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Da Roma ad Algeri in tre romanzi: il “pirata” di Lakhous

Testata: frailibri
Data: 19 gennaio 2012

Abbiamo esplorato ogni angolo di Piazza Vittorio, ascoltato ogni storia, conosciuto ogni volto romano, africano, cinese che la popola e la colora (Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio. Frailibri ne ha parlato qui).
Abbiamo incontrato donne coraggiose e arabisti intraprendenti muoversi fra le vie di uno dei quartieri più popolari della Capitale (Divorzio all’islamica a Viale Marconi. Qui).
Non ci aspettavamo di leggere qualcosa che ci portasse in Algeria. Anche se lo scrittore, Amara Lakhous, è algerino. Ormai praticamente romano, ci ha regalato quadri della città dipinti anche meglio di un romano doc. Ci eravamo “abituati” a vederlo muoversi con sicurezza fra la lupa e i phone center.
Invece nel romanzo Un pirata piccolo piccolo ci accompagna nella realtà della sua terra d’origine, con le contraddizioni, i difetti e le potenzialità.

Primo dei tre romanzi, pubblicato e mai distribuito prima che la casa editrice e/o, fatta da gente appassionata di letteratura, di mestiere, attenta e lungimirante, “adottasse” l’autore, facendo ai lettori un grande regalo.

Il titolo originario era Le cimici e il pirata e ben rende l’idea di un mondo popolato da cimici, parassiti che si attaccano agli altri per cercare di ricavarci qualcosa e un solo, unico, ribelle e battagliero pirata, Hassinu, discendente del più noto pirata Reis Hamidou.
Protagonista il secondo di scorribande per mare, il primo fiero protagonista della sua vita e soprattutto delle sue scelte.

Si rimane piacevolmente incastrati in questo lungo monologo che segue, nel ritmo e nello stile, stati d’animo, pensieri e azioni di Hassinu. Ora concitato, ora arrabbiato; lento e riflessivo in cerca di una ragione; narrativo e gustoso nel raccontare le vicende e i pettegolezzi che riguardano il suo quartiere, popolato da personaggi assai curiosi, da cui Hassinu sembra voler prendere le distanze.
In questo monologo-flusso di pensieri si legge potente il rapporto di Hassinu con la sua religione, che lui sembra accettare, pur se con mille contraddizioni.
Hassinu – il pirata – accetta con riserva le regole imposte, quelle troppo rigide, e invoca l’Sos Fatwa quando è tentato di trasgredire, mettendo il lettore di buon umore.

E qui appare il musulmano moderno che crede anche nelle sue ragioni e nei suoi istinti, tanto da abbandonarsi  fra le braccia di una donna di malaffare il giovedì, giornata dedicata al culto e alla preghiera.

La storia è avvincente e coinvolge il lettore, intrattenendo, divertendo e offrendo spunti per conoscere, riflettere; e colpisce lo stile, diverso rispetto agli altri due romanzi, a testimoniare che uno scrittore che conosce bene il mestiere e lo affronta con serietà, metodo e cuore vince sempre.