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La passione non si insegna

Autore: Valentina Pigmei
Testata: Grazia
Data: 23 settembre 2011

Quando telefono per intervistarlo, Alexander Maksik, 38 anni, americano di origini russe, è appena salito in aereo. Maksik vive in America, in Iowa, dove insegna scrittura creativa, ma appena può scappa a Parigi, dove vive «non lontano dai Giardini di Lussemburgo». La stessa Parigi che fa da sfondo al suo Non ti meriti nulla (edizioni E/O), una storia raccontata da tre diversi punti di vista: quello di Will, un giovane professore di Lettere, innamorato del proprio mestiere; quello di Gilad, studente di origini arabe, figlio di genitori problematici, quello di Marie, 17enne, "dai famosi seni pesanti", bella e disinibita. I loro destini si incroceranno, in maniera piuttosto prevedibile, nei corridoi di una scuola internazionale per i rampolli di famiglie facoltose e per le strade di una città in rivolta contro la guerra in Iraq. Ma non è la trama che conta in questo esordio definito dalla scrittrice Alice Sebold «serio, intelligente, semplice, bello». Contano le domande che Maksik ci pone: queli sono i limiti dell'intelletto applicati alla vita quotidiana? Come si può insegnare la passione e non riuscire a viverla?

«Tutto può cambiere, ma solo con l'abbandono», dice Will. Che cosa significa?
«I momenti più importanti, quelli per cui vale la pena vivere, sono quelli in cui ci si abbandono, ci si libera dal giudizio, dal rimpianto, dalla paura. L'abbandono è la vera natura della passione.»

Un insegnante può approfittare del suo sex appeal?
«Non sono sicuro che Will sia un seduttore o un donnaiolo. È un uomo carismatico, sexy, ma in classe, davanti agli studenti, usa solo le qualità utili alla sua professione: è insegnare che lo eccita».

Eppure ha una storia con una studentessa...
«La sua relazione con Marie nasce più che altro dalla solitudine. E infatti non ci guadagna nulla, anzi, perde l'unica cosa che per lui conta davvero: i suoi studenti».

Perché Will accetta l'amore di Marie se non è in grado di ricambiarla?
«Di certo il suo passato ha una parte importante in questa incapacità, e anche la sua depressione latente. Ma sta di fatto che non ama Marie e non perché; sa che dovrebbe stare con una donna più adulta e più sicura, ma non ha il coraggio di farlo, proprio quel coraggio che insegna ai suoi studenti. E alla Will fa quello che fanno gli uomini in questi casi: è codardo e si giustifica con una vecchia idea di mascolinità».

In un ipotetico sequel, Marie si salverebbe?
«Penso di sì. Di certo soffrirà e cambierà, ma alla fine vivrà una vita di cui invece Will sa soltanto parlare. Ho sempre pensato che Gilad e Marie fossero i personaggi più forti e coraggiosi del romanzo.»

Anche lei, come Will, ha fatto l'insegnante a Parigi...
«Sì, per qualche anno. E quell'esperienza mi ha influenzato nella scrittura. Ma c'è ben poco di autobiografico: anche io insegnavo, ma in una scuola molto diversa, con aule senza finestre, dove ripetevo di continuo "This is a table. Is this a table?”».