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Sradicamenti nell'esordio di Anechoum

Autore: Eugenio Giannetta
Testata: Avvenire
Data: 16 febbraio 2024

«Casa è una parola sfuggente». Ruota attorno a queste poche parole - inserite in una lettera nel finale del libro - l'esordio di Emanuela Anechoum, Tangerinn , uscito a fine gennaio per le edizioni e/o. Tuttavia, non serve arrivare al finale del libro per accorgersi di essere di fronte a un esordio acuto, scritto con una lingua viva da una giovane autrice nata a Reggio Calabria e poi trasferitasi a Roma, che sa cosa significhi "poesia" per come lo intende Bobin: avere cioè a che fare con la cura, avere uno sguardo partecipativo e sapere che «il futuro delle cose è celato già nella loro origine». In Tangerinn ci sono due grossi sradicamenti a confronto: quello dei figli e quello dei padri, l'essere "expat" e l'essere "migrante". La protagonista di Tangerinn , Mina, ha trent'anni e da quando ne ha venti vive a Londra. A richiamarla nel paesino del sud Italia dove è cresciuta è la notizia della morte improvvisa del padre, Omar (l'autore di quella lettera nel finale), nato in Marocco, ma da molti anni residente in Italia, dove ha da sempre gestito un piccolo bar. Le due vite di Mina e Omar si intrecciano, avanti e indietro nel tempo, fra identità e sradicamenti, sensi di colpa e appartenenza, ma anche tanti ricordi, alcuni fallaci e mutanti come è proprio dei ricordi: «Lontana dalla città, non sembravo più avere un'identità su cui appoggiarmi per esistere», e ancora: «Se fossi rimasta al paese troppo a lungo avrei rischiato di scoprirmi diversa dalla me che avevo costruito in città»