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Amara Lakhous, Un pirata piccolo piccolo

Autore: Giulia De Martino
Testata: Scritti d'Africa
Data: 17 ottobre 2011

Per questa recensione mi si conceda, eccezionalmente, di andare sul personale, per un autore che ho seguito da poco dopo il suo arrivo in Italia. Era il '99 quando mi capitò tra le mani uno strano libro che da una parte si leggeva in italiano e dall'altra in arabo, edito a spese dell'autore per la Arlem edizioni: in tutto 1000 copie senza distribuzione, la circolazione quella dell'associazionismo  che si occupava di immigrazione e intercultura.
 Il titolo Le cimici e il pirata alludeva al protagonista Hassinu che si sentiva un pirata  in un mondo di cimici  con  annessa identificazione con l'antico antenato, il Reis Hamidou ben Ali, pirata barbaresco morto nel 1815.
Fu amore a prima vista per me che avevo frequentato l'Algeria dal 1979 al 1984  e addirittura conosciuto da vicino la tipologia dell'impiegato alle poste Hassinu, sfigato, iroso contro tutti, tradizionalista ipocrita e lanciato verso le novità ad un tempo, vittima e carnefice di un sistema sociale e politico che sembrava impossibile scalfire. Il romanzo appariva fresco, con un turpiloquio insolito in un romanzo arabo e con il confronto immediato con tre grossi
tabù:  la sessualità, la politica e la religione, cosa non scontata per quegli anni di islamismo rampante e con l'Algeria alle soglie di uno scontro di potere che sarebbe sfociato nella guerra civile. Gli feci una recensione entusiasta su una rivista del Cipsi dal titolo 'Solidarietà internazionale'...facendo guadagnare ad Amara i classici 25 lettori manzoniani.
Oggi che Amara Lakhous è un autore di successo, dopo Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio e Divorzio all'islamica a viale Marconi, la stessa casa editrice ha deciso di ripubblicare, ritoccandolo qua e là, il primo romanzo, manoscritto pericoloso in valigia, che aveva attraversato il mare insieme all'autore, nel 1995, in fuga dal terrorismo che in quegli anni se la prendeva con giornalisti, insegnanti e intellettuali. Ma la riproposta è  dovuta anche ad un altro interessante motivo: si ha la sensazione che Hassinu sia come il fratello anziano  o il padre di quelli che la rivoluzione l'hanno fatta oggi nelle piazze del Cairo e della Tunisia, precedendoli in rabbia priva di consapevolezza, ma  senza cellulare, palmare, sms e video su youtube, facebook e twitter.
 Altri tempi, anche se sono passati meno di 20 anni! Hassinu ha solo la parabola TV per essere contro e scrollarsi gli inutili programmi e l'informazione della televisione di stato, per accedere a M6, il mitico canale francese su cui vedere donne e sesso.
La storia si svolge nello spazio temporale di un weekend che in Algeria va dal giovedì al sabato, presentandosi come un incessante monologo del protagonista, intercalato con mozziconi di conversazioni, memorie recenti e remote, stati di immaginazione a ruota libera, mescolando recriminazioni e sproloqui  a invocazioni religiose e preghiere canoniche. A dir la verità un interlocutore costante c'è ed è Fertàs, il 'calvo', il suo membro virile cui fa onore ogni giovedì con l'incontro con Malika la bionda, una prostituta giovane e tenera dal triste passato. Dato che è l'unico che sembra dargli retta, su cui può contare, cerca di trattarlo bene, sicuro che non lo tradirà mai. Cosa che non può dire di amici, colleghi e parenti, tutti presi dalle loro beghe, dai loro affarucci, più o meno puliti. Dalle sue pagine escono personaggi  e situazioni memorabili: il collega delle poste che arrangia vendendo di tutto, anche in orario di lavoro, quello ben protetto da parentele e amicizie che contano nel governo e nelle alte sfere del partito e dell'esercito, che può permettersi di insidiare vergini e di passarla liscia, la tenutaria del bordello che non vede contraddizioni tra la sua santa vita di pellegrina alla Mecca, le copiose elemosine e lo sfruttamento delle donne e  delle loro disgrazie come l'aborto, per esempio, il 'barbuto' sessuofobico che lo tormenta con le sue prediche del cavolo. Sempre gli stessi discorsi, le stesse barzellette  e gli eterni commenti sulle partite di calcio.
I fratelli e le sorelle  gli hanno sottratto via via parti dell'appartamento di famiglia tanto da ridurlo a vivere in pochi metri quadrati e si rimpallano la responsabilità dell'assistenza alla vecchia madre, esentandolo però da questa incombenza dal momento che è ormai un vecchio scapolo, cioè uno che sta fuori dalle norme di una  società, in cui  i celibi sono visti solo come fonte di disordine sociale. Per lo stesso motivo lo stato lo fa aspettare da anni per l'assegnazione di un alloggio popolare e forse perderà il lavoro, dato che in tempi di crisi i licenziamenti si fanno per prima cosa a quelli che non hanno moglie e figli.
Su tutto questo, sull'unico amore della sua vita perduto a causa della sua condizione molto molto modesta, sulle mille piccole e grandi angherie cui lo sottopongono le cimici della società, si abbatte la ferale scoperta che sabato 29 febbraio, dato che è una data che compare ogni 4 anni, passerà direttamente da 36 a 40 anni...La rabbia sale incoercibile, diventa sarcasmo, invettiva feroce contro tutti e tutto, Dio compreso, assume i contorni dell'allucinazione e del sogno dell'impossibile riscatto con il ritorno del pirata. Non c'è nessuno con cui condividere, domina solitudine ovunque, i cittadini algerini di quegli anni sono monadi nelle mani di un regime  che si è fatto sempre più dittatoriale. Chi gli ridarà il tempo che non ha vissuto, chi ridarà agli algerini la dignità e la ricchezza che gli è stata tolta da una borghesia e da un potere rapace che ha tradito gli intenti di chi ha lottato per l'indipendenza e la libertà?
Ma Hassinu è un pirata piccolo piccolo, chiuso dentro i suoi comportamenti ossessivi, i rituali religiosi svuotati di significato autentico, i pensieri e i comportamenti ipocriti simili a quelli degli altri, baciapile e trasgressivo insieme, debole e vigliacco, non è capace di combattere e vedersi in una dimensione collettiva di lotta, perché è troppo deluso e l'orizzonte lo schiaccia con la sua piattezza. Capace solo di proposte paradossali quali gare di sonno contro la disoccupazione o la riduzione delle baguette per famiglia allo scopo di  ridurre le nascite. Forse, semplicemente, non sono ancora i tempi.
Il romanzo termina, in una malinconica depressione,  con una solenne ubriacatura in compagnia di un giovane che pensa che l'unica possibilità sia andarsene e migrare e di un vecchio con lo sguardo rivolto unicamente al passato. Un po' di speranza? Forse...
Il traduttore ha fatto miracoli per rendere questo linguaggio convulso e frammentato, scritto originariamente in arabo algerino e non in arabo classico, con un mix di registri alti e bassi: doppiamente coraggioso l'autore per il contenuto e la lingua non convenzionale. Il testo è corredato da una introduzione dello stesso  autore e da una postfazione del traduttore: il resto lo apprenderete lì.