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Il male ci è familiare - Intervista a Carlo Mazza

Autore: Dimitrij Palagi
Testata: la Prospettiva
Data: 10 novembre 2011

1) La Prospettiva ha già avuto modo di intervistare i fondatori del movimento Sugarpulp e Massimo Carlotto. In questo contesto si inserisce il suo esordio come autore di romanzi. Al centro della storia l’intreccio tra corruzione politica, banche e malasanità nel barese. Pensa anche lei che in Italia oggi ci sia un’assenza di informazione e che la narrativa possa sopperire in qualche modo?
Il “noir”, quale scrittura della realtà, quindi del caos e della complessità, ha riempito uno spazio lasciato libero dalla letteratura bianca, sempre più incentrata sulla narrazione delle esperienze personali degli autori, che nella scrittura tendono a rimanere nel rassicurante recinto delle loro conoscenze personali. L’editoria asseconda questo andamento. La domanda fondamentale è: perché è importante narrare la realtà? Non potrebbe essere più proficuo o gradevole narrare di favole o di utopie? La risposta è che nel nostro Paese, più che in ogni altro contesto, è necessario narrare la realtà, perché le informazioni dei mass media restituiscono una visione assolutamente distorta delle cose, finalizzata a compromettere il processo di consapevolezza da parte di ciascun individuo. Essere “bombardati” per 6 mesi dai servizi sul delitto di Avetrana ci ha convinto che i delitti possono avvenire solo in famiglia.

2) Capita in mezzo alle pagine del romanzo di leggere citazioni di Weber e dissertazioni dense di questioni legate al sociale. Emergono dei personaggi forti, le cui azioni sono direttamente conseguenti al proprio modo di vivere e a delle scelte consapevoli. Cosa c’è dietro a questi elementi?
Sono personaggi verosimili perché realistici negli atteggiamenti, nelle parole, nella gestualità e nel modo di pensare. In particolare, quelli negativi esprimono una coerenza di fondo tra l’agire e la pochezza esistenziale che li domina e sono in parte presenti in molti di noi, che spesso navighiamo sulla linea di confine tra il bene e il male, tra egoismo e solidarietà, tra indifferenza e impegno civile. Non siamo sulla cima di una montagna, trasparenti e immacolati, a guardare il formicaio dei malvagi. Il male ci circonda e ci è familiare, il bene pare inaccessibile. Con questa umana condizione dobbiamo fare i conti.

3) Tra gli autori da lei citati come punti di riferimento ci sono Hemingway e Ammaniti. Dai classici ed autori italiani contemporanei: quali aspetti hanno più influenzato? Com’è ritrovarsi vicino a un movimento come quello del Sugarpulp, che propone un tipo di storie diverse dal suo esordio, in termini di clima e azione?
Hemingway è il mio punto di riferimento per i dialoghi, mentre Ammaniti mi ha insegnato come diverse storie possono confluire in un’unica trama. Con il Sugarpulp non ho molto a che fare, è una narrativa diversa dalla mia, io faccio solo parte della collana “Sabot/Age”. Il mio romanzo è un “classicone”.

4) Nella sua storia c’è anche l’attività nel Partito Comunista Italiano e nei DS. Quanto è cambiata la politica e perché in “Lupi di Fronte al Mare” manca completamente la speranza di una risposta organizzata alla corruzione del gruppo dirigente del nostro Paese?
C’è una crisi evidente dei presidi istituzionali contro il malaffare. Per dire, é caduto in prescrizione il processo “Gomorra” (incriminazione degli industriali del Nord che riversavano i loro rifiuti tossici in Campania) e la politica, strumento supremo per combattere il degrado morale e culturale, si dimostra incapace di qualsiasi tentativo di auto-riforma (si pensi alla manca abolizione delle province). Dobbiamo prenderne atto. La narrazione della realtà, rispetto a tutto ciò, suscitando sentimenti di rabbia e di sdegno, si configura come un combattimento contro la massificazione culturale e morale, mentre anche la semplice lettura tende a rappresentare un atto di resistenza.

5) “Il male è alla corteccia, il midollo di questa città è sano”: è l’opinione del pubblico ministero del suo romanzo. Un’illusione diffusa in Italia. Che tipo di sistema economico c’è oggi in Italia, rispetto alla criminalità organizzata?
E’ una domanda che richiederebbe una risposta “enciclopedica”. Posso solo dire che la collana in cui si inserisce “Lupi di fronte al mare”, denominata Sabot/Age, mira tra l’altro ad analizzare l’evoluzione dell’universo criminale in Italia, rispetto a fenomeni quali la globalizzazione dell’economia e le interdipendenze tra potere politico, imprenditoriale e finanziario. Aggiungo che la maggiore peculiarità attuale è certo costituita dalle sinergie tra le malavite autoctone (‘ndrangheta, mafia, camorra, Sacra corona unita…) e quelle straniere (cinese, nigeriana, slava). L’altro testo della collana che, insieme al mio, funge da “apripista”, é il coinvolgente “La ballata di Mila”, che parla della mafia cinese nel Nord-Est italiano.

6) La Puglia migliore esiste?
Sì. E’ per quella Puglia che vale la pena combattere. E’ la Puglia del professor De Marinis (personaggio del romanzo, nda).