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Quegli affetti precari nel Nordest della crisi

Autore: Massimiliano Melilli
Testata: Corriere del Veneto
Data: 6 ottobre 2011

È come un gioco di prestigio, il romanzo d'esordio di Massimo Cuomo, Malcom (edizioni e/o). L'autore, nato a Venezia, cresciuto a San Donà di Piave, laurea in Scienze della comunicazione a Bologna e una vita al presente a Portogruaro, si addentra nell'oscenità di un mondo rovesciato, in cui l'apparire vince dappertutto sull'essere e dove a stabilire le "nuove" regole del gioco sono i soliti, "vecchi" detentori del potere. Con una prosa tagliente e ammaliante, Cuomo ci fa conoscere a amare Marcello Zanzini, l'antieroe del nostro tempo: cade, si rialza e quando cammina di nuovo con le proprie gambe, ha finalmente imparato come cacciare via i demoni e a riconoscere un angelo. Cuomo racconta così il suo esordio: «Ho covato il desiderio di scrivere un romanzo per molti anni e ad un certo momento mi sono sentito sufficientemente maturo per provarci. Allora ci ho dedicato serate, notti e fine settimana. E all'inizio - riflette - quando mi sono chiesto cosa avrei voluto raccontare, è venuto naturale concentrarmi sugli aspetti della vita che mi stanno maggiormente a cuore: l'anticonformismo inteso come la capacità di pensare e agire con la propria testa, il dare la precedenza all'essere sull'apparire, l'avere il coraggio di inseguire i propri sogni».

Un romanzo che riporta con ironia ma anche con crudezza in primo piano quel mondo del lavoro e degli affetti che, sempre più spesso nel Veneto di oggi, per i trentenni, rappresentano il territorio di confine. Come se non bastasse il destino ci mette uno zampino. Così la domenica di un luglio bollente travolge Zanzini con l'improvviso licenziamento dalla BigBiz, l'azienda in cui sognava una brillante carriera da manager. «Nel disegnare Zanzini non ho mai avuto la pretesa di raccontare un'intera generazione - confessa Cuomo - ma di raccontare un'esperienza, un punto di vista. Ci tenevo molto a descrivere un antieroe che suscitasse simpatia e un certo tipo di ammirazione. Perché a trent'anni, se lo vuoi, puoi cambiare il mondo: è che quando esci dall'università e ti affacci sul palcoscenico del lavoro rischi di non avere la necessaria consapevolezza e autostima».

Dopo il licenziamento anche la batosta dell'amore. La sua Arianna lo tradisce con un venditore di aspirapolvere. È come una discesa agli inferi per il protagonista. Zan (verosimile il nomignolo, anche nella realtà) si sottopone a improbabili colloqui di lavoro, e per tirare a campare mette all'asta su ebay i mobili di casa. Cede persino gli album di figurine Panini. Ma ecco che, in una piazza deserta immensa, un misterioso barbone gli regala una scheda telefonica che alla resa dei conti gli cambierà la vita. Avvolgente la trama, fluido lo stile, Malcom è un romanzo che andrà lontano, nonostante lo stile schivo dell'autore. Che confessa: «Più che uno scrittore, per il momento mi sento uno che ha scritto un libro. La mia aspirazione principale è riuscire ad emozionare e stimolare una riflessione. Per questo, quando scrivo, mi sforzo prima di tutto di essere comprensibile: ho tanti amici che leggono pochissimo, quando scrivo penso anche a loro».

Una breve pausa e lo scrittore che non ama definirsi tale, ragione: «Posso ritenermi fortunato: ho esordito con una casa editrice importante senza avere alcun contatto diretto, ho spedto l'opera e mi hanno scelto. Ma ho la sensazine che nei cassetti italiani ci sia tanta roba buona che non arriva a essere pubblicata perché le case editrici sono inondate di manoscritti».

Quello stesso manoscritto diventa romanzo che ora prende il lettore per mano e lo guida nella vita di Zan. C'è il suo passato che ritorna, gli improbabili scherzi che gli amici di sempre, Tonno e Pino, gli confezionano e a quelli che la vita confeziona loro, mettendoli a dura prova. Per Zanzini è una corsa ad ostacoli lungo la palude di un'esistenza dove v'è ancora spazio per l'amore ma bisogna fare i conti con la parola lavoro. Ancora una chiosa di Cuomo: «Ho la sensazione che el paron stia invecchiando e che i suoi figli siano finalmente pronti a sostituirlo con uguale senso pratico ma con una diversa apertura all'innovazione e ad una migliore qualità del lavoro. Sono piuttosto ottimista, anche perché in Veneto abbiamo tante risorse: ci sono parecchi Zanzini in giro. L'importante è non farli scappare all'estero».