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Sicarios. La frontiera che brucia

Autore: Edmund White
Testata: Internazionale (The Los Angeles Times)
Data: 27 agosto 2011

Le vulcaniche ma impeccabili opere di realismo sociale di Jefferson Parker continuano a far saltare i confini tra il genere documentario e la fiction letteraria. Il suo quarto romanzo della saga di Charlie Hood, Sicarios. La frontiera che brucia, è il nuovo capitolo di una serie che prevede sei libri ambientati sullo sfondo del traffico incrociato di armi e droga tra Messico e Stati Uniti. Recentemente i giornali hanno dedicato molte pagine a questa simbiosi mortale, ma nessun narratore di lingua inglese o spagnola è mai arrivato a ritrarne le profonde implicazioni così bene, o così astutamente, come Parker. Per entrambi i popoli la frontiera è sempre stata un confine morale e un limite dell’immaginario, oltre che una divisione politica, e nel suo nuovo romanzo Parker gioca abilmente con le ambiguità del paesaggio fisico e mentale. L’autore ha inoltre una mano esperta, e riesce a contrapporsi – in modo sofisticato e mai semplicemente ironico – a note e diverse memorie letterarie come i cowboy di Cormac McCarthy, lo sciamano indiano di Carlos Castaneda o il “prete dell’acquavite” di Graham Greene. Protagonista del romanzo è il temibile Charlie Hood, vice-sceriffo della contea di Los Angeles, incaricato dal governo federale di aiutare a bloccare il traffico di armi lungo la frontiera.

Stavolta Parker introduce un nuovo personaggio, un amico di Hood, Sean Ozburn, un altro agente federale infiltrato sotto copertura nel più sanguinario cartello messicano della droga. Poi Ozburn scompare. Si entra nel vivo quando Hood e i suoi colleghi improvvisamente perdono il collegamento attraverso cui controllano una casa sul lato statunitense della frontiera, usata dai sicari del cartello. Quando arrivano e trovano i banditi morti, recuperano anche un’immagine video in cui si vede Ozburn che taglia il collegamento. Hood si mette allora alla ricerca dell’amico, caduto sotto l’influenza di uno strano prete irlandese determinato a combattere il male non solo dal pulpito. Come in tutti i romanzi di Parker, il pae­saggio della California del sud è reso con occhio esperto. Il libro s’inserisce nella migliore tradizione hard-boiled, ma è anche un raffinato esempio di invenzione narrativa.