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Sandro, la casa e/o, i "Ferri" dell'editore

Testata: Corriere della Sera
Data: 11 novembre 2011

Giocando sul proprio cognome, Sandro Ferri ha scritto un libro intitolato "I ferri dell'editore" e l'ha pubblicato con la propria casa editrice, E/O. Dovrebbero leggerlo tutte le persone che aspirano a diventare scrittori e che in Italia sono più di quante non leggano, come si dice da sempre e come Ferri stesso non manca di ricordare a pagina 28. Perché il volume racconta non solo la passione dell'autore per i libri, ma anche i retroscena di una casa editrice che riceve ogni giorno due o tre manoscritti e altrettanti libri pubblicati in lingue straniere, che stampa tra le venti e le trenta novità all'anno, che quindi pubblica più o meno un libro su cento di quelli che le arrivano. Un editore, per scegliere quali pubblicare, dovrebbe leggere cinque o sei testi al giorno. Il Sandro, che legge continuamente, «in passato addirittura guidando e riuscendo a sbirciare una frase nel libro aperto sul sedile del passeggero, in bagno, anche mentre mi faccio la barba, camminando per strada, ovunque pur di non perdere tempo». E che ha una moglie, di nome Sandra, con la quale divide i manoscritti da leggere fin dagli anni Settanta, quando ispirati dai viaggi nell'Europa dell'est fondarono insieme a Roma la casa editrice che ha fatto conoscere in Italia autori come Ageev, Christa Wolf, Bohumil Hrabal, Cristoph Hein, Istvan Orkéni, Vladimir Makanin. E in seguito, con la collana Ovest, ha importato scrittori americani e anglofoni come Thomas Pynchon, Alice Munro, Anita Desai Mordechai Richler, Joyce Carol Oates. Ma il lavoro più costoso, dice, è quello sui manoscritti italiani di autori inediti: «Ci siamo organizzati chiedendo a coloro che ce li propongono di inviare una lettera di accompagnamento, una breve sinossi di una pagina e le prime trenta pagine del testo. Ai pochissimi che superano questa prima valutazione, neanche uno su cento, chiediamo il testo completo, che sarà letto almeno da un paio di redattori-editor». Racconta delle infinite incombenze dell'editore, che deve barcamenarsi tra la voglia di pubblicare alta letteratura e il bisogno di scovare qualche bestseller per non chiudere bottega; della necessità di leggere i testi con un occhio ai gusti e alle tendenze del pubbico e della nostalgia di lasciarsi andare al semplice piacere della lettura. E affronta il nodo della diffusione degli ebook. Rivela anzi che l'idea di scrivere questo libro gli è venuta dal commento di un blogger, il quale, esaltando le innumerevoli prospettive concesse dal web a tutti i comuni mortali, auspica una democrazia letteraria dove chiunque piò scrivere e farsi leggere, senza più bisogno degli editori come intrmediari. Non sono forse i blog letti da milioni di persone e scritti da altrettante? E qual è lo scopo ultimo di un libro se non raccontare e comunicare? Non è dunque questa una nuova forma di comunicazione? Le risposte di Ferri le trovate nelle centocinquanta paginette della sua storia che verrà presentata alle 18 presso la libreria Feltrinelli di Piazza Colonna.