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Se un romanzo scopre le trame del mondo finanziario

Autore: Giovanni Turi
Testata: Stilos.it
Data: 14 novembre 2011

Lupi di fronte al mare, del barese Carlo Mazza, è il secondo volume della Collezione Sabot/age diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto per la e/o Edizioni. Sin dalle prime pagine si ha l’impressione che, più che di un giallo, si tratti di un romanzo di denuncia del malaffare nella politica e nella società di Bari – dove il capoluogo pugliese in fondo non è che specchio incrinato di una nazione devastata da clientelarismo e corruttela. Il malinconico capitano dei carabinieri, Bosdaves, mentre cerca di ritrovare l’equilibrio nella propria vita famigliare, è chiamato a indagare sulla morte di uno stimato accademico della Facoltà di Economia; aiutato dal tenente Sallustio e da una spigliata giornalista, riuscirà lentamente a risalire sino al cuore marcio di un sistema finanziario il cui perno è la Banca Normanno, che eroga crediti in maniera decisamente discutibile, soprattutto per quanto riguarda il POSME (Polo Sanitario Meridionale). Si va così a toccare anche un nervo scoperto della gestione politica pugliese, quello della sanità, e si ha l’impressione che spesso quelli di Mazza siano ben più che espedienti narrativi. L’autore, del resto, è funzionario di banca e conosce bene la realtà che descrive.

Carlo Mazza, il suo esordio sembra essere dettato da esigenze di denuncia prima ancora che letterarie, è così? Davvero il mondo della finanza è talmente compromesso a livello locale e non?

Una premessa: le esigenze di denuncia e la buona letteratura non sono affatto incompatibili, possono e devono coesistere. Anche la più pregnante denuncia sociale, se non è sostenuta da una scrittura lucida ed ispirata, diventa faticosa da leggere. I livelli di fruibilità devono essere due: una trama avvincente e, a libro ormai chiuso, una riflessione sulla realtà, stimolata proprio dalla lettura. Ad ogni modo, ammetto che l’esigenza di raccontare il “caos” che ci circonda è per me molto sentita. E credo che ciò sia importante, in un Paese che constata con disagio le conseguenze di un’informazione mediatica che non restituisce correttamente la realtà. Il “focus” sul mondo della finanza è importante, ma va anche detto che l’attività bancaria è solo un’esemplificazione delle attività umane, in cui si esercitano diverse pratiche del potere. La riflessione sul potere è il vero perno del romanzo: esso può essere legale-razionale (Princigalli) o carismatico (Spadaro, Tarzan), e la sua ricerca è la principale fonte di corruzione nell’uomo.

Quanto dunque la sua esperienza diretta ha influito sulla sua scrittura?

Invero, ho cercato di documentarmi su ogni aspetto del romanzo, dalla vita militare alle aste giudiziarie per gli immobili. Io credo che i “noir”, dovendo descrivere le motivazioni dei delitti e quindi il contesto reale in cui avvengono, devono allargare lo sguardo anche oltre le conoscenze di vita dell’autore. Specularmente, questo è il limite della letteratura “bianca”, che tende a narrazioni circoscritte alle esperienze dell’autore, tendenza peraltro assecondata dalle case editrici. Detto questo, è evidente che conosco abbastanza bene il lavoro bancario (così come conosco molte altre cose, non essendo un ragazzino, le mie esperienze di vita non sono proprio pochissime).

I suoi personaggi sono molto caratterizzati: dalla giovane e rampante giornalista, allo spregiudicato avvocato, dal cinico direttore di banca all’impacciato tenente Sallustio; quanto ha contato il modello delle fiction televisive e quali invece i suoi autori di riferimento?

I miei personaggi sono originali, ma se dovessi cercare un riferimento, penserei proprio al Giorno della civetta di Sciascia (fatte le debite proporzioni, si capisce!) oppure ai personaggi del film di Rosi Le mani sulla città, incentrato sulle speculazioni edilizie del consiglio comunale di Napoli.

Assistiamo sempre più a una delegittimazione dei poteri politici e dell’operato della magistratura, tendenza che sembra rafforzata nelle sue pagine, qual è la sua posizione a riguardo?

Gli ambiti che dovrebbero contrastare il malaffare sono in crisi: la politica non riesce a riformare se stessa, la giustizia è frenata da cavilli e lungaggini. Dovremmo affrontare il problema da un’altra prospettiva: perché l’esercizio del potere è così seducente per gli uomini? È proprio dalla ricerca del potere che si sviluppa la corruzione.

Quali sono state le reazioni nella sua città e nel suo ambiente di lavoro dopo la pubblicazione di Lupi di fronte al mare? Vuole raccontarci qualche aneddoto?

La stampa ha favorevolmente accolto il romanzo, concedendo un ragionevole spazio alle recensioni. concedendo un ragionevole spazio alle recensioni, basta constatarne la numerosità sul sito delle Edizioni e/o. Ciò che è invece sorprendente è il silenzio della politica locale. Ma forse è solo questione di tempo. Almeno spero.