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ALLIGATORE NEL BRENTA: Le mafie nel profondo veneto

Autore: Marco Romani
Testata: La Rinascita della sinistra
Data: 21 maggio 1999

A colpi di cocktail, mischiando alcool su alcool e buttando giù qualche pasticca per ammorbidire la sbornia, l'Alligatore si ritrova ancora in mezzo ad un intricato caso da risolvere.

Dopo la felice parentesi de Le Irregolari , Massimo Carlotto torna al suo vecchio protagonista Marco Buratti, in arte Alligatore, per raccontare una sua nuova avventura, sempre in coppia con Beniamino Rossini, malavitoso vecchia maniera che continua a lavorare in proprio trasportando sul suo scafo armi e persone, ma mai la droga.

In Nessuna cortesia all'uscita l'investigatore si trova al centro di un regolamento di conti della Mafia del Brenta, con lo spietato ed elegante boss Tristano Castelliche inspiegabilmente sta facendo fuori, uno a uno, tutti i suoi esattori. A scaraventare Alligatore in questa guerra è Giorgio Barison, uomo fidato di Castelli, che si occupa di ritirare il pizzo delle case da gioco di Venezia, ma che il capo vuole di colpo freddare. Ad Alligatore viene chiesto di fare il "paciere" tra i due e capire cosa sta avvenendo nell'organizzazione. Ma la missione fallisce e anche Buratti entra nel mirino degli uomini della mafia e per salvare la pelle ricorre al solito Beniamino e a Max la Memoria, un latitante "politico" condannato a 18 anni e che si nasconde in una villetta fuori mano dove ritaglia, archivia e rielabora informazioni su tutti, aiutato dalla sua donna, una sudamericana che suona per le strade delle cittadine ricche e ben pensanti del profondo Veneto. Ma a tenere in scacco Alligatore e Rossini non sono solo i mafiosi di Tristano, ma anche i poliziotti che in un posto di blocco fermano i due e li accusano di traffico di stupefacenti dopo che nella loro macchina spunta fuori un sacchetto di eroina. Anche gli agenti sono alla ricerca di Barison, che Alligatore e socio hanno fatto sparire mettendolo al sicuro in un casinò croato. Perché sia la polizia sia Tristano cercano tanto insistentemente un mafiosetto insignificante? Tra azioni, spiate, agguati, omicidi, intimidazioni, ricatti, si scopre che il capo della mafia sta preparando ad arte la sua carriera di pentito, ma prima di costituirsi vuole capitalizzare le sue attività. Con un bel gruzzolo si vive meglio, ma i testimoni sono sempre scomodi.

Un giallo, questo di Carlotto, in piena regola, che si legge d'un fiato ma che è in realtà un grande libro-inchiesta sulla malavita di questi ultimi anni e sulle sue attuali "ristrutturazioni". Per alcuni anni la mafia del Brenta, nutrita di simbolismi e di contatti siciliani, si era proposta come "un esponente di punta del "fai da te" che aveva reso famoso e ricco il Nordest", riciclava denaro che investiva sulle piccole industrie venete, importava famiglie intere di cinesi per fornire la manodopera di laboratori-lager che riuscivano a produrre jeans, borse e scarpe per due lire, controllavano il territorio mettendo a libro paga disoccupati e poliziotti corrotti. Ora non più. La caduta del muro di Berlino, il disfacimento economico e sociale di interi paesi hanno squassato tutto. I nuovi padroni sono i boss, armati fino ai denti, della mafia russa, gli spietati malavitosi albanesi che violentano le ragazzine per poi sbatterle sulla strada, e poi i bielorussi, i rumeni, i macedoni... "E' la fame che li spinge, e il Veneto è ricco, è un boccone prelibato".

Tristano ha capito, prima di ogni inquirente, che la sua carriera è giunta al termine, con le armi non riuscirebbe mai a contrastare questa marea che avanza e che si è già trovata i contatti giusti. Con la sua "smania di voler arrivare alla verità sempre e comunque", Alligatore racconta tra le righe la storia di un boom economico fatto di flussi di denaro, che arrivano per lo più da estorsioni e droga risciacquati nelle piccole imprese familiari, fatto di villette pulite e ordinate nel cui retro, ammassati come bestie, lavorano per venti ore al giorno famiglie intere di immigrati che, fuggiti dalla fame, si sono ritrovati in un infernale mattatoio. "Nessuna cortesia all'uscita", ricorda Beniamino, è la formula che gli ebrei del ghetto di Varsavia usavano per dire che per tagliare la corda erano disposti a tutto, e per l'Alligatore e Rossini è l'unico modo per venir fuori da quel pantano che è la loro vicenda, da quel pantano che è un intero contesto in cui anche la polizia, anche quando non corrotta, usa metodi e tattiche fin troppo fantasiose.

Un libro duro, aspro, in cui la sostanziale positività dei protagonisti (Alligatore, Rossini, Max) è da Carlotto continuamente contraddetta, anche se, a tratti, il rischio del "tutto tondo" viene corso e una luce romantica ritaglia le sagome addolcendo i contorni.