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Ciao, maschio smarrito su un'isola greca

Autore: Diego Zandel
Testata: Gazzetta del mezzogiorno
Data: 17 settembre 2006

Ne Il santo della solitudine è protagonista una insegnante trentasettenne con un matrimonio fallito alle spalle. La quale lentamente s'innamora di un dirimpettaio che in realtà è rimasto un bambino

La cinquantaquattrenne Ioanna Karistiani è una delle scrittrici greche più rappresentative degli ultimi anni, nonostante abbia esordito relativamente tardi, rispetto ad altre, solo nel 1995 con un libro di racconti. Il successo, peraltro diventato subito dopo internazionale, è arrivato con L'isola dei gelsomini, del 1997, tradotto in tutto il mondo (in Italia per i tipi della Crocetti nel 2000,e da noi recensito sulla «Gazzetta »).

Adesso è la volta de Il santo della solitudine, edito da elo, un romanzo che, come i precedenti dell'autrice, indaga l'universo femminile, nella particolare condizione della donna greca, più di altre forse divisa tra libertà individuale e obbedienza alle tradizioni famigliari e, più generalmente, della co- 'munità di appartenenza, soprattutto quelle più chiuse, delle isole.

Come già in L'isola dei gelsomini, che era Andros, anche Il santo della solitudine si svolge su un'isola, non nominata, ma vicina ad Atene, pertanto una tra Salamina, Egina o Poroso. Protagonista una giovane donna, Stella Salaghias, trentasettenne, insegnante, con un matrimonio fallito alle spalle. Adesso vive da sola e nessuna relazione con uomini, tant'è che il tempo libero lo trascorre con altre tre donne, a loro volta single e mature, se non attempate, insegnanti come lei, che non trovano altro sfogoche nel cibo e nell'alcol e fantasie sessuali vissute con un divertimento che maschera reali bisogni.

Sono proprio questi che rendono Stella curiosa di un uomo, Simos, che le abita di fronte, che lei scruta dalla finestra, attenzioni a un certo momento ricambiate, ma minate da un rapporto di sudditanza che quello ha con la madre convivente. Un rapporto segnato da furenti liti e successive riconciliazioni, quasi come due amanti, tant'è che, nei pettegolezzi con le amiche, emerge il dubbio di una relazione incestuosa, sollecitata anche dalla tendenza della madre ad essere sempre vestita in maniera giovanile, truccata, e come gelosa del figlio. Il quale, a sua volta, appare un po' diverso dagli altri uomini, l'unico a non frequentare altre donne, neppure le russe che vivono in una casa di appuntamenti lì vicino, l'unico a non interessarsi di calcio, premuroso solo con i gatti che circolano nel vicinato.

Eppure, sempre di più, Stella si accorge di una corrispondenza ai suoi sguardi da parte dell'uomo, che ora si affaccia a sua volta alla finestra in attesa di vederla. Un giorno, addirittura, Stella si accorge che la sua biancheria intima, i collant, le mutandine, sono state lavate e messe ad asciugare, e che a farlo è stato Simos. La curiosità in lei si fa più forte e, sapientemente spingendo sul suo desiderio di conoscerlo meglio, riesce a parlargli e, in breve, a portarselo a letto.

Tra i due scoppia la passiione, che non esclude però le stranezze dell'uomo, ben presto arricchite da tanti racconti confusi che lui le fa della sua vita. Una sera Stella torna a casa e trova cosparse ovuqque, letto e poltrona compresi, foglie lucide e Simos, in ginocchio, che finisce di estrarre foglioline fresche da un sacchetto della spazzatura per collocarle nell'ultimo angolo della casa.

«Senti, ha un profumo amaro, acre, di mandarino cinese» le dice. E lei, sempre più ormai intuendo la follie dell'uomo, gli chiede di raccontarle cosa gli sta succedendo. «Non disse granché, tuttavia fu qualcosa» si legge, col volume della voce che «cresceva e diminuiva, a volte le frasi restavano a metà, tuttavia la maggior parte delle parole che per molti anni aveva deciso di tenersi dentro, schierate nella sua mente, sembrava che dialogassero con i capitoli precedenti, più vecchi del suo pensiero, lasciando fuoriuscire cocci eterocliti a proposito di un fratellino morto, di un'offerta di lavoro ad Abu Dabi e di un abito acquistato in un grande magazzino Marks e Spencer di Parigi». .

E' così che l'amore di Stella comincia a nutrirsi di pietà per l'uomo mai cresciuto e disperato, al quale la madre - che lui non chiamava mai «mamma» - stava sempre vicino non per chissà quali turpi desideri, bensì a protezione dei danni che la sua malattia, che esploderà nel finale, poteva causargli.

Un romanzo, questo ultimo della Karistiani, di grande felicità narrativa, esemplare soprattutto nelle riunioni tra le donne, che ci rivelano molto della loro psicologia, e non privo di una sua valenza metaforica relativamente al rapporto tra i sessi, che vede un maschio sempre più smarrito e che ha bisogno della comprensione di una donna per vincere le sue debolezze. Senza che ciò .appaia come un manifesto, ma semplicemente come racconto di una vita. Meglio se, come qui, sullo sfondo di una Grecia tanto inedita quanto vera.