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Un pirata piccolo piccolo di Amara Lakhous

Autore: Marisa Fois
Testata: Affrica
Data: 21 dicembre 2011

Hassinu ha 40 anni e lavora alle poste di Algeri, è affascinato dalla storia del suo antenato corsaro Reis Hamidou e si sente anch’egli un pirata perché ogni giorno deve combattere contro le cimici che gli stanno attorno: corruzione, povertà, prevaricazione sociale, opportunismo.

Ma è un pirata piccolo piccolo perché si sente solo, isolato, non riesce a trovare il sostegno di nessuno, è l’unico che combatte.

Siamo nell’Algeria degli anni Novanta, un paese in piena guerra civile, sconvolto dall’assassinio di Mohamed Boudiaf, richiamato in patria per scongiurare la deriva fondamentalista e ucciso dopo neanche sei mesi al governo. Hassinu fa proprie le parole del presidente Boudiaf, “Dove va l’Algeria?” e “L’Algeria innanzitutto”, slogan di chi ha scelto di non nascondersi, di chi è insoddisfatto e vorrebbe dimostrarlo. Hassinu si sente privato dei suoi anni migliori, oltre che per la curiosa coincidenza legata al fatto che il suo compleanno cada il 29 febbraio e che passi da 36 a 40 anni senza accorgersene, anche e soprattutto a causa di quanto accade nel suo paese, dell’abuso di potere, delle morti di centinaia di migliaia di civili innocenti.

Un pirata piccolo piccolo è uscito per la prima volta in Italia nel 1999 con il titolo Le cimici e il pirata, in edizione bilingue araba e italiana, con una tiratura di 1000 copie, ma nessuna distribuzione. Nel 2011 è stato riproposto con il nuovo titolo e con un’introduzione di Amara Lakhous che ci racconta come il suo lavoro fosse stato apprezzato in Algeria già nel 1993 e di come gli fosse stata sconsigliata la pubblicazione, in quanto poneva a repentaglio la sua stessa vita. Perché? Perché Amara Lakhous aveva il coraggio di riportare una verità sconcertante nella sua durezza, il ritratto di una società in declino, di raccontare una storia senza autocensura. Le parole di un giovane che allora aveva 23 anni, che da quattro si era iscritto alla facoltà di Filosofia dell’Università di Algeri perché aveva “voglia di iniziare a riflettere da solo, a pensare con la sua testa”, che si confrontava con uno Stato contradditorio e in crisi, una crisi nazionale che ha influenzato l’esistenza e la storia personale di ogni algerino.

Un libro ironico e diretto, interessante anche dal punto di vista della lingua usata e della terminologia scelta: non solo l’arabo classico, ma anche il dialetto algerino e numerose espressioni in francese, come racconta nella postfazione Francesco Leggio, che ne ha curato la traduzione.

L’Algeria ha in qualche modo anticipato quanto sta succedendo oggi nel mondo arabo, con la rivolta del cous cous nel 1988, in cui migliaia di giovani manifestarono per strada contro la mancanza di cibo e dei beni di prima necessità, una rivolta di carattere economico che divenne politica nel momento in ci furono presi di mira i simboli del potere, i ministeri e la sede del partito unico. Poi la tremenda guerra civile scatenatasi negli anni Novanta ha privato il paese della sua identità, della possibilità di esprimersi liberamente. Proprio per questo Hassinu il pirata indossa nella sua vita quotidiana le maschere del dormiente, del bambino e del pazzo, tre condizioni in cui non si ha la libertà di scelta e non si può essere sottoposti a giudizio. In particolare, quando Hassinu sceglie di dormire e di sognare, vuole solo fuggire da quello che lo circonda: le chiacchiere di chi lo addita perché ha già superato l’età del matrimonio e non ha ancora una famiglia, la paura della dittatura che non riesce neanche a nominare quando è sveglio, i favoritismi e le reti clientelari.

E, nello stato di semicoscienza legato al sonno, può anche esternare l’amore immenso che nutre nei confronti della sua Algeria.