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Schmitt e il suo autoritratto nei panni di una mistica

Autore: Lorenzo Fazzini
Testata: Avvenire
Data: 26 gennaio 2012

Un racconto "religioso" di ambientazione medievale. Un diario psicoanalitico in forma epistolare. Un romanzo postmoderno, tra lustrini di Hollywood, storie di successo ed eccessi nel mondo del cinema Usa. Tutto rigorosamente "rosa", al femminile. Beh, Eric-Emmanuel Schmitt, tra i più prolifici ed acclamati scrittori d'Oltrealpe, ci ha abituato a romanzi che contengono altri romanzi. Basti pensare al suo La parte dell'altro (edito da e/o), dove i giorni di Adolf Hitler venivano raccontati nella sua versione ufficiale, ma anche nel caso – ipotetico però verosimile – in cui il giovane austriaco avesse superato gli esami di pittura all'accademia di Belle arti che invece lo respinse. Consegnandolo, purtroppo, alla storia. Schmitt si era già espresso come scrittore "doppio" nell'acclamato Il vangelo secondo Pilato (San Paolo), dove Cristo era narrato prima in un monologo dello stesso Gesù nell'orto degli ulivi, poi dal governatore romano in un epistolario tutto da leggere. Ora, nel nuovo romanzo ampio lo scrittore di Lione si cala nei panni di tre donne protagoniste di altrettante esperienze dense di suspense: Anne, una giovanissima mistica eterodossamente cristiana nella Bruges di fine medioevo; Hannah, una complicata signora dell'alta società nella Vienna Belle epoque, e Anny, una starletta di Hollywood, tutta droga, superficialità e infedeltà. Le avventure delle tre protagoniste di La donna allo specchio (pp. 396, euro 19,50, in libreria da domani sempre per le edizioni e/o) formano una sorta di «thriller senza delitto » in cui il lettore viene preso dalla curiosità di scoprire se le tre "vite" troveranno un punto d'incrocio. La risposta è facilmente intuibile. Schmitt, fedele allo stigma di «scrittore cristiano» che la stampa transalpina gli appiccicò dopo la sua conversione, dissemina il suo composito romanzo di vari riferimenti religiosi. Che fanno trasparire una spiritualità cristiana se non sempre ortodossa (di lui si occupò, tempo fa, con toni positivi anche «La Civiltà cattolica»), sicuramente stimolante e feconda per l'epoca postmoderna. Soprattutto è la figura trainante della mistica fiamminga a risultare teologicamente interessante. È lei ad ammansire un lupo che infestava i dintorni di Bruges; ed è lei che vive pian piano un'esperienza mistica che la porta ad affermazioni «scandalose » per la sua epoca: «Secondo me Dio dovrebbe tenersi al disopra delle meschinità. Non dovrebbe mostrare potenza, ma perdono. E non dovrebbe ispirare obbedienza, ma adorazione». La giovane, aiutata dal monaco Braindor, affina la sua perspicacia spirituale. Ecco qui il dialogo con il suo mentore religioso (che la accompagnerà anche nell'esperienza di diventare beghina, anticamera della sua tragica fine, il rogo, condannata per lo spergiuro di una sua invidiosa cugina): «Cos'è che chiami pregare?». «Ringrazio. Mi concentro per evitare il male». «Chiedi a Dio dei favori?». «Non lo vado a scocciare con le mie storie». «Lo supplichi di intervenire in aiuto degli altri». «Se è possibile preferisco agire» conclude la ragazza. A un certo punto Anne si dedica a comporre poesie mistiche, in cui traspare quell'«ossessione per Cristo» che Schmitt ha più volte confessato di avere: «È lui che fa di me quello che sono» sono parole della protagonista, alter ego dell'autore. Il narratore onnisciente, in questo caso, fa praticare alla sua protagonista una «teologia negativa » che potrebbe essere uscita dalla riflessione di un Meister Eckhart: «Dio è incommensurabile. Va oltre le nostre parole e le nostre nozioni. Ci sono realtà che si raggiungono meglio con l'assenza di pensiero che con il pensiero». © RIPRODUZIONE RISERVATA