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Intervista a Carlo Mazza

Testata: YoUBI Live
Data: 7 dicembre 2011

Puoi fornirci qualche tuo cenno biografico?

Sono nato a Bari il 26 marzo 1956. Qui ho vissuto con i miei genitori e cinque sorelle, ho trovato lavoro (dal 1979 sono dipendente bancario), mi sono laureato in Scienze Politiche, mi sono sposato e ho avuto due figli.

 

Quali sono le tue influenze letterarie?

Svevo (in particolare “La coscienza di Zeno”). E poi Berto (“Il male oscuro”), Pavese (“La luna e i falò”), Joyce (“The dead”), Garcia Marquez (“L’amore ai tempi del colera”), Carver (i racconti di “Cattedrale”, quelli che hanno ispirato l’Altman di “America oggi”). Su un piano più tecnico, i miei punti di riferimento sono Sciascia e Ammaniti, che nei suoi libri mi ha insegnato come far confluire storie diverse in un’unica trama. Tra gli scrittori di denuncia sociale, mi piacciono Saviano e Carlotto. In passato ho letto Jean-Patrick Manchette e Osvaldo Soriano. Se qualche volta mi blocco quando scrivo i dialoghi, mi rileggo quelli di “Addio alle armi” di Hemingway. Amo molto il cinema. Conosco a memoria “Carlito’s way” di Brian De Palma. “Lupi di fronte al mare” é nato come la sceneggiatura di un film, infatti più della metà del testo ha una forma dialogica (che prediligo anche per la mia dimestichezza con la scrittura teatrale, frutto di passate esperienze). Una curiosità: ho scritto il romanzo immaginando che ad interpretare i ruoli fossero: Fabrizio Bentivoglio (Bosdaves); Sergio Rubini (Spadaro); Laura Morante (Irene); Valentina Lodovini (Martina). Addirittura, descrivendo Spadaro, avevo davanti agli occhi una foto di Rubini (Capitolo 49, pag. 311 del romanzo).

 

La tua narrazione è stata definita “credibile” dalla critica.

Il mio è un romanzo frutto di fantasia. Non ho la stoffa del giornalista d’indagine, ruolo che richiede competenze professionali articolate. Ma per un certo periodo, ho letto con molto interesse libri e quotidiani, in modo da comprendere quali fossero i punti di snodo dei “meccanismi” della corruttibilità. Circa gli aspetti più tecnici, ho lavorato con scrupolo (per esempio, colloqui con un avvocato penalista per valutare reati e pene descritti nella trama, valutazioni da parte di un maggiore dei carabinieri circa alcune particolarità dell’ambiente militare, incontro con un’équipe di anatomopatologi per il capitolo 54 pagg. 349/351 del testo editato...).

 

La credibilità del tuo romanzo riguarda anche atmosfere, dialoghi, atteggiamenti.

Ho riportato, in presa diretta, il modo di parlare e la gestualità delle persone, con quello stupefacente doppio registro tra l’eloquio pubblico, formale ed aulico, e quello privato, crudo e volgare, cartina di tornasole del vuoto esistenziale dei protagonisti. Sono stato quasi un anno tra i carabinieri, li ho osservati, li ho ascoltati… ho giocato a pallone con ragazzotti prepotenti e li ho visti diventare boss spietati… ho praticato la politica e ho conosciuto qualche persona per bene, ma anche una devastante moltitudine di compiaciuti cialtroni… ho conosciuto professori universitari dalla vita sobria e dalla tenace volontà di combattere le iniquità… ho visto progressivamente scomparire la tensione verso il vero e verso la bellezza…

 

Che cosa hanno in comune le varie narrazioni del noir mediterraneo?

La consapevolezza che il Mediterraneo è un’area di conflittualità politica, etnica, territorio di migrazioni, di guerre, di interessi. Si concentrano sul Mediterraneo le criminalità cinesi, africane, slave, in un inestricabile intreccio criminale. Lo sguardo degli autori del noir mediterraneo è nero, osserva con pessimismo le proprie città e il proprio mare deturpate dalla criminalità. Sono Marsiglia, Napoli, Barcellona, Algeri. Ora c’è anche Bari.

 

Cosa conta di più in un romanzo, la funzione di denuncia sociale o l’aspetto puramente artistico? Sono aspetti importanti allo stesso modo e comunque compatibili. Direi di più: se la storia narrata è potente, necessariamente ritmo ed eleganza della scrittura devono essere all’altezza, altrimenti il risultato è scompensato. La più lucida analisi sociale, senza una scrittura luminosa, non può rivelarsi arte.

 

La vicenda descrive, tra l’altro, il mondo delle banche. Perché questa scelta in un romanzo che tratta del potere?

Una premessa: nel romanzo la banca è il simbolo delle attività economiche poste in essere dall’uomo. Inoltre, in un’economia capitalistica le banche rappresentano una componente di potere fondamentale e solidissimo, che tuttavia si fonda proprio sull’affidabilità morale dei suoi rappresentanti. Per un narratore, si tratta di una condizione potenzialmente interessante.

 

“Lupi di fronte al mare” è, in definitiva, un romanzo sulla corruzione del potere?

Almeno nelle intenzioni, il fine non è solo quello di narrare la corruzione del potere, ma anche il potere della corruzione. L’assunto fondamentale è: il potere esercita sugli uomini una seduzione estrema e la sua ricerca è una potente fonte di degrado morale.

 

Uno sguardo senza speranza.

In generale, i noir non prevedono finali di redenzione e consolazione. Se si deve raccontare la realtà, non si può mentire. Per il finale con annesso trionfo della giustizia bisogna rivolgersi agli sceneggiati della televisione.