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"Tutto accade oggi", l'adolescente a cui tutto accade prima

Autore: Lucilla Noviello
Testata: Affaritaliani.it
Data: 1 settembre 2011

Il titolo del romanzo di Jesse Browner; Tutto accade oggi, edito da e/o, appena uscito in libreria, annuncia la felice traduzione  non solo di un identico paradigma inglese, ma anche di un abusato concetto di carpe diem a cui spesso ricorrono molte riflessioni sociologiche – o presunte tali – sulla forzata concentrazione verso il presente o la contemporaneità in generale di molte esistenze umane, e non solo giovanili. Tutto accade oggi è invece la scelta linguistica di un autore americano, che ha vissuto a lungo in Europa prima di stabilirsi a New York che per mestiere fa il traduttore, prestando perciò alle parole un’attenzione a volte minuziosa altre concentrandosi sulla visione d’insieme, come osservando un panorama. Questo titolo, sconsolatamente, ma anche razionalmente, perentoriamente,  introduce e insieme definisce il tempo del protagonista: un adolescente. A lui tutto sembra accadere per la prima volta, sia perché gli appaiono nuove le esperienze sia perché le percepisce con un’emozione che non conosce. E tale emozione è spesso cadenzata da continue citazioni letterarie che Wes – questo è il nome del protagonista – trae dai libri che segnano la sua formazione: Tolstoj di Guerra e pace oppure Borges e la sua biblioteca infinita. Wes è curioso, ma ci appare soprattutto colto – il lettore si chiede spesso perché i figli dei suoi amici, i suoi nipoti oppure  i suoi stessi ragazzi non abbiamo verso i libri un atteggiamento simile a quello di Wes, perché non conoscano così bene il significato metaforico delle storie, quello morale o anche semplicemente la trama. Ma non solo. Wes è colto perché conosce il significato dell’arte: essa è lì per il piacere e per il pensiero. Lui stesso evoca o si aggrappa al senso artistico della bellezza quando diventa triste o si intenerisce guardando la sua sorellina oppure suo padre, di notte. Osserva e percepisce gli errori commessi da quell’uomo, lo vede nel suo insieme e nel suo particolare, lo raccoglie in uno sguardo unico di amore e distacco, che lo commuove non solo per lui, ma anche per se stesso. Prova qualcosa che somiglia alla pietà per  gli inevitabili errori di un padre, di un uomo, di una società newyorkese per caso ma umana per davvero. Un intero mondo immerso in un continuo, fluido, inevitabile presente, all’interno del quale tempo e spazio si fondono, come nella biblioteca di Borges, anche se per Wes non è quella la soluzione. Sua madre è malata e lui è stoico, come ogni adolescente. Ma poi si differenzia dai suoi coetanei perché sa apprezzare l’ironia. Non sempre comprende fino in fondo le prese in giro però ne coglie uno dei significati: “nutriva il sospetto che chi si trattiene dallo sbeffeggiarti ti disprezza segretamente.”