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Piazza Vittorio, un quartiere di Algeri - Nel libro di Amara Lakhous i malintesi alla base dello scontro di civiltà

Autore: Doriano Fasoli
Testata: Il Messaggero
Data: 22 aprile 2006

Uscito nel 2003 in Algeria col titolo Come farti allattare dalla lupa senza che ti morda, il nuovo romanzo del giovane scrittore algerino Amara Lakhous è stato poi riscritto interamente in italiano dall’autore e intitolato ora Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (pubblicato dalle Edizioni e/o).

Lakhous ha cercato di raccontare la vita quotidiana di un condominio “multietnico” (“per me, egli afferma, milanesi e napoletani sono etnicamente diversi”,) a piazza Vittorio, impiegando quella tecnica narrativa geniale che è la commedia all’italiana. Ha dato spazio a tutti i personaggi per esprimere le loro speranze, angosce, paure e sogni. Alla fine sono venuti fuori tanti punti di vista, però non c’è nessuno scontro reale tra di essi, ci sono solo malintesi che richiedono chiarimenti, quindi, dice Lakhous, “lo scontro di civiltà è solo un bruttissimo pasticciaccio dei nostri giorni”.

Il contesto della piazza è, nel romanzo, sullo sfondo. E se si chiede a Lakhous perché la sua scelta è caduta proprio su Piazza Vittorio, non esita a rispondere: “Non l’ho scelta io, è lei che ha scelto me. È stato il primo quartiere dove ho abitato quando sono arrivato a Roma. Pian piano mi sono affezionato molto, così ci sono rimasto sei anni. Non nego poi che vedere tanti stranieri nel mercato o nei giardini mi aiutava a combattere la nostalgia, anche perchè quando sei straniero tra stranieri non ti senti più straniero! Inoltre Piazza Vittorio assomiglia molto ai quartieri popolari di Algeri. Questo straordinario luogo rappresenta l’Italia del futuro. Ho sempre detto: se volete scoprire l’Italia del 2020 o 2030, fate un giro a Piazza Vittorio. Oggi siamo di fronte a due scelte: un’Italia dei ghetti, scontri e conflitti o l’Italia multietnica, aperta al dialogo e alla convivenza civile”.

Col suo romanzo Lakhous ha voluto costruire un puzzle per dire che non c’è un unico pezzo di verità, ma ce ne sono tanti. Quindi bisogna ascoltare l’altro e cercare di dialogare con lui senza pregiudizi. La vita stessa, secondo la filosofia di questo scrittore, è non un blocco omogeneo, ma un insieme di frammenti”.

Tutti i personaggi di Scontro di civiltà hanno delle ossessioni (la pizza per l’iraniano Parviz, la tv per la peruviana Maria Cristina, il cane per la romana Elisabetta, ecc.). E l’ascensore, attorno al quale ruota la loro esistenza, cosa rappresenta? “È l’emblema di in falso disagio, sostiene Lakhous, perché nasconde altre questioni concrete. Ci sono malintesi (e non scontro di civiltà) che rendono la convivenza di questo condomino un po’ faticoso. Ognuno vuole imporre la sua propria visione del mondo e infine non è nemmeno possibile un’intesa tra Marini il milanese e Dandini il romano. Perciò essere diversi non vuol dire essere nemici”.

Lakhous tiene poi a sottolineare che “il mio principale riferimento letterario è Carlo Emilio Gadda. Il suo, di pasticciaccio, appunto, è un testo bellissimo. È riuscito a cogliere la ricchezza linguistica ed esistenziale dei suoi personaggi senza cadere nella trappola della demagogia o dell'ideologismo. Mi piace molto l’ironia che usa”.