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L'unico scrittore buono è quello morto

Autore: Jacopo Cirillo
Testata: Finzioni
Data: 9 febbraio 2012

In brevissimo, che qui a Finzioni non ci piace anticipare le trame, L’unico scrittore buono è quello morto è una serie di racconti, brevi, brevissimi o lunghini, su persone che si cimentano, o si sono cimentate, nella scrittura. Ci sono personaggi anonimi e autori famosi, Ilaria da Foggia, una figata su Kafka e mille altre cose. Ma non è questo il punto.

Il mio amico Tito Faraci sostiene spesso di preferire l’infarinatura generale alla singola conoscenza specialistica. Non so se Marco Rossari la pensa allo stesso modo, certo è che questo libro è colto, coltissimo, una grande infarinatura letteraria.


Solo che l’autore non si bulla mai dei tanti aneddoti e riferimenti culturali che mette in pagina, anzi, si ha la netta sensazione che li racconti per il piacere di raccontarli e per il piacere che gli altri li sappiano e li raccontino a loro volta. Tutto, nella scrittura di questo libro, tende verso l’atto del raccontare. E verso il grande upgrade sociale di poter fare i belli con gli amici all'aperitivo, sempre con una storiella letteraria che fa ridere e fa pensare in punta di lingua.

E la cosa divertente è che, in teoria, questo sarebbe un libro sulla scrittura, più che sull’atto. Pensandoci, mi sembra che molti libri usciti negli ultimi anni, o almeno quelli che ho letto recentemente, lesinino nelle storie e compensino con l’inspessimento della scrittura. Come per non “sprecare” le idee, per spremerle fino in fondo e farci più libri possibili. Come se la storia non fosse abbastanza bella/lunga/complessa/divertente da leggere, e allora leggi come scrivo, che è meglio.

Invece in questo volumetto le storie sono allegramente sprecate, 214 pagine da cui si potrebbero trarre almeno venti romanzi con trame avvincenti e una bella fascetta in cui scrivere gli attori del film tratto da. Marco Rossari, nonostante i suoi onnipresenti protagonisti, non scrive ma storia (voce del verbo storiare), e forse è proprio in un libro sulla scrittura che le storie tornano ad essere tali: solo storie, senza la scrittura di mezzo.