Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

Tu non sei come le altre madri di Angelika Schrobsdorff

Autore: Marilia Piccone
Testata: Wuz.it
Data: 1 settembre 2011

“Tesoro mio, non voglio renderti le cose ancora più difficili, per carità. So bene quanto sia dura per te, che ti sei sempre sentita tedesca e non ebrea. E ora a un tratto ti portano via tutto e per i tedeschi non solo non sei più tedesca, non sei più… non riesco nemmeno a dirlo. Ho sempre avuto paura per te, non perché mi aspettassi una cosa del genere - chi avrebbe mai potuto immaginare fosse possibile una cosa così orribile -, ma perché è sbagliato e pericoloso rifiutare quello che siamo, quello che siamo predestinati a essere, non importa da chi o da che cosa".

No, non è affatto come le altre madri, Else. Else, nata Else Kirschner, poi Else Schwiefert quando sposò Fritz, il suo primo amore. Else Schrobsdorff quando diventò la moglie di Erich ‘il Buono’, padre di Angelika che ha scritto questo bellissimo libro sulla vita di sua madre. Else Lingorsky, dopo aver sposato il bulgaro Dimiter Lingorsky, l’uomo che Erich Schrobsdorff le aveva ‘comprato’ come passaporto per fuggire in Bulgaria nel 1939, dopo che la Notte dei Cristalli del 9 novembre 1938 aveva spazzato via qualunque illusione gli ebrei di Germania si fossero fatti sul regime hitleriano.

Else non è come le altre madri perché crede che si debba fare un figlio con ogni uomo che si ama veramente. E non si limita a pensare che sarebbe bello fare così - ognuno dei tre figli di Else è un figlio dell’amore per un uomo diverso: Peter, figlio di Fritz Schwiefert; Bettina, che portava il cognome Schwiefert anche se era figlia di Hans (gli assomigliava talmente che solo i nonni Kirschner potevano credere che Fritz ne fosse il padre); Angelika, figlia di Erich Schrobsdorff.

Else non è come le altre madri perché ha l’audacia di sfidare le convenzioni - e non era facile per una donna nata nel 1893, figlia di agiati commercianti ebrei non osservanti. Else è vivace, spumeggiante, curiosa, intelligente. Else segue il suo istinto. Else è la gioia di vivere. È bella anche se non bellissima, di certo non di una bellezza ariana con la sua pelle un poco olivastra e la grossa treccia di capelli scuri. Ma è proprio la sua forza vitale ad attrarre gli altri. Else ci prova, ad essere la brava figlia obbediente che accetta il matrimonio combinato dai genitori. Ma non ce la fa e scappa con Fritz, lo squattrinato pennivendolo goy che papà e mamma Kirschner non possono accettare come genero. Finiranno per accettarlo, davanti al bambino i nonni cedono. E poi i Kirschner sono troppo buoni e ingenui per capire i comportamenti di Else che vanno al di là della loro immaginazione. Quando la bella casa che hanno regalato a Else diventa un po’ troppo affollata, quando ci convivono mariti, mogli, amanti, i Kirschner credono a quello che Else vuol fare credere loro, che è la crisi del dopoguerra che li ha portati tutti insieme. In fin dei conti, perché turbarli e farli soffrire? Else predilige gli uomini tedeschi, Fritz, Hans, Erich. D’altra parte lei è tedesca, non ha mai avuto nulla a che fare né con la religione né con la cultura ebraica. Quando la famiglia junker di Erich storce la bocca davanti a questa donna divorziata e ebrea, Else si stupisce. Ci vorrà Hitler con i suoi discorsi farneticanti e lo sgocciolamento inesorabile delle leggi antiebraiche per ricollocare Else nei ranghi della gente a cui neppure sa di appartenere. E ci vorrà anche tempo prima che Else accetti la realtà del pericolo e la necessità di mettere in salvo se stessa e i suoi tre figli mischlinge che avevano padri ariani.

È la figlia Angelika, scrittrice molto famosa in Germania, a raccontare la storia della madre e della sua famiglia, alternando la narrativa in terza persona a quella in cui è l’io narrante a prendere il sopravvento, soprattutto nella seconda e terza parte del libro, quando Angelika è dapprima una bimba difficile e poi un’adolescente difficile che non si rassegna all’esilio forzato a Sofia. Perché anche per Angelika, come già per Else, quello che sta avvenendo in Germania è inaccettabile perché incomprensibile. E la Germania resta la patria idealizzata, il modello di ordine, di correttezza, di civiltà senza pari. Malgrado l’evidenza.

Tu non sei come le altre madri è un libro indimenticabile. Perché è la storia - ricchissima, allegra, triste, contrastata, drammatica - di una donna d’eccezione che percorre metà del secolo passato (Else Schrobsdorff è morta nel 1949), nell’allegria dei ruggenti anni venti e nella tragedia del nazismo. La storia di una madre che riesce ad essere madre oltre che amante e donna e che sopravvive ad un figlio (tu non sei come le altre madri: i bei versi in apertura del libro sono di Peter, morto ventottenne nelle fila della resistenza francese). La storia della Germania della repubblica di Weimar e di Hitler, quella degli ebrei tedeschi colpevoli di non aver creduto l’incredibile, e anche la storia (breve) della Bulgaria che si sentiva al sicuro da Hitler.
Avremmo voluto una fine più felice per una donna indimenticabile.