Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Giulia 1300 e altri miracoli

Autore: Giammarco Raponi
Testata: Booksblog
Data: 15 giugno 2011

Sarà pure che il periodo storico e sociale che stiamo attraversando si presta e facilita certe dinamiche – nei periodi più cupi, si sa, l’arte dà il meglio di sé, o almeno c’è chi ci prova –, e il libro di esordio di Fabio Bartolomei, Giulia 1300 e altri miracoli, edito da e/o, ti fa pensare che la narrativa italiana non stia lì ferma a guardare.

Tre personaggi molto diversi tra loro, ma ugualmente feriti nell’intimo della propria esistenza, si imbarcano in un’avventura apparentemente comune, che invece risulterà alquanto insolita e donchisciottesca.

Fausto, venditore televisivo di orologi, frustrato dalla vuotezza della sua vita; Claudio ha fatto fallire il prospero supermercato di famiglia; Diego ha appena perso il padre e questo lo destabilizza al punto da lasciare la donna che ha creduto di amare e lasciare anche tutto il resto per mettersi in società con Fausto e Claudio, due perfetti sconosciuti, per aprire un agriturismo in terra campana; tutti con lo scopo di dare un senso alla propria vita.

I soldi sono pochi, cercano di arrangiarsi alla meno peggio e, nonostante la fatica fisica per ristrutturare il casale e le furiose discussioni tra i tre, le cose sembrano andare per il verso giusto. Vanno ancora meglio quando entra in scena Abu, un giovane di colore sfruttato dalla malavita locale, che darà man forte nei lavori.

Ma precipitano quando la stessa camorra bussa alla loro porta e, diciamo così, offre un certo tipo di protezione perché ovviamente nessuno vuole che gli affari vadano male. Peccato per il rifiuto nettissimo dei protagonisti di questa storia.

A quel punto inizia una guerra di trincea – non sveleremo il modo in cui i nostri combattono, diciamo solo che è pazzesco e molto, molto divertente – con la criminalità organizzata che culminerà al suo acme nel momento in cui ci vanno di mezzo i nuovi amici di colore.

Non andiamo oltre con la trama, ma bisogna ammettere – e già da queste poche premesse si evince – che il ritmo è molto serrato e si passa agevolmente dalla tragedia alla commedia alla satira dei nostri tempi, il tutto corredato da dialoghi perfettti e divertentissimi.