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Giulia 1300 e altri miracoli

Autore: Valentina Aversano
Testata: Setteperuno
Data: 14 dicembre 2011

C’è questo libro che prima di arrivare su queste pagine ha già fatto un lungo giro. Quando ho finito di leggerlo mi ha lasciato un sorriso così, uno di quelli che non passano inosservati perché sembrano quasi una paresi. Ho iniziato a parlarne agli amici come fosse un rimedio omeopatico contro il logorio della vita moderna (cit.). L’ho consigliato al mio fidanzato famoso per le letture selezionate e lui ne ha parlato in giro contagiando anche un conoscente che l’ha letto durante le riunioni di lavoro. Ho provato a scriverne più e più volte, ma niente, dita bloccate sulla tastiera. Poi, ripensando alle facce tristi che affollano ogni mattina i vagoni della metro, ho deciso che il mondo doveva sapere.
Giulia 1300 e altri miracoli l’ho scelto dopo aver saputo che l’autore lo promuoveva andando in giro su richiesta. Un esordiente che permette ai lettori di prenotarlo via Facebook e incontra piccoli gruppi per un reading o una chiacchierata in un bar o su una panchina mi conquista già per lo spirito d’iniziativa, quindi leggiamolo, sì.
Diego, Sergio e Claudio sono tre sfigati che decidono di aprire insieme un agriturismo pur non conoscendosi affatto. Succederà di tutto, camorristi, gratta e vinci, musica classica e comunisti inclusi. Un po’ guitti un po’ teneri cialtroni all’italiana, queste tre maschere ci parlano di noi e delle nostre piccole meschinità e lo fanno facendoci sorridere, a tratti anche ridere mentre gli altri ci guardano male sui mezzi pubblici. Sì, perché questo è il libro giusto per accompagnarvi al lavoro, una di quelle storie che addolciscono la giornata.
Quando ho finito Giulia 1300 ho pensato tre cose: voglio il seguito; voglio il film; non sarà facile trovare un altro libro così.
Fabio Bartolomei è un pubblicitario e questa cosa si avverte tra una pagina e l’altra, quasi come un retrogusto. Questione di ritmo, di sottrazione, di attenzione per la parola giusta che produca l’effetto giusto. Efficacia e immediatezza.
Leggetelo se avete bisogno di leggerezza, se vi piacciono gli imbranati adorabili e anche voi avete pensato almeno una volta di mollare tutto per aprire un agriturismo.

«Siamo la generazione del piano B. Lavorare in questo paese fa così schifo che, anche se fai il miracolo di raggiungere la posizione per cui hai studiato, dopo due anni ne hai le palle piene e inizi a elaborare il tuo piano B. Quasi sempre si tratta di un agriturismo, questo quando allo schifo per il lavoro si aggiunge lo schifo per la città. È il miraggio di una vita migliore, più sana, con più tempo a disposizione. Più tempo per pensare e per scoprire che sei infelice lo stesso, che il lavoro non c’entrava un cavolo e nemmeno la città. Hai traslocato e la prima cosa che hai messo in valigia sono stati i tuoi problemi. E adesso te li ritrovi lì, sulla splendida collinetta immersa nella campagna incontaminata. Sogni il paesino dove tutti sono gentili e ti ritrovi circondato dagli stessi stronzi di sempre, con l’unica differenza che non puoi uscire di casa senza trovarteli tra i piedi.»