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MA CHI L’HA DETTO CHE TUTTE LE NONNE SONO BUONE?

Autore: Virginia Grassi
Testata: luukmagazine
Data: 27 novembre 2011

Prendete una nonna. No, non immaginatevi la classica nonnina tutta cucina e tenerezza, ma una donna ancora nel fiore degli anni – si ritiene una vera femme fatale –, autoritaria, testona e con una certa ossessione per l’igiene e i tacchi a spillo. Una donna fiera, orgogliosa di sbandierare ai quattro venti le sue origini tatare. Delle quali sfortunatamente non ricorda un granchè, dato che è rimasta orfana in tenera età, ma questo non bisogna rivelarlo a nessuno.
Facciamo poi che Rosa, questo il suo nome, abbia una figlia. Sulfia, però, è una ciambella uscita senza il buco: maldestra, fragile, inadeguata in tutto quello che fa. A detta della madre, per giunta orribile ed incapace di trovarsi un uomo da sè. Strano, perchè questa goffa donnina, totalmente succube del pugno di ferro di Rosa, riesce a sposarsi tre volte e ad avere addirittura una figlia.
Eccola: caparbia, energica, ardita e tenace come pochi, Aminat – scampata all’aborto imposto dalla nonna – è l’unica che riesce a tenere testa al generale di famiglia.
Per quanto comandi tutti a bacchetta, perseguendo solo ed esclusivamente i suoi interessi, infatti, la malefica nonna verrà messa nel sacco dal coraggio, dalla forza di volontà e dall’energia positiva della nipote.
Così, tra un gustoso piatto della cucina tatara e lo stupore all’apertura del primo Mc Donald’s a Mosca, in un viaggio che va dalla Russia comunista alla pulita e benestante Germania, tre generazioni di donne vengono messe a confronto.
E chi dopotutto poteva raccontarci questa storia, se non Alina Bronsky, nata nel 1978 in Russia ed emigrata poi a Francoforte? Il romanzo non è autobiografico, come si potrebbe pensare, infatti l’autrice parla di un “mix di eventi vissuti o visti da altre persone”; fatto sta che mantiene un sapore autentico, verace.
Dopo “La vendetta di Sasha”, una delle voci più promettenti della letteratura tedesca – ancora una volta grazie alle edizioni E/O – conquista le librerie italiane. Una narrazione cinica, spigliata, nitida, che tra le risate lascia l’amaro in bocca. Ma soprattutto una protagonista indimenticabile, dall’ego spropositato, talvolta addirittura crudele ma piena di humor, narratrice inattendibile che si fa beffe anche del lettore: è vero, non dovremmo fidarci, ma è impossibile non farsi conquistare dalla sua irriverenza.
Per chi si è sempre divertito con le storie cattive in grado di far pensare, tra una sghignazzata e l’altra.