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Intervista a Fabio Bartolomei

Autore: Davide Pellegrini
Testata: Laundry Mag
Data: 19 gennaio 2011

Premetto che appartengo a quelli che, sospettosi all’impossibile, sono partiti dalla distanza.
Ho pensato a un Fabio Bartolomei ottimo pubblicitario e allora, beh, facile pubblicare. Poi, ho comprato il libro (l’unico reale e concreto test) e mi sono ricreduto. Sei uno scrittore bravo. Come potevo riabilitare i miei cattivi pensieri? Come recuperare, se non partendo dal colore della copertina del libro, il verde, che tanto si sposa al tema di questo numero di Laundry dedicato al Green? Quindi…

Quindi ringraziamo subito Emanuele Ragnisco che è l’autore della copertina. Grazie Emanuele per questo verde speranza che anticipa alla perfezione la sensazione finale che lascia il romanzo. (E grazie perché quella tonalità di verde spicca molto bene sullo scaffale…).

So che è un po’ fastidioso l’accostamento tra la dimensione professionale e il proprio talento.
Parliamo del secondo: come è nata in te l’esigenza di scrivere un romanzo?

Capita che non sei un gran chiacchierone, che ogni tanto ti piace stare a casa da solo, che guardare la tv non è proprio la tua attività preferita, e allora inizi a scrivere. Oppure capita che ti girano, che non hai voglia di importunare gli amici, che anche se parli poco hai tante cose da dire, e anche in questo caso inizi a scrivere. Ecco, più o meno è andata così.

Non sono di quelli che riassumono in tre righe un libro. Diciamo che un gruppo di persone molla tutto per aprire un agriturismo. Il resto è un progressivo recupero di valori e sentimenti (Si incontra perfettamente con il nostro tema). C’è molto dell’attuale situazione che stiamo vivendo, lo smarrimento che non permette di vedere possibili soluzioni. Quanto c’è di vero in questo testo, quanto sei stato ispirato dal mondo attorno?

Parlando della situazione che stiamo vivendo, di vero ci sono la paura di mettersi in gioco, la frustrazione di dissipare energie su questioni che non generano felicità e l’appiattimento di una stirpe di guerrieri che oggi combatte guerre assurde spesso attraverso il finestrino dell’automobile. Poi per fortuna di vero c’è anche la forza interiore, molto nascosta, della persone, il desiderio di riscattarsi e il coraggio spudorato di affrontare sfide più grandi di noi. Nel libro parlo di un gruppo di persone che molla tutto per realizzare un progetto banale e, mettendosi in gioco, diventerà un gruppo di piccoli eroi. Non siamo abituati a farci caso, ma nel mondo c’è anche questa realtà.

Insomma, il fallimento dei 40 (occhio Fabio, io ne ho quasi 42!), la crisi esistenziale rispetto a un mondo in continuo degrado. la ricerca del riscatto. È il ritratto di una generazione…

I quaranta sono una bella età. È vero, a quarant’anni è tardi per un sacco di cose, per diventare calciatori, per esempio, o rockstar o scrittori prodigio, però è anche tardi per avere complessi, per avere paura dei fallimenti e il timore di mettersi in gioco. Per quanto riguarda il mondo in continuo degrado, beh, credo che sia ora di smettere di lamentarsene, analizzando lucidamente la questione possiamo ammettere serenamente che il mondo non è mai stato meglio di così. Il mondo non peggiora, il problema semmai è che migliora con lentezza esasperante. È questa lentezza che genera le crisi esistenziali e in qualche caso delle meravigliose reazioni. Dei piccoli colpi di reni individuali. Come quelli dei protagonisti di Giulia 1300.

L’idea della fuga possibile è un topos abbastanza noto. L’idea della fuga bucolica possibile è un topos vetero-settanta (l’icona Giulia 1300) abbastanza noto. Eppure un ottimo uso del linguaggio rende piacevole e fresco questo romanzo. Quanto ti è stato utile, nel trovare sense of humor, grottesco e politcamente scorretto, il mestiere del saper giocare con le parole?

Spero avrai apprezzato il fatto che non faccio ricorso ai giochi di parole. Il mio è un lavoro che stimola il pensiero, la ricerca di soluzioni fantasiose e la creazione di scenari interessanti. Questo sicuramente è un esercizio che aiuta molto nella stesura di un romanzo. Giulia 1300 propone uno scenario (i protagonisti, il contesto storico e geografico nel quale vivono, la loro estrazione sociale, la loro formazione culturale) e delle soluzioni creative (come rendere un grande successo l’attività di tre cialtroni? Come sconfiggere un nemico tanto più forte di te quando l’unica arma a tua disposizione è l’abilità nello sparare balle?…). Su questi punti posso senz’altro ringraziare i venti anni di copywriting che ho alle spalle.

Ora la domanda tipica alla Marzullo… ma ci sono degli scrittori che ammiri e che, pensi, abbiano influenzato il tuo modo di scrivere?

Separiamo le cose. Ammiro Steinbeck, Fante e Pavese tanto per cominciare. Mi piacerebbe molto essere influenzato da loro, ma i tre non ne vogliono proprio sapere, è evidente. A giudicare da ciò che mi dicono i lettori, i miei maestri devono essere stati Age e Scarpelli. Non ne ho la consapevolezza, ma l’idea mi piace moltissimo.

Hai altri romanzi in arrivo?

Sono pallido, esco pochissimo e i miei amici sono incacchiati, quindi i segnali ci sono tutti.