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"Il mio punto di vista è universale, non femminile"

Autore: Priscilla Lucifora
Testata: nss G-CLUB
Data: 24 marzo 2026
URL: https://www.nssgclub.com/it/lifestyle/44729/alessandra-castellazzi-intervista-la-radura

C’è un’estate sospesa, immobile e carica di presagi, al centro dell’esordio di Alessandra Castellazzi: una pianura attraversata dall’Adda, una comunità segnata dalla perdita e una ragazzina che impara a leggere segnali invisibili agli altri. Nel suo primo romanzo, che si intitola La radura, l’autrice intreccia lutto, crescita e inquietudine ambientale in una storia che oscilla tra new weird e climate fiction, seguendo Viola alla ricerca della sorella scomparsa in un paesaggio che sembra trasformarsi sotto i suoi occhi. Traduttrice e editor con una lunga esperienza, da Maggie Nelson a Olivia Laing, Castellazzi porta nella narrativa uno sguardo preciso e sensibile, capace di tenere insieme intimità e perturbante. In questa intervista ci racconta la genesi del libro, il rapporto tra provincia e inquitudine e cosa significa esordire oggi con una storia così delicata e misteriosa.

La radura racconta la storia di Viola e della scomparsa di sua sorella. Quando e perché è nata questa storia?

Sono partita dalla pianura. Ho sempre percepito la pianura come un ambiente misterioso, che nasconde più di quanto rivela. Può sembrare controintuitivo, dato che l’orizzonte è piatto e aperto, ma proprio la mancanza di un punto di elevazione, che permetta di osservare dall’alto e avere una visione d’insieme, toglie ogni appiglio. Poi era l’estate del 2022, una delle più siccitose degli ultimi anni, con il fiume Po ai minimi storici, che ritirandosi lasciava affiorare i resti nascosti sul fondale. La scomparsa della sorella di Viola, il motore dell’azione nel romanzo, ha iniziato a mescolarsi nella scrittura ad altre scomparse, naturali, del paesaggio.

Quanto la tua esperienza personale e i luoghi che conosci hanno influenzato la scelta della piccola città sull’Adda come ambientazione?

Tanto. Sono cresciuta in un paese sull’Adda e per me il fiume è sempre stato una presenza costante; il termometro delle stagioni, del passare del tempo. Si ingrossa, si assottiglia, può essere placido o minaccioso. Anche in un ambiente urbanizzato e antropizzato come la pianura padana, poi, il fiume non è mai davvero addomesticabile. Per quanto costruisci argini e dighe, quando l’acqua è troppa è troppa, esonda. E il fiume è un ecosistema a parte anche a livello sociale: è vicino al paese ma non dentro il paese. È il posto dell’estate, della giovinezza, ma proprio perché staccato dall’abitato conserva anche qualcosa di inafferrabile. Sotto la superficie ci sono i mulinelli, le correnti. Viola è una giovane protagonista femminile che osserva e interpreta il mondo intorno a sé.

Quanto era importante per te dare voce a un punto di vista femminile così centrale?

Mi interessava quell’età in cui non sei né una cosa né l’altra, né bambina né adolescente. In cui le convinzioni assolute dell’infanzia si sono ormai sfilacciate e la relazione con il mondo ha preso dei binari più canonici, razionali se vuoi, ma c’è ancora un certo andirivieni tra i due stati: un momento credi ciecamente nei tuoi castelli di fantasie, ti affidi totalmente al pensiero magico, quello dopo no. Questa altalena tra diverse modalità di comprensione era centrale nel rapporto con la radura.

Lo definiresti un romanzo al femminile e con un punto di vista prettamente femminile? Perché?

No. Quello che ho cercato di fare è stato anzi allontanarmi da un punto di vista solo "umano", rendendo la radura il centro del racconto, del mistero con cui la protagonista interagisce. Poi certo, se penso alle mie influenze ci sono molte scrittrici, diversi romanzi e film con al centro delle donne, persino l’esperienza delle mistiche. Però vorrei uscire da questa logica di genere. Non per forza se la persona che scrive il romanzo è una donna e la protagonista è una donna, una ragazza, una bambina, il punto di vista è femminile. Quando in tutte quelle caselle ci metti un uomo, si dà per scontato che il punto di vista sia universale, non maschile. Perché dovrebbe essere altrimenti per una donna? In ogni romanzo metti in conto che troverai un punto di vista; e naturalmente il punto di vista è condizionato dall’esperienza di mondo che fa la persona che scrive, ma non si limita a quello. (...)