Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La ballata di Mila, di Matteo Strukul

Autore: Matteo Righetto
Testata: Sugarpulp.it
Data: 6 settembre 2011

Una lotta sanguinaria tra una banda di criminali cinesi da una parte e una di malavitosi locali dall’altra, con a capo Rossano Pagnan. Tra questi, Mila Zago aka Red Dread, una predatrice nata, pronta a tutto e spietata come una belva.
Un’eroina con i dreadlocks rossi, gli occhi verdi, il seno “gonfio e sodo”.

Aspettavo questo esordio letterario da tempo.

Lo aspettavo con trepidazione, fiducia e soprattutto tanta curiosità, per certi versi simile a quella che provavo al liceo, quando una volta terminato il mio tema, ero curioso di leggere anche quello del mio compagno di banco. Con Matteo Strukul infatti è un po’ la stessa cosa, avendone convissuto in questi anni la grande passione e l’incredibile dedizione con le quali egli ha inseguito l’ispirazione e le suggestioni che hanno poi dato vita al meraviglioso e fatale personaggio protagonista del suo esordio.

E adesso che finalmente ci siamo, posso dire che l’attesa non è stata affatto vana e che nessuna delle mie aspettative è stata minimamente tradita.

Con questo suo primo romanzo infatti, Strukul si presenta al pubblico con la sicurezza del narratore navigato e decide di farlo giocandosi da subito una carta straordinaria: quella del coraggio. Già, proprio così, perché per scrivere un romanzo come “La ballata di Mila”, di coraggio ce ne vuole da vendere, non solo perché in Italia è cosa dura fare breccia proponendo soggetti di questo tipo e misurandosi con il pulp nudo e crudo, genere scelto dall’autore per raccontare questa storia pregna di azione, suspense, sangue e violenza, ma soprattutto perché egli decide di ambientarla in un territorio letterariamente “lontano” (finora) dall’immaginario collettivo degli appassionati di una certa letteratura di genere, storicamente e tradizionalmente legata ad ambienti a stelle e strisce o con gli occhi a mandorla.

Il Veneto d’oggi scelto come scenario di una lotta senza quartiere, dunque, dove tutte le attività e gli affari in cui sono coinvolti i personaggi della vicenda hanno a che fare con: riciclaggio di denaro sporco, traffico e sfruttamento di esseri umani, riduzione in schiavitù e molte altre nefandezze realistiche quanto un qualunque articolo di cronaca nera odierno.

E questa scelta “territorialista” di Strukul, oltre che testimoniare un grande amore per la sua terra d’origine, risulta essere perfettamente in linea con la filosofia del manifesto Sugarpulp, finendo per fare centro e ottenere due splendidi risultati: quello paradossale per cui si dimostra che attraverso il genere pulp si può raccontare il vero più che attraverso altri generi letterari, e quello di riuscire a far divertire e sorridere nonostante i drammatici temi di fondo trattati (affiancando, ad esempio le Triadi cinesi e le Tigri di Shaolin a personaggi che rievocano soprannomi nostrani, quali “Trippa” o “Poenta”, strappando il sorriso al lettore grazie al prezioso ingrediente dell’ironia.

Ma il punto non è questo.

Se infatti dovessimo soffermarci quasi esclusivamente sulla figura della protagonista, la pur incantevole e mozzafiato Mila Zago, e sul suo terribile passato (già abbandonata dalla mamma, assiste all’uccisione del padre poliziotto e poi viene stuprata dai suoi assassini), finiremmo per non riconoscere il vero valore di questo romanzo e i grandi meriti del suo autore.

Al di là infatti di quello che rappresenta Mila Zago come personaggio pulp e al di là pure della sua personalissima e appassionante storia di vendetta (ottima spettacolarizzazione delle sequenze, nitida descrizione dei luoghi, brillanti pagine di diario-confessione della protagonista), al di là di tutto ciò, se noi ci fermassimo qui, finiremmo colpevolmente per sottovalutare quella che, di fatto, è un’opera di grande denuncia sociale.

“La ballata di Mila” infatti è un romanzo che scava, osserva, analizza dettagliatamente e ci presenta una vera e propria mappa della criminalità cinese organizzata che nel corso degli ultimi anni si è radicata nel nordest. Questo, il grande valore aggiunto del romanzo in questione.

Mila Zago di per sè non è infatti poi così diversa da tante eroine già protagoniste del filone letterario e cinematografico della revenge novel tanto in voga da qualche tempo a questa parte: per certi versi una splendida miscela tra Geum-Ja di Park Chan-Wook, Ljudmila Horvat di Custerlina, Liesbeth Salander di Larsson e altre ancora, certo, con una carica erotica prorompente (portatrice di una femminilità molto fumettistica, in questo senso) e superiore a quella presente negli esempi citati. Ma la differenza vera sta proprio nel fatto che qui vengono sviscerate le reti, le connivenze e le attività di una realtà criminale che non si vede, ma che esiste e si muove ogni giorno attorno a noi.

E a tale proposito è chiara e netta in questa nuova collana diretta da Colomba Rossi, l’impronta di Massimo Carlotto, che su questo fronte non conosce rivali in Italia.

Ma tutto il libro è ben concepito.

Come non parlare infatti del linguaggio scorrevole, dei colpi di scena eccezionali, del ritmo incalzante e delle perfette tensioni narrative, tutte vive e ben calibrate dalla prima all’ultima riga?

Insomma, davvero un esordio esaltante e assolutamente promettente.

In bocca al lupo, Red Dread!