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Lakhous e i tre tabù dell'islam

Autore: Oliviero La Stella
Testata: Il Messaggero
Data: 2 luglio 2011

È quasi un romanzo la stessa storia del romanzo. Parliamo di «Un pirata piccolo piccolo». il primo libro scritto da Amara Lakhous, l'autore algerino reso noto in Italia da «Scontro di civiltà per un ascensore in Piazza Vittorio» e dal recente «Divorzio all'islamica in viale Marconi». Lo ha ripubblicato in questi giorni la casa editrice e/o ( 185 pagine, 17 euro), facendo finalmente approdare nelle librerie il romanzo giovanile di Lakhous: la prima edizione. infatti, curata nel 1999 da un piccolo editore romano, mille copie di tiratura, non ebbe nessuna distribuzione. Il manoscritto arrivò in Italia nel 1995 nello zaino dell'autore, fuggito dall'opprimente regime algerino sotto il quale non era riuscito a pubblicarlo. Il protagonista è Hassinu, quarant'anni, un uomo solo e sfortunato in amore: la ragazza che ama, Yasmina, è stata data in sposa a un ricco commerciante molto più anziano di lei. La famiglia lo ha preferito allo spiantato Hassinu, modesto impiegato delle poste algerine da quindici anni in lista di attesa per un alloggio statale. A costui, pertanto, non resta che rifugiarsi tra le braccia della bionda Malika, una donna costretta a prostituirsi da una società che non le perdona di essere fuggita da un marito violento e perverso. Hassinu non si impiccia di politica, perché sa che è pericoloso e con regolarità prega il Profeta e frequenta la moschea. Ma vive la religione come una pesante eredità. D'altronde non è il solo: «Chi vede quest'immensa folla piegarsi tutta insieme - dice - potrebbe credere che il bene abbia sconfitto il male».

In realtà «pochissimi di questa moltitudine adorano Dio per convinzione» Semmai credono che la religione possa offrire un'altra occasione «a chi ha perduto il treno in questo mondo». Hassinu in proposito appare scettico, disincantato. Così come lo è sull'unica possibilità di sottrarsi a questa vita triste e soffocante: la fuga. «Emigrare è difficilissimo di questi tempi». Tuttavia nelle giornate grigie dell'impiegato postale a certe ore si apre una finestra luminosa. È quella della televisione. Hassinu riesce a «piratare» le emittenti francesi, che gli offrono squarci di vita occidentale ma che, soprattutto, portano nella sua misera abitazione donne conturbanti e «liberate ». Attraverso Hassinu l'autore affronta, con la penna leggera e caustica che lo caratterizza, i tre tabù della società arabo-musulmana: la sessualità, la religione, la politica. «Ne viene fuori il ritratto di un'intera generazione e di un paese, l'Algeria, che ha anticipato in qualche modo – scrive Lakhous nell'introduzione - tutto quello che sta succedendo oggi nel mondo arabo: gli arabi vogliono il pane, la dignità e la libertà». Ed effettivamente «Un pirata piccolo piccolo» ci fa capire ciò che si sta verificando nei paesi arabi, oggi che la solitudine di Hassinu che vive la sua vicenda negli anni Novanta- è stata spezzata per merito di Internet, ovvero grazie a Facebook, Twitter e agli altri social network.