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Intuizioni d'autore

Autore: Simona Maggiorelli
Testata: Left
Data: 1 luglio 2011

La "visionaria" capacità dello scrittore algerino Amara Lakhous di anticipare gli eventi delle attuali rivolte arabe appare davvero sorprendente leggendo Un pirata piccolo piccolo, il suo romanzo di esordio, che ora torna in libreria grazie alle Edizioni e/o. In questa "commedia nera~ dai toni ironici e autoironici, un giovanissimo Lakhous offriva nel 1993 una lucida radiografia del malessere delle società mediorientali sotto regimi autoritari e corrotti. Scavando in profondità nell'insofferenza crescente che già si avvertiva ad Algeri dove giovani, intellettuali, lavoratori erano stati ricacciati ai margini della società ed erano oppressi da uno stato di emergenza che fingeva di salvare la neonata democrazia. «Gli e.x combattenti della guerra di liberazione si erano impossessati della rivoluzione vinta contro la Francia colonialista. Avevano creato una casta di privilegiati e trasformato l'Algeria in un bottino di guerra», ricorda lo stesso Lakhous nella prefazione della nuova edizione del libro (che sarà presentato il l luglio al Meeting antirazzista di Cecina e il5luglio a Roma). Nel frattempo la violenza dell'integralismo religioso cominciava ad avvelenare ogni istanza di vero cambiamento: «Fondamentalisti, autoinvestitisi di una missione salvifica tentavano di instaurare una teocrazia talebana sulle rive del Mediterraneo» annota lo scrittore noto in Italia soprattutto per il bestseller Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio. All'epoca Lakhous era uno studente che muoveva i primi passi come giornalista e scrittore. Nella cronaca come nell'arte avendo il coraggio di andare fino in fondo, senza infingimenti. «Forse ero un po' folle, certamente spregiudicato, e non disposto a piegarmi alla censura e alla autocensura che mi veniva imposta» ci racconta Amara stesso per telefono. Fatto è, che quel suo rifiuto dei compromessi ci regala oggi un libro fortissimo e una speciale chiave di lettura di ciò che sta avvenendo in una vasta area mediorientale che va dall' Egitto, alla Tunisia allo Yemen. «Anche nel 1988, quando ero ancora al liceo- ricorda Amara Lakhous - ci fu in Algeria un forte movimento giovanile; i ragazzi scesero per le strade e distrussero tutti i simboli del Partito unico. Ma la rivolta fu repressa nel sangue e i media internazionali lo scoprirono solo dopo molto tempo. Allora non c'era internet, né i social network». Ma diversa oltreché la possibilità di accesso ai mezzi di comunicazione forse era anche la mentalità e la cultura con cui si affrontava la rivolta. La scelta della non violenza, per quanto non sempre facile da attuare, sembra oggi prevalente nella protesta araba. «La non violenza è un dato nuovo, di grande importanza- commenta lo scrittore algerino
-.Va di pari passo al rifiuto dell'integralismo religioso, delirante, malato che sul modello talebano vuole distruggere la cultura. Per anni-aggiunge Amara- in Algeria il fondamentalismo è stato usato come spauracchio da parte del governo. Meglio stare sotto una dittatura corrotta che almeno mi permette di leggere qualche libro e di andare al cinema, piuttosto che finire nel buio di uno Stato teocratico pensavano molti miei concittadini». Avendo evidentemente perduto ogni fiducia nelle istituzioni e nella politica. Amara Lakhous lo ha rappresentato in modo graffiante attraverso il personaggio protagonista di Un pirata piccolo piccolo, Hassinu, un quarantenne riottoso a farsi una famiglia come Dio comanda e che raggiunta l'età in cui Maometto ebbe l'illuminazione profetica, ancora brancola nel buio, fra difficoltà economiche e acrobazie sentimentali che ci fanno apparire in filigrana la devastante situazione di oppressione sociale delle donne algerine, costrette a sposarsi giovanissime. Usando la lingua sacra del Corano per parlare di tabù come il sesso e l'aborto, Amara Lakhous compiva così anche una "rivoluzione linguistica", innestando sull'arabo dei testi sacri accenti berberi, più liberi e laici, imparati da piccolissimo come lingua materna. Quello che ne esce alla fine è davvero un piccolo miracolo letterario di franchezza e fantasia. Tanto schietto e diretto che nessuno in Algeria volle pubblicarlo. Tanto esplosivo, da fargli rischiare la vita quando nel1995, infilato il manoscritto nello zaino, fuggì esule in Italia.