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Vite estreme con fantasmi e loschi SMS

Autore: Sergio Pent
Testata: La Stampa
Data: 20 agosto 2011

Il buongiorno si vede anche al pomeriggio, in questa stagione ricca di esordi felici: in piena «bella estate» - con l'aggettivo invero assai mutilato dalle manovre di governo - due autori non più adolescenti fanno capolino in libreria con tonalità espressive e ispirazioni fuori dal coro, isolati in una dimensione narrativa bizzarra, non solo - o non necessariamente - generazionale. I 48 anni di Sergio Garufi lasciano presupporre terremoti esistenziali ma anche biblioteche assalite da letture voraci e insaziabili. Con i suoi 37 anni Massimo Cuomo lancia un grido al di sopra di una quotidianità comunque sempre più precaria e lontana dalle certezze. Garufi gioca a rimpiattino con Calvino e Perec, Cuomo rilancia su terreni d'oltreoceano con sottotraccia gialla fittizia. Entrambi gli autori sono accomunati dalla volontà di raccontare vite estreme, destini sfiorati dal paradosso all'interno di realtà da dimenticare più che da ufficializzare per i posteri. Uomini e libri, nel destino del protagonista de Il nome giusto di Garufi (Ponte alle Grazie, pp. 234, e16): un milanese quasi cinquantenne muore investito sulla circonvallazione di Roma. Il suo fantasma vaga per la città, racconta l'appartenenza disincantata a una vita di riserva, quella di un intellettuale trafficone legato ai libri, al messaggio che ognuno di essi lascia nella memoria di chi li ha letti. Letture e percorsi, in una Roma recente transitata in lungo e in largo dallo spirito errante sulle tracce dei clienti che acquistano - da un libraio antiquario - i volumi che gli appartennero. Esplodono ricordi, citazioni, amicizie e riferimenti epocali, mentre in parallelo si delinea il viatico sentimentale del defunto, con le sue numerose donne, gli errori, le illusioni finali prima dell'incidente. La ricerca di un filo che leghi amori e letture, di un nome - quello giusto - che possa definire la consistenza anche minima di una vita stroncata: il senso del romanzo trova qui la sua conferma, nel percorso errabondo di un moderno sognatore in cerca di pace. Altrettanto stralunato, ma più consono a tematiche da commedia, il percorso del trentenne Marcello Zanzini in Malcom (e/o, pp. 281,e18), del veneziano Cuomo. Al di là delle consuete problematiche di moda - precarietà, crisi sentimentali, futuro incerto - il romanzo non lascia tregua pur nella sua leggerezza complessiva: il gioco è astuto e convince, ed è quello di una misteriosa scheda telefonica lasciata a Marcello da un barbone, che lo collega a tre sconosciuti messi in contatto fra loro da un indefinito Malcom. Tra bevute e scherzi con gli amici squinternati Tonno e Pino, è quasi urgente sapere cosa si cela dietro il losco giro di SMS che fa ritrovare infine il protagonista e i tre compagni di «contatto » all'appuntamento determinante. Niente di oscuro e tenebroso, semmai il beffardo segno di un'infinita banalità contemporanea, che ha fornito l'ispirazione per un romanzo sornione, ironico e beffardo nella sua analisi di un'epoca senza riferimenti. Questa, è ovvio.