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Il delitto della vita quotidiana.

Autore: Michele De Mieri
Data: 5 maggio 2001

MILANO - Lo dice subito Massimo Carlotto, e a chiare lettere, che questo suo nuovo romanzo "noir" è basato su notizie e fatti reali tratti dalla storia giudiziaria italiana degli ultimi due decenni e dalle cronache del miracolo economico del Nordest.

Lo dice ponendo come antefatto di Arrivederci amore, ciao gli articoli 178 e 179 del codice penale, imperniati sulla riabilitazione, e lo ribadisce in tutti gli incontri con i suoi lettori, quì il quarantacinquenne scrittore padovano - con dimora cagliaritana - tiene subito a precisare che lui e tutti gli altri che scrivono romanzi di genere "noir" non fanno altro che compiere quelle inchieste che giornali e televisioni non fanno più (anche per il potere deterrente che l'accusa di diffamazione opera), e allora il "noir" può dire cose, mettere in connessione fatti, anticipare scenari, insomma raccontare una determinata realtà.

Per questa sua nuova storia Carlotto ha messo da parte, il suo alter ego e investigatore sui generis noto come l'Alligatore - protagonista di una serie che conta già quattro titoli - anzi un po' sadicamente fa cominciare la nuova storia con la frase "La carogna dell'alligatore galleggiava a pancia all'aria", si tratta quindi di un alligatore vero e con la minuscola, ma anche di un'intesa che lo scrittore instaura con i suoi lettori.

C'è un alligatore perché siamo nella foresta centroamericana e poche righe dopo Giorgio Pellegrini, bergamasco classe 1957, fredda con un colpo di pistola alla nuca un suo compagno col quale aveva lasciato l'Italia per l'accusa di terrorismo e omicidio (sia pure involontario, un metronotte aveva smosso la bomba posta davanti alla locale associazione industriali) per arruolarsi in una formazione guerrigliera, forse nicaraguese. Assumendo per tutto il romanzo, il punto di vista, l'io narrante, di Giorgio Pellegrini Carlotto ci vuol portare dentro la testa di un personaggio che lui giudica esemplare: l'extra-parlamentare che un giorno decide, dopo anni di fuga, di smetterla con i proclami e le fedeltà ideologiche con i compagni di allora e di rifarsi una nuova vita, ma questa carogna (perché cosi lo giudicheremo per tutto il libro) non aspira ad una vita veramente normale, alla riabilitazione dopo aver scontato la pena e ad un lavoro. Giorgio Pellegrini vuole cominciare a "vivere alla grande", vuole abiti, automobili, case (il tutto lussuoso) e tanti soldi.

Per ottenere tutto questo ha un piano preciso e spietato vendere tutto e tutti, eliminare chiunque ne possa intralciare il disegno d'arricchimento. Cosi ricatta prima gli ex compagni del Movimento, poi si pente con lo Stato, usa donne sole e bisognose d'affetto, attratte dalla sua avvenenza, per arrivare alla sua speciale normalità. Niente e nessuno né deve impedire la pronta riabilitazione, senza aver scontato la giusta pena, e la partecipazione al banchetto della tanta ricchezza che scorre nell'Italia di fine millennio.

Lo scenario dentro cui si muove questo romanzo di formazione criminale, come lo definisce l'autore, è l'Italia degli anni Novanta, tutta riconoscibile e familiare, con il suo sviluppo impetuoso nel Nordest, con gli echi del pentitismo di massa prima politico e poi di criminalità comune, dove gente pericolosa e colpevole fa scontare ad altri le proprie pene. Non ci vuol molto a capire che Carlotto non ama né Giorgio Pellegrini né i pentiti politici bergamaschi che in una sola notte facevano arrestare oltre centoventi persone (ma quanti erano i terroristi a Bergamo?) né quelli alla Felice Maniero che non hanno rivelato mai chi riciclava i loro miliardi e che una volta fuori hanno ricominciato a delinquere. Pentitismo a rate e riabilitazioni frettolose si intrecciano poi nella "zona grigia" del miracolo economico del Veneto, una zona dove lecito e illecito non sempre stanno su opposti fronti.

In Arrivederci amore, ciao Carlotto ci mostra come nel Nordest c'è una società civile fatta di professionisti (avvocati, commercialisti, tributaristi, etc.) e imprenditori, ma anche porzioni di forze dell'ordine, che lavorano per un'economia sommersa, nel migliore dei casi, se non prettamente criminale. Finanziare locali di lap-dance poi gestiti dalle mafie albanesi, russe, croate e dove centinaia di ragazze vengono cosi maltrattate da far rimpiangere i protettori di una volta, oppure gestire laboratori semi-illegali dove gli extra-comunitari lavorano fino a 15-18 ore al giorno: perché tanto ci sono abituati, è un fatto normale.

Tutta questa realtà, cronaca, passa attraverso il meccanismo romanzesco del "noir", Giorgio Pellegrini è un criminale perfettamente globalizzato sa che prima deve ripulire la sua pedina penale per poi ripulire i milioni accumulati con ricatti, sfruttamenti e rapine, si serve (e qualche volta è ancora usato pure lui dalla gente perbene) di manovalanza mafiosa, soprattutto estera, ma vuole finire rispettabile gestore di un ristobar di tendenza nella opulenta provincia veneta, un locale dove possano sentirsi a loro agio i suoi nuovi rispettabili amici, cittadini e padri di famiglia esemplari ("Gira voce che tu sia un sottaniere, e questo non va bene. Qui da noi prima ci si sposa in chiesa. Poi, con la benedizione del prete, si scopano tutte le fighe che capitano a tiro").

Questo pessimo personaggio non esita di fronte a niente, non è molto intelligente ma è scaltro e non manca di intuizioni giuste: "Cercai con lo sguardo tra i clienti gli ex rivoluzionari, e notai che tutti facevano a gara per dimostrare di aver tagliato i ponti col passato. Sorrisi soddisfatto. Ero in buona compagnia".

In Arrivederci amore, ciao (da Insieme a te non ci sto più cantata dalla Caselli nel 1968, anche nel morettiano La stanza del figlio) Carlotto ci fa sentire un po' la sua nostalgia per la malavita di una volta, per quei malavitosi che pure avevano qualche regola e che erano comunque sempre facili da individuare perché sempre ai margini della società. Ma al boom economico degli anni Sessanta, e alla Milano raccontata nei suoi crimini da Giorgio Scerbanenco, si è sostituito ora il miracolo del Nordest e la sua infiltrazione criminale, è a raccontarla c'è Massimo Carlotto.