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Prosa tagliente e carattere: alla scoperta di Viola Di Grado

Autore: Francesco Musolino
Testata: Tempo Stretto
Data: 20 maggio 2011

Una delle sorprese del nuovo anno letterario, la giovanissima catanese Viola Di Grado, è approdata alla selezione finale del Premio Strega con il sostegno di Serena Dandini e Filippo La Porta. Il suo romanzo d’esordio, Settanta acrilico trenta lana, pubblicato da Edizioni E/O (pp. 192; € 16), sta riscuotendo grandi consensi fra la critica e il pubblico che stanno premiando una prosa originale e spigolosa, ironica e tagliente, vicina allo stile tipicamente britannico.
Tempostretto.it l’ha intervistata.

Viola, il tuo libro è giunto allo Strega con due padrini d’eccezione. Te l’aspettavi?
«Si prova contentezza ed emozione. Non so se me l’aspettavo, penso di no».
Un linguaggio elaborato eppure incisivo, arricchito da immagini eteree e una ficcante ironia british. Com’è nato questo libro e perché hai voluto questo titolo emblematico?
«Mi piace che nelle 0mie storie tutto sia qualcos’altro: Leeds è un personaggio, e pure gli ideogrammi, il tempo è un non tempo e lo spazio è un buco. Le parole sono vomito, le persone sono fiori (Camelia, Lily e diciamo pure io), il libro è un maglione in misto lana, perché racconta la spietatezza di un presente inadeguato».
Orfana di padre, anoressica nel linguaggio, traduce manuali di elettrodomestici e si veste con abiti tagliuzzati: Come nasce il personaggio di Camelia?
«Da un buco. Come tutti, in effetti. Ma lei non da un buco umano, più da un buco di senso: dall’idea di un fosso al di là del tempo, dello spazio e del linguaggio, dove sono cadute tutte le parole e il tempo si è incantato come un disco vecchio. Lei era il personaggio di una storia bucata, un personaggio-buco, ma piena di vita e sempre a caccia di significati».
Ti sei laureata a Torino, hai viaggiato in Cina e Giappone, vivi a Londra e il tuo romanzo si ambienta a Leeds ma che legami hai con la tua terra natìa?
«Nessuno. Mi sento a casa solo nei posti che non conosco bene.
Leggendoti si ha sempre l’impressione di essere sull’orlo di una voragine, di un buco. Può essere intesa come una vera e propria sensazione generazionale?
«E’ possibile. E’ stato detto così».