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Lupi di fronte al mare

Autore: Fabio Baccelliere
Testata: fabiobaccelliere.blogspot.com
Data: 6 settembre 2011

Carlo Mazza è al suo esordio letterario, ma leggendo "Lupi di fronte al mare" (edizioni E/O) non si direbbe davvero. L'autore barese, infatti, ha costruito un romanzo "giallo" dall'intreccio complesso ma ordito con sapienza, grazie al pieno controllo delle linee narrative, al "montaggio" serrato tra le sequenze (con un utilizzo di set up/pay off - semina/raccolta - e di "taglio" inter-scena di matrice cinematografica), alla gestione sapiente delle pause, alla cura certosina nell'oliare i meccanismi della detection investigativa vera e propria.
Un'architettura perfetta, insomma, impreziosita dalla specularità, costruita per via oppositiva, dei due archi drammaturgici principali, quello del "cattivo", l'avvocato Spadaro, e quello dell'eroe, il commissario Bosdaves: una discesa agli Inferi contro una risalita dagli Inferi, una caduta per avidità e una rinascita dalla propria accidia. Un'opposizione che non è soltanto strutturale, quindi, ma anche e soprattutto "tematica": e non sempre nei romanzi gialli questa "osmosi" tra architesto e sottotesto riesce in modo così fertile, essendo d'altronde un'operazione di "profondità" non proprio semplice.
Ed é proprio all'altezza di tale profondità (mi si passi l'ossimoro) che il romanzo trova, a mio avviso, il suo peso specifico ed il suo "valore aggiunto letterario". Direi meglio: la sua "urgenza". Nella capacità, cioè, di sollevarsi a racconto morale (ma non moralistico) e ad affresco di un'epoca: un'epoca in cui l'avidità di denaro costituisce il motore immobile delle dinamiche sociali, in cui il potere si delinea come saccheggio sistematico del bene comune e dove il Bene stesso si costituisce come complice involontario del Male, quando si abbandona alla rassegnazione e al disincanto passivo. Utilizzo le parole "Bene" e "Male" in via puramente "funzionale": nel romanzo non c'è, infatti, un'opposizione manichea tra loro. C'è, piuttosto, un contrasto tra "ordini sociali": quello dei "lupi", le cricche avide di potere e di possesso, e quello degli "agnelli", le persone normali con vite normali, non dedite all'accumulo del superfluo ma piuttosto impegnate nella rincorsa del necessario. Tra di loro, il commissario Bosdaves, un eroe disorientato che sembra più preso dai propri disastri affettivi che dalle indagini vere e proprie, che nei fatti sono svolte da Martina, la sua amica giornalista (un'intrigante aiutante dell'eroe, alla quale Mazza affida il ruolo fondamentale di riportare Bosdaves alla vita - un Orfeo in vesti femminili, insomma, ma che riesce a non voltarsi all'uscita dell'Ade) e dal tenente Sallustio, tanto pedante nel rispetto delle regole del proprio lavoro quanto Bosdaves è pedante nel fare a modo suo. Le indagini, a dire il vero, sono facilitate dagli errori di chi ha commesso i delitti: elemento non da poco, perchè, come direbbe Ariosto in un racconto di detection quale l'Orlando Furioso strutturalmente è, "il peccato guida il peccatore". Vale a dire: tutte le azioni del peccatore, non soltanto quelle volte al compimento del crimine, sono condizionate dal suo peccato. Ed è quello che accade all'avvocato Spadaro, la cui avidità è la sua colpa ma allo stesso tempo la sua punizione, poichè gli fa compiere i passi falsi che faranno fallire il piano di scalata alla Banca Normanna. E' il Male stesso, insomma, che si autocondanna, in un meccanismo "tragico" rovesciato, applicato, cioè, non più agli eroi ma agli anti-eroi. Una visione pessimistica, quella di Mazza, ma allo stesso tempo realistica: la forza di certi nuclei di potere è tale che soltanto se stessi, probabilmente, sono in grado di sconfiggersi, nell'assolutizzazione folle del proprio ruolo e del proprio essere.
Di fronte a tutto questo, la ricerca esistenziale del disorientato commissario Bosdaves è la ricerca di tutti noi: finalizzata a ritrovare nella semplicità di un quotidiano normale, ma mai banale, l'anticorpo necessario a sopravvivere in un mondo di lupi, che se potessero, parafrasando il titolo, divorerebbero anche il mare. Non è, però, una ricerca "regressiva", di pura retroguardia, poiché Bosdaves cerca pur sempre di sconfiggerlo, questo Male, e in un modo o nell'altro ce la fa; è la ricerca, questo sì, di chi sa che prima della Lotta c'è bisogno di una casa sicura alla quale tornare. Di una Stella polare a cui affidarsi per orientarsi nelle tante pericolose notti di cui è fatta la vita.