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"Ulisse da Baghdad"

Autore: Elisabetta Tiberio
Testata: DEA Press
Data: 14 novembre 2011

Ho recentemente letto il libro “Ulisse da Baghdad” di Éric-Emmanuel Schmitt, pubblicato nel 2010 da E/O. È un’opera attuale, coinvolgente. Un libro che descrive le vicende di Saad Saad; i sacrifici affrontati e le pene subite da un cittadino normale, con una casa normale, una famiglia normale, un mestiere normale,  in una patria anormale. Un uomo  derubato della vita, sradicato dall’impeto della guerra, trasformato in un aquilone dirottato dal vento.  “Ulisse da Baghdad” analizza le infinite vicissitudini di un iracheno che arriva infine ad essere un inutile clandestino. Ecco cosa diviene colui che perde tutto, colui che dopo una strage vuole ricominciare ad alzarsi, a camminare, a correre, ad essere. Emmanuel Schmitt riesce attraverso la storia del suo protagonista Saad Saad, a sensibilizzare l’ignorante, l’indifferente, e a gettare luce su una questione fin troppo scottante ed evidente. Saad Saad a causa della devastazione della guerra diviene un uomo senza radici. Egli mira ad un obiettivo troppo grande, è disposto a tutto, cancellando dalla sua pelle ogni traccia di istituzione, di comunità, di umanità, elevandosi semplicemente ad anima in cammino, ad un punto inutile in un viaggio senza meta, come l’Ulisse greco, ma un Nessuno senza patria. Possiamo infatti tranquillamente sovrapporre il protagonista di Schmitt a quello di Omero, amalgamando e trasformando i vari personaggi del racconto in base alla società ed agli spazi istituzionali che si vanno ad affrontare. Ed ecco che le Sirene che ubriacano ed assuefanno i marinai, tanto odiate quanto desiderate, diventano un gruppo di rockettare trasgressive che sfondano i timpani con la loro musica assordante ed inconcepibile, a rappresentare una società di “sordo-cieco-muti” accalcati come pecore, sempre alla ricerca della massa e che non si accorge o scava nella profondità dell’arte. Il ciclope Polifemo, che difendeva le pecore ed il vino dal forestiere Ulisse, diventa un collaboratore di giustizia che difende la sua patria dagli stranieri. E Circe, la strega che trasformò i compagni di Ulisse in maiali, trasforma allo stesso modo gli stranieri, come Saad, in carne da macello, lasciandoli imputridire per strada alla mercé dei passanti. Saddam Hussein, il dittatore, il tiranno, Satana, è  colui che tutto crea e tutto distrugge in un mondo di follie e di non-sensi. Un’Iraq senza regole se non quelle di protezione del governo e del suo apparato. Uno Stato come quello russo, dei tempi di Bulgakov. Il totalitarismo, Iraq o Russia che sia, è perverso e distruttivo, indifferente al popolo, ma soprattutto all’individuo, ed i clandestini non sono altro che diavoli fuori dal loro mondo. Essi sono evitati, rifiutati, rigettati nel loro inferno, come se gli europei volessero difendere il loro paradiso, intimamente troppo falso ed illusorio. Barboni, reietti, clandestini, zingari, ecco il mondo che tutti cacciano via come fossero stregoni. Quei corpi, stesi alle porte dei supermercati o dei negozi più frequentati, vengono percepiti ma non visti, resi invisibili dagli stracci che portano, vaporizzati dai pregiudizi e dalle ideologie. Quei corpi che somigliano tanto a pietre raccolte in un fiume, provenienti da chissà dove, trasportanti dalla corrente, che dopo mille scheggiature , vengono rigettati in mare per la loro superfluità. Un mondo di solitudine ed ostilità avvolge questi uomini, con la testa costantemente alla famiglia lontana senza soldi e in pericolo di vita. Famiglie sopra le loro perseveranti ma sottili spalle, desiderosi di figli lontani, ma non morti. Impossibilitati a fidarsi del mondo esterno, rivolti al mondo interno, quello fatto di preghiere o cari ricordi. Gente misera nella materia ma rigogliosa nello spirito. Nomadi della terra, sedentari del cielo. Figli di una patria che li ha maltrattati, coraggiosi di rifiutarla per conoscere il rispetto.

Noi europei, “figli civilizzati” della Rivoluzione Francese e della Carta dei diritti dell’uomo e del cittadino, siamo davvero gli orfani di questo mondo.  I colori della pelle e dell’anima sono spesso interscambiabili.