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La ballata di Mila, Matteo Strukul

Testata: Un garage pieno di libri
Data: 27 febbraio 2012

Matteo Strukul è al suo primo romanzo, ma parte avvantaggiato: La Ballata di Mila inaugura la nuova collana Sabot/Age della E/O curata da Massimo Carlotto, esce nelle librerie con la solenne benedizione di quest'ultimo, insieme a quella di Tim Willocks in quarta di copertina, ed è stato pubblicizzato molto e bene.
Strukul è responsabile dell'ufficio stampa di Meridiano Zero, inoltre scrive di musica su riviste e periodici ed è cofondatore di SugarPulp; è proprio allo SugarPulp Festival che ho avuto il piacere di conoscerlo, e finalmente sono riuscita a leggere il suo romanzo.
Insomma, un esordio da romanziere in pompa magna ed un curriculum gustoso, due premesse che lasciano ben sperare ma che potrebbero anche alimentare aspettative eccessive.

La trama vede contrapposte due bande criminali, una veneta ed una cinese, impegnate a contendersi il territorio del Nord-Est italiano, dove svolgono le loro attività illecite di vario genere; nel mezzo alle due gang c'è Mila Zago, assassina bellissima, brillante e assetata di vendetta. Perchè la banda del veneto Pagnan le ha ammazzato il padre, l'ha stuprata e poi l'ha fatta franca, e Mila è decisa a fare in modo che criminalità veneta e mafia cinese si scontrino e si annientino a vicenda.

I protagonisti sono caratterizzati in modo netto e molto “grafico”, pronti per essere disegnati (e infatti...), e sono ai limiti del personaggio da b-movie di genere: nel senso che i gangster veneto sono talmente veneti che mangiano trippe alla veneta e bigoli, i mafiosi cinesi sono estremamente cinesi, anche i soprannomi parlano da soli (Trippa, Poenta e Pivello su tutti).
La storia è semplice e velocissima, ha i tempi del fumetto e del cinema d'azione, e ad entrambi Strukul paga il suo tributo distribuendo citazioni più o meno esplicite in abbondanza, e non lesina sangue, armi e pallottole di ogni tipo, violenza e ironia. Da Carlotto ha imparato a rendere il territorio uno dei protagonisti principali del romanzo, un elemento caratterizzante forte e non un semplice fondale; da Tarantino ha preso il gusto per i dialoghi surreali e pieni di divagazioni inutili ma divertenti, e soprattutto la figura della donna-spietata-macchina-di-morte-e-vendetta (vedi la sposa di Kill Bill, paragone scritto un po' ovunque ma inevitabile). E poi ci sono le influenze fortissime dei fumetti e dei romanzi pulp e noir.

A mio parere Matteo Strukul non ha messo in campo elementi nuovi, semmai li ha mescolati in modo originale scrivendo un romanzo che va veloce come un film ed è esagerato come un fumetto. Peccato che la storia sia uno scheletro un po' esile per un personaggio forte come Mila, una figura davvero irresistibile (pure troppo). E' impossibile non farsi piacere Mila Zago: è una macchina di morte e distruzione, è una gran figa coi dreadlocks rossi, gli occhioni verdi e il sorriso maliardo, ha la battuta pronta e sa quello che vuole.
Non stupisce sapere che la rincontreremo presto; il capitolo finale del libro è praticamente l'inizio di una nuova avventura, e Mila diventerà presto anche un fumetto.

“Cosa devi pensare quando tua madre non ti vuole, che tuo padre viene ucciso, che tu vieni stuprata e che il mandante dell'omicidio se ne sta libero e fresco a pianificare il prossimo progetto criminale?.
Per questo ho deciso di diventare quella che sono.”