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Vera di Aleksandr Skorobogatov

Autore: Marilia Piccone
Testata: Wuz.it
Data: 12 maggio 2011

Un giorno, mentre sua moglie era in cucina, Nikolaj praticò col cacciavite un forellino nella porta. Il piano era riuscito a meraviglia: ora avrebbe potuto osservarla sempre di nascosto quando lei era convinta di non essere vista. Quella sera Nikolaj era felice, scherzò tanto con Bertrand e lo convinse persino a bere cento grammi di vodka; poi si sbellicò dalle risate a vederlo sputacchiare e fare smorfie dopo aver bevuto.

Questa è una storia di ordinaria follia. È una storia di gelosia che porta alla follia e al crimine - una sorta di Otello russo, forse ancora più cupo, e senza un protagonista grandioso che soffre di un complesso di inferiorità per il colore della sua pelle. Perché Nikolaj, il marito geloso, è un ‘ometto’ che passa il tempo a fumare e a bere vodka, mentre la moglie Vera è fuori: fa l’attrice, tra prove e spettacoli passa in teatro la maggior parte della giornata e della sera. Vera è bellissima, Vera ha la possibilità di incontrare molti uomini, si sa com’è l’ambiente dello spettacolo, si sa che cosa possa essere richiesto ad una bella donna per fare carriera: non ha motivo Nikolaj di essere geloso?

Ecco: questo è l’interrogativo, tradisce o non tradisce, Vera, il marito? Il primo capitolo è una meravigliosa allucinazione che pare vera in tutto e per tutto. Suona il campanello della porta, Vera va ad aprire, Nikolaj sente bisbigliare, coglie alcune frasi. Quando Vera ritorna nella stanza dice che non c’era nessuno, anzi, forse a Nikolaj è solo sembrato che suonassero, forse erano dei bambini che hanno suonato e sono scappati. Ma non si tratta solo di aver ‘udito’ parlare. Compare un uomo, si chiama Bertrand, è l’amante di Vera. Bertrand è sfacciato, non ha ritegno nel baciare Vera alla presenza di Nikolaj. Bertrand si fa beffe di Nikolaj, è chiaro che disprezza la sua passività.

La creazione visiva dell’amante è solo il primo passo in una costruzione mentale che porta Nikolaj a seguire la moglie a teatro, a guardare torvo l’anziano spettatore che applaude seduto vicino a lui, ad interpretare come vera la scena che Vera sta interpretando sul palcoscenico. Insopportabile per i nervi di Nikolaj. Lascio al lettore immaginare che cosa succederà, quali imposizioni Nikolaj farà alla moglie e dove finirà lui. E poi altro ancora.

Aleksandr Skorobogatov ci racconta questa storia di amore e gelosia, di pazzia che abilmente simula la normalità, di una colpa oscura (un figlio di Nikolaj e Vera è morto bambino - non ci viene mai detto come e di che cosa, solo del rammarico doloroso per una lapide a buon prezzo), di sogni e di apparizioni che escono dai sogni diventando realtà, restando sempre in equilibrio sul filo del ‘vero? inventato? allucinazione?’, come nella scena magistrale in cui Vera implora al direttore della casa di cura il rilascio del marito e che è una replica perfetta di quella che aveva recitato a teatro, quella che aveva acceso la scintilla che avrebbe fatto deflagrare l’insanità del marito.

In questo ritratto ipnotico di un marito geloso e di una moglie che sembra offrirsi come vittima volontaria non è chiaro, tuttavia, che cosa mai abbia visto Vera in Nikolaj per sposarlo - anche il lettore si domanda, insieme a Nikolaj, perché una donna così bella, un’attrice di successo, stia insieme ad un uomo che è un fallito nullafacente. Misteri dell’amore, o di quelle forme di nevrosi che legano un uomo e una donna perché si incastrano l’una nell’altra: il carnefice padrone ha bisogno della sua vittima che, a sua volta, ha bisogno di lui.