la generazione che diventa più povera, la generazione che paga le pensioni, la generazione che impara ad aver paura dei vecchi. La mia è la generazione che non può farsi carico di tutte le miserie del mondo… ».