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Matteo Strukul e “La ballata di Mila”. Intervista all’Autore

Autore: Iannozzi Giuseppe
Testata: King Lear
Data: 17 ottobre 2011

1. Il Veneto che è nel tuo ultimo romanzo, “La ballata di Mila”, racconta le sanguinarie imprese dei Pugnali Parlanti affiliata alla triade cinese e di Rossano Pagnan, un losco individuo, un intrallazzatore che non disdegna affatto l’assassinio pur di acquistare sempre più potere. La regione Veneto che fotografi è una terra di nessuno, dove impera il malaffare. E’ questa una situazione reale, specchio della società che oggi nostro malgrado sopportiamo, o più semplicemente siamo di fronte a della mera finzione?

La scelta di un genere come il pulp anzi lo sugarpulp certamente porta ad amplificare, in alcuni passaggi, la realtà, ad esasperarla diciamo. D’altra parte il Veneto è – almeno in parte – un far west, una terra di nessuno. Basta leggere romanzi come “Arrivederci amore ciao” o “Alla fine di un giorno noioso” di Massimo Carlotto, tanto per citare alcuni esempi illustri. Certo, il romanzo non è la realtà, ma “La ballata di Mila” si apre con un esergo, un appello lanciato da un magistrato veneziano. Un paio di mesi fa a Padova è stata smantellata una cosca cinese con una cinquantina di esercizi commerciali affiliati, perciò alla fine credo ci sia molto di vero in quello che scrivo che del resto è il frutto di ricerche, letture, studio, colloqui. Poi, appunto, io provo a inventare delle storie, ma le pesco dal mondo reale, quello che conosco meglio: il Nord Est d’Italia.

2. Mila Zago aka Red Dread, dopo che suo padre è stato ucciso e lei violentata, ha accolto in seno una sola legge e una sola religione, occhio per occhio dente per dente. Per certi versi Mila non è poi troppo diversa da Beatrix Kiddo, personaggio creato da Quentin Tarantino per il suo Kill Bill. Per il personaggio di Red Dread, a chi ti sei ispirato?

No, non è troppo diversa da Beatrix Kiddo. Ma nemmeno dalla Bloodrayne dell’omonimo videogame, o dalla Nikita di Luc Besson, dalla Crimilde del Nibelungenlied, da Elektra, protagonista di una fortunata serie Marvel. Come vedi le fonti sono varie e molto, molto contemporanee, senza per questo rifiutare ispirazioni più letterarie e classiche, a patto che siano sanguinarie. Volevo un personaggio destabilizzante, violento, moderno, in grado di abbattere quel machismo italiano duro a morire, specie di questi tempi in cui il velinismo sta uccidendo qualsiasi velleità femminile d’affermazione. Siamo un Paese in pieno regresso culturale. E gli scrittori non fanno molto per cambiare le regole, almeno in narrativa. Anche se recentemente ho letto due romanzi “Il carnefice” di Francesca Bertuzzi e “Fuego” di Marilù Oliva che provano a ribaltare questa comprimarietà forzata dei personaggi femminili, due libri che in modo diverso mi sono piaciuti molto.

3. Nei moderni romanzi, siano essi thriller o gialli, l’eroe è sempre più un personaggio femminile, o una vedova nera in cerca di vendetta. Come te lo spieghi?

Davvero hai questa sensazione? Se parli di autori stranieri tipo Stieg Larsson o Charlie Newton sono d’accordo con te. Ma a me non me ne vengono in mente moltissimi altri. E, ovviamente, anatomo-patologhe e medici legali non valgono. Citami un paio di romanzi italiani con protagoniste donne killer al centro della storia. Certo, c’è Al Custerlina, ma la sua Ljudmila Horvath è più la co-protagonista di un romanzo corale che una protagonista assoluta…


4. “La ballata di Mila” è un romanzo molto forte, che descrive con realismo icastico molte scene di violenza. In una società come la nostra, dove i fatti di sangue sono all’ordine del giorno, la giustizia e la legge pare siano state costrette a uno stato larvale di totale impotenza. Mila sceglie la vendetta e l’arma della violenza perché per ottenere giustizia non ha altra scelta. E’ vero questo?

