Seguici

Facebook
Twitter
Instagram
Newsletter

La giustiziera della notte

Autore: Diego Zandel
Testata: La gazzetta del mezzogiorno
Data: 26 settembre 2011

Da anni ormai si è sdoganato il giallo italiano, anzi, è talmente cresciuto e dotato di una sua personalità, per la sua capacità, più di altra narrativa, di denuncia sociale, da essere protagonista di non pochi, autentici successi, anche internazionali. Basta ricordare i nomi di Macchiavelli, Lucarelli, Camilleri, De Cataldo, Carlotto, Carofiglio, che per orizzonti hanno rispettivamente Bologna, la Sicilia, Roma, il Nordest, Bari. Negli anni Cinquanta e Sessanta, si ricorderà, erano invece poco credibili gli ambienti, i poliziotti, i criminali italiani, accusati di emanare un mondo troppo provinciale, tanto da spingere alcuni autori ad assumere nom de plume americani e ambientare le loro storie in un'America direttamente presa dai libri e dai film che arrivavano d'oltreoceano, acquisendone finanche il linguaggio. Oggi tutto ciò è stato non solo ampiamente superato grazie agli autori citati ed altri ancora, ma lo dimostra anche la produzione dei nuovi, più giovani giallisti, formatisi sulle loro opere, ma anche ormai nati e cresciuti in una società che non è certamente più quella dei loro nonni, e che non si pongono neppure il problema se ambientare le loro storie in Italia o men o. È il caso, ad esempio, di Matteo Strukul, classe 1973, che ha appena pubblicato, nella collana «Sabot/age», curata da Massimo Carlotto per l'editore E/O, il romanzo La ballata di Mila, che si svolge a Padova e dintorni, ed ha personaggi che si chiamano Rossano Pagnan, Ottorino Longhini, Musso, Trippa, Poenta, mentre solo alla protagonista - una sorta di giustiziera della notte - viene riservato un nome un po' più esotico di Mila Zago. Il fo c u s punta sulla guerra tra bande locali e bande cinesi per il controllo criminale del territorio, il tutto però preso a pretesto, in questo caso, non tanto per una denuncia sociale alla Carlotto, quanto per raccontare una storia di vendetta personale: quella di Mila Zago nei confronti di Rossano Pagnan, capo della banda dei veneti, che le aveva ucciso i genitori per poi, successivamente, violentarla. Mila, che per tutta la vita si è addestrata ad essere una superwoman per poi un giorno farla pagare a Pagnan, farà in modo di alimentare la rivalità tra le due bande, in una sorta di gioco al massacro che, attraverso un diario fatto pervenire alla procuratrice di Padova Chiara Berton, vuol essere la sua risposta personale alla inanità della legge. Se quest'ul - tima è stata incapace di fare giustizia e il Pagnan continua la sua attività criminale, per altro con la complicità delle istituzioni, tanto vale farsi giustizia da soli, è la discutibile tesi di Mila. Detta così, la linea narrativa potrebbe non spostarsi di molto rispetto agli autori citati, in particolare Carlotto che gli fa da padrino. In realtà, rispetto ad essi, c'è un aspetto nuovo, ed è quello rappresentato dalla forte contaminazione fumettistica del racconto, non solo nella rappresentazione sociale, quanto soprattutto nella scrittura, che si rifà ampiamente al linguaggio dei fumetti. Si possono leggere diverse pagine del genere: «La palla schizzò via dalle mani mordendo avida la pista e disegnando una curva a effetto che terminò esattamente contro la rotula destra di Longhin. Crack! 'Mmmpf '. Mugolio di dolore ». Oppure: «Musso esplose un colpo. Sparo. Impatto. Urlo. Fiotto di sangue sul pavimento». Dove, ad ogni punto, segue il cap ove r s o. È indubbio che c'è più di uno sguardo alla graphic novel, c'è una cultura diversa, più visiva, della scrittura, figlia di un mondo in cui le immagini prevalgono sulla parola scritta. Per il resto c'è forse, inconsapevolmente, uno sguardo indietro, molto indietro, quasi ai giallisti italiani che imitavano gli americani, riportando, seppur qui all'insegna del gioco e del divertimento, battute e descrizioni ironiche o sarcastiche, prese direttamente dalla scuola hard-boiled d'importazione. Per cui descrizioni come ne troviamo nel romanzo di Strukul: «Il riscaldamento andava a pieno regime e all'interno del locale c'era una temperatura subtropicale che, a confronto, avrebbe fatto sembrare l'inferno uno stadio canadese da hockey su ghiaccio»; oppure: «Dal tetto della fornace abbandonata dominavano la scena come avvoltoi in attesa di carcasse da spolpare» avremmo potuto tranquillamente trovarle anche nei romanzi d'allora.