Esatto. Così è nel mio romanzo. Il che non significa che sia l’unica strada reale possibile. Ci mancherebbe!  Tra parentesi il farsi giustizia da sè in Italia, giustamente, è reato. Ma nella sua storia, drammatica e terrificante per certi aspetti, Mila non ha scelta. Una vittima che diviene carnefice, suo malgrado. Certo, avrebbe preferito avere una vita diversa, ma è andata così. Nel diario, Mila tenta di elaborare e superare la violenza subita ma fallisce, ed in questo se vuoi c’è il lato più noir del romanzo. Non si vince sempre nella vita e per certi aspetti, se vuoi, la stessa vendetta si rivela amara e non in grado di darle quella soddisfazione che lei pensava di ottenere. Diventare una bounty hunter professionista diventa l’unica vita possibile, un modo brutale e patologico per avere giustizia.

5. Una storia sabot/age è diversa da un thriller? Quali sono le peculiarità che contraddistinguono il genere sabot/age, sempreché sia giusto parlarne in termini di ‘genere’?

Sabot/Age non è un genere. Piuttosto, il nome di una collezione di romanzi che ha come comune denominatore quello di raccontare storie che il nostro Paese non racconta più. Gli autori proveranno ad intingere la penna nella realtà dei temi poco frequentati dalla cronaca. La mafia cinese a Nord Est, la mala-sanità nel Barese (nel poliziesco “Lupi di fronte al mare” di Carlo Mazza) ma potrebbero uscire anche dei romanzi horror e delle commedie, dei western e dei thriller post-atomici. Quello che conta è piegare il genere al contenuto, tentando di far luce su temi rigorosamente taciuti perchè il silenzio è in questo caso fin troppo interessato. Meglio non parlare di certe cose, e invece gli autori Sabot/Age proveranno a tirare una granata in cristalleria o a piazzare un sabot – uno zoccolo – fra gli ingranaggi del silenzio.

6. Per scrivere una storia come “La ballata di Mila” che tipo di conoscenze letterarie e pratiche deve avere lo scrittore? Tu, Matteo Strukul, nel tuo romanzo dimostri d’avere una grande conoscenza delle armi da fuoco nonché di quelle da taglio ma non solo.

Sì è vero. Bisogna cercare di essere precisi, di avere cura per i dettagli. Ma, sottolineo, molto arriva dalla letteratura e dal cinema. Quando leggo autori come Victor Gischler, Don Winslow, Tim Willocks, Massimo Carlotto, Alan D. Altieri, Cormac McCarthy, Joe R. Lansdale, Josh Bazell, Charles Willeford, Daniel Woodrell, David Wellington, Chester Himes, Walter Mosley, Allan Guthrie, David Peace, Irvine Welsh, Greg Rucka, Duane Swierczynski, Patrick Quinlan, Russel D. Mclean, Derek Nikitas, Stuart MacBride, Adrian McKinty, Charlie Huston, Elmore Leonard, Jason Starr, quando vedo i film di Sam Peckinpah, Sergio Leone, Werner Herzog, Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Alex De La Iglesia,  Zack Snyder, Neil Marshall, Christian Alvart, Michael Davis, Christopher Smith, Guy Ritchie, Joe Carnahan, Tony Scott, Ridley Scott, Jake Scott, e quando leggo i fumetti di Frank Miller, Garth Ennis, Alan Moore, Warren Ellis, Michael Bendis, Brian Azzarello e Jason Aaron be’ è difficile non imparare, basta studiare e applicarsi con umiltà e dedizione.

7. Erroneamente si pensa che scrivere un thriller o un giallo sia un lavoro facile. Quant’è invece difficile mettere nero su bianco una storia che non perda pezzi a ogni pagina letta?

Ti ringrazio per questa domanda. Credo sia molto difficile. Lavoro nell’editoria ormai da un po’. Mi viene da ridere quando sento dire da buona parte degli autori italiani che “sarebbe stato facile puntare tutto sull’azione” ma si è preferito lavorare sul lato intimo e sentimentale dei protagonisti. La verità è che è tremendamente difficile congegnare una trama complessa, un intreccio narrativo ricco, una serie di sequenze d’azione mozzafiato. Ci vuole molto studio, passione e ci vuole talento, tanto. Io non credo di esserci riuscito ma penso di averci almeno provato ed è in quella direzione che voglio andare. In passato Sergio Leone, Dario Argento e altri grandi registi hanno tenuto vivo il cinema italiano sviluppando linguaggi incredibilmente originali. Certo ancor oggi Sorrentino, Salvatores, Muccino – fra gli altri – realizzano film splendidi ma d’altra parte l’action italiano è morto. Il genere che funziona è il cinepanettone: che palle. Trovatemi per favore un regista e un attore italiani in grado di girare e recitare uno spettacolare film d’azione. No aspetta me ne vengono in mente due, di registi: Federico Zampaglione e Claudio Cupellini. Ecco c’è ancora speranza ma sono loro il nuovo che avanza e a loro, come registi, dobbiamo dare fiducia e finanziamenti: a pioggia secondo me

8. Quali scrittori italiani e non ti hanno maggiormente influenzato e forse anche insegnato a scrivere?

Credo di averti risposto sopra per gli stranieri. Parlando un po’ più di italiani direi: Emilio Salgari, Italo Calvino, Gianni Rodari e poi come detto Massimo Carlotto e Sergio aka Alan D. Altieri.

9. Guardi con interesse a qualche movimento letterario?

A quello di cui parlerai nella prossima domanda.

10. Sugargulp è un movimento letterario veneto che sta riscuotendo un grande successo di pubblico e di critica, così tanto da attirare la più che mai favorevole attenzione di autori del calibro di Joe R. Lansdale e Victor Gischler. Matteo, avresti voglia di spiegare, a tutto vantaggio di chi ancora non conosce Sugargulp, cosa esso si propone?

Una volta Victor Gischler ha detto che Sugarpulp prova a fare per il pulp quello che Sergio Leone ha fatto per il western. Si parva licet, e lo sottolineo tre volte, il senso è tutto in questa frase. Abbiamo preso il pulp noir americano e lo abbiamo centrifugato nella Bassa, negli ippodromi, nel Delta, nelle bocciofile, in breve: nella natura epica e selvaggia e nell’iconografia del Nord Est d’Italia. Ma è proprio nel connubio territorio-letteratura pop, veloce, dal ritmo serrato, votata al binomio dialogo-azione che potremmo sintetizzare Sugarpulp. In questo senso il western pugliese di Omar Di Monopoli, un autore italiano che ammiro molto si avvicina in maniera straordinaria a quello che stiamo provando a fare noi. Sugarpulp: il pulp della barbabietola da zucchero.

11. “La ballata di Mila” è un romanzo scritto, a mio avviso, con uno stile davvero notevole, cinematografico. Qual è il segreto per riuscire a scrivere una storia che si faccia leggere tutta d’un fiato?

Lavorare duro. Non essere mai soddisfatti della fluidità della lingua, avere grande attenzione per il lettore e provare e riprovare a capire se quello che stai scrivendo può divertire un terzo. Non scrivo per me stesso, scrivo per un pubblico, non importa quanto grande sarà ma voglio far divertire il lettore, voglio fare intrattenimento intelligente, se ci resco. Per questo cerco di ribaltare le situazioni, cambiare le prospettive, tenere alto il ritmo, usare sequenze il più possibile cinematografiche: voglio un libro che si beva come un milk-shake o che si veda come un film. Questo è quello che tento di fare. Ho riletto da poco “L’Isola del Tesoro” di Robert Louis Stevenson e “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain: filano che è una meraviglia e succede sempre qualcosa in ogni pagina, in ogni riga.

12. Chi è Matteo Strukul?

Un tizio che ha voglia di scrivere un sacco di storie.

13. Progetti per il futuro?

Una commedia nera ambientata all’università che ho appena consegnato e il sequel di Mila che sto scrivendo. Sto anche lavorando con Alessandro Vitti, star italiana per la Marvel, al fumetto di Mila di cui presenteremo la copertina in anteprima a Lucca Comics